domenica 17 maggio 2026

RIVOLUZIONE 15° CAPITOLO

 >>> CHI HA UN’ATTIVITA’ PROPRIA, ACQUISTANDO UN MIO LIBRO SU AMAZON ACQUISTA SPAZIO PUBBLICITARIO! SCRIVETEMI SU MESSENGER!

>>> IL BLOG CONSIGLIA’:

RIVOLUZIONE 15° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO

TESTO:

15* CAPITOLO

Una fitta pioggia baciò il giorno dopo, la partenza della missione verso la Calvarina.

William, Mauro, Sirena e Sergio a capo di 250 soldati e 250 civili inforcarono quelle strade che ormai a forza di percorrerle erano ben segnate e battute fino a Zevio, dove c’era l’avamposto di guardia, poi usando il percorso utilizzato per andare a combattere la prima volta da quelle parti. 

Ora, dovete pensare all’animo della gente che stava ritornando in un luogo dove già poche settimane prima si era combattuta una tremenda battaglia. I civili seppur coraggiosi erano comunque impauriti e i soldati avevano nel cuore la certezza che non sarebbe di sicuro stata una scampagnata.

Il giovane corpo militare di Genesi cominciava ad aver bisogno di momenti di tranquillità a pace, momenti che per ora tardavano ad arrivare.

Arrivati all’avamposto di Zevio, trovarono una bella sorpresa.

Dalle varie vallate che si affacciano su tutta la zona est di Verona, cominciavano ad uscire e a scendere persone che fina a quel momento erano rimaste nascoste e bene rifugiate, sperando di trovare un po’ di pace e serenità, sfuggendo a tutte le brutte avventure che erano successe le settimane prima. 

L’avamposto era diventato una sorta di mini comunità, dove la gente per la presenza di militari, si sentiva al sicuro e protetta. I soldati avevano prospettato la possibilità di essere trasferiti a Genesi, dove di sicuro sarebbero stati meglio, ma rifiutarono perché stavano bene li e volevano esser edi supporto a quei valorosi soldati.

Sergio decise subito di andare di ritorno a Genesi per riferire questa sorpresa mentre gli altri proseguirono per la Calvarina.

Ritornato a Genesi Sergio, spiegò cosa stava succedendo a Zevio e rimasero tutti ben stupiti e felici per la notizia.

L’avamposto di Zevio era giovane, ma sarebbe stato bello scommettere su un progetto di costruzione di una vera ed assestante comunità satellite.

Per fare le cose in ordine occorreva eleggere un capo che coordinasse il tutto sul posto, e per questo compito fu scelto il più idoneo al momento ovvero Erik, che accettò l’incarico e partì con Sergio, accompagnato da sua moglie Fatima.

La vita era sempre una novità, come avete capito in questo nuovo mondo e di sicuro non c’era ne tempo ne modo per annoiarsi, l’importante era avere il desiderio di lavorare ed impegnarsi per gli altri.

Alla Calvarina il nostro contingente arrivò in prima serata, fecero una veloce perlustrazione e balenò subito agli occhi che la base era vista da fuori già più grande di quello che si pensava, se pensiamo che era all’interno di una montagna faceva paura pensare a che volume interno potesse avere.

Sergio arrivò alla Calvarina in tardissima serata, quando la notte calò sul mondo regalando attimi di insostituibile pace e serenità.

Stavano tutti dormendo nelle loro tende tranne una persona.

Sirena, era intenta a sferrare il suo attacco a William, quindi entrò nella sua tenda furtivamente e silenziosamente.

Era una tenda a tre posti, lui era coperto da una coperta e vestito solo dai pantaloni, lei si spogliò e si infilò sotto la coperta.

Quando lui si svegliò, era troppo tardi, lei lo baciò e staccate le disse: “Sei mio William, e solo mio, non resistermi stanotte.”

William molto silenziosamente le rispose: “Sirena per piacere che fai, lo sai che sto con Luisa e voglio lei.”

Lei si sedette sopra di lui tutta nuda e muovendo il suo bacino contro il suo pube le disse: “Vuoi rinunciare sul serio a quello che ti sto offrendo, domani sarà una giornata difficile e ora è tempo di rilassarsi. ………. Lo sai quanti dei tuoi soldati la fuori vorrebbero darmi un colpetto e tu hai intenzioni di mandarmi via?”

Lui a quel punto decise di desistere.

Passarono gran parte della notte immersi nella passione, la tenda si riscaldava e si riempiva del profumo che quei corpi eccitati liberavano, rendendo sempre di più il desiderio travolgente.

Si svegliarono la mattina presto, quando ancora tutti dormivano, lui le disse: “Sirena ritorna nella tua tenda prima che ci vedano. ……. E’ successo quello che è successo ma ora torna nella tua tenda e ricordati che io sto con Luisa.”

Lei rispose: “Ti sbagli caro mio, tu sei anche mio.”

Lui continuò: “Sono stato costretto questa notte altrimenti non l’ha finivi.”

Lei ribatte subito: “Da ora in poi ti dovrai dividere tra me e Luisa altrimenti farò in modo che Luisa lo venga a sapere.”

William: “Mi faresti questo?”

Sirena vide che aveva aperto una breccia sulla corazza dura di William e disse: “Ascolta William lo so che ho qualche anno più di te, ma il mio corpo non lo dimostra, io ti desidero molto, e un soldato come te con le tue responsabilità ha bisogno di avere vicino una donna forte come me. Se non lo capisci e se non ti vorrai dividere tra te e lei io farò in modo che lei lo sappia.”

William per ora la diede vinta a Sirena e la lasciò andare, doveva trovare il sistema di uscire da questo guaio nel miglior modo possibile e senza far soffrire Luisa.

Quando Sirena, uscì dalla tenda, lui si sdraiò, e passandosi la mano tra i capelli si mise a pensare a quello che era successo quella notte. Aveva ceduto a quella donna, che aveva si 5 anni più di lui, ma aveva un corpo di una musa e un profumo inebriante. Era stato di sicuro bello e lo avrebbe rifatto, ma bisognava pensare a Luisa e a salvaguardarla.

Un paio di ore dopo il campo base si risvegliò tutto e si prepararono ad entrare nella base, dalla posta principale 50 soldati, mentre altri sorvegliavano le altre entrate della base che apparivano perfettamente chiuse.

Tutto appariva abbastanza tranquillo, quasi una passeggiata, perché non c’erano stati segnali contrastanti.

Aprirono il portone d’entrata, dentro c’era il buio perché partiva subito un  tunnel in discesa. Vi puntarono da subito un faro.

Mauro: “Cavoli, sarà un labirinto di corridoi, speriamo in bene.”

William: “Proseguiamo con calma, con la dovuta attenzione e aprendo ogni porta attentamente. Andiamo lenti.”

Sergio: “Pensavate che fosse vuota anche la base di Asparetto, ed invece ……….”

Mauro: “Hai ragione Sergio, ma questa è veramente vuota, non c’è anima viva.”

Davanti andarono dei soldati, con torce sempre puntate in avanti, il tunnel finiva a delle scale.

Due scesero e si trovarono davanti ad un altro tunnel, dove però questa volta ai lati si aprivano altri corridoi e porte.

Tutti entrarono ed arrivarono alla scala, man mano che entrava e scendeva c’era chi avanzava, apriva le porte, guardando dentro le stanze e prendeva posizione nei corridoi, tutto veniva passato al setaccio per bene.

I fari funzionavano grazie a una sorta di filo d’arianna elettrico che prendeva corrente da un generatore.

Scesi di un altro piano ci fu la prima scoperta macabra.

Un cadavere.

Appariva in evidente stato di decomposizione e fu lampante a tutti che era morto perché gli avevano sparato.

Questo fece raggelare il sangue a tutti, perché avevano sperato fino allo spasmo che la base fosse vuota.

Avanzarono ancora aprendo altre porte, fino a che si trovarono davanti a una cosa mostruosa, una stanza trasformata in una vera fossa comune con una trentina di cadaveri ammassati al loro interno.

Dall’odore che emanavano qualcuno vomitò.

Ma non era ancora finito il tutto, dal fondo della base alcuni rumori sordi di udirono e a quel punto tutti rimasero in silenzio rabbrividiti.

C’era silenzio di tomba nel vero senso della parola, che fu rotto da veri e propri passi.

Sergio: “Chi va là! Chi c’è! Siamo amici, veniamo in pace.”

In fondo al corridoio si vide una figura correre e attraversarlo.

Sergio urlando: “Siamo amici veniamo in pace, non aver paura.”

Di colpo i passi diventarono una corsa, una corsa di tanti uomini, i nostri continuarono con i messaggi di pace, ma fu tutto inutile.

Una raffica di mitra ferì i 4 più esposti.

William: “Rispondete al fuoco subito, recuperate i feriti e nascondetevi, come potete.”

Mentre si faceva fuoco di copertura si portarono al sicuro i feriti, ma i nostri erano in una brutta posizione perché erano facilmente accerchiabili e non capivano per la scarsa luce ciò che succedeva.

Si sprigionò in poco tempo una tremenda sparatoria, sparavano gli abitanti della base e di nostri.

La scala da cui erano venuti era troppo esposta, tentare una fuga voleva dire trasformare il tutto in una carneficina.

William: “Ma cosa sta succedendo in questa base ……. Dove ci siamo infilati? ….. Ci sono delle cose che non mi quadrano …….. Sparate e rispondete al fuoco.”

Sergio dopo un po’: “Che cavolo succede William?”

William: “Spiegami perché si muovono al buio loro? Non hanno luci e si muovono perfettamente e sanno dove siamo perfettamente.”

La battaglia divenne aspra e feroce, ma soprattutto fu chiaro a tutti che senza un’azione di forza decisa e più massiccia non se ne sarebbero venuti fuori.

William: “Sergio, Mauro, serve un’azione più decisa, noi tre ci metteremo al centro del corridoio e spareremo senza sosta mentre tutti i nostri soldati saliranno la scala e usciranno.”

Furono però preceduti dalla stessa azione degli abitanti della base e tutto fu vanificato.

Mauro: “Questa volta non ne veniamo più fuori da qui.”

Nel frattempo passarono le ore ed i nostri cominciarono a finire le munizioni.

Era chiaro a tutti che la base era abitata e soprattutto bene armata.

In un momento di calma William, mise in atto il suo piano, e finalmente riuscirono a scappare ed a uscire, non senza lividi.

Erano rimasti dentro 7 ore in tutto, senza rendersene conto, e all’arrivo furono accolti da vero stupore nel vederli arrivare letteralmente malconci.

Sirena rimase ammutolita sentendo la relazione che tutti fecero, perché, tutti vollero dire la loro. 

A sera cenando si parlò solo di questo e si decise di fare una profonda perlustrazione il giorno dopo per cercare indizi. Non fu una cena rilassante, perché il terrore e la paura era che qualche grilletto facile uscisse dalla base di notte.

Di sicuro come abbiamo già detto la base era bene armata, ma bisognava rispondere a molti quesiti, tra i quali il perché quelle persone riuscivano a muoversi così bene al buio.

SU AMAZON TROVATE PUBBLICATI I MIEI 2 LIBRI, PER RILASSARVI E SVAGARE LA MENTE

1° LIBRO

300 MILIONE: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI

300 MILIONI: Società, Passione, Intrighi : Zorzella, Fernando: Amazon.it: Libri

2° LIBRO

IMAGE : IO NON HO PAURA

Amazon.it: IMAGE: Io non ho paura! - Zorzella, Fernando - Libri


Nessun commento:

Posta un commento