giovedì 25 giugno 2026

IN CANTINA NASCE L’AMORE 2° CAPITOLO

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IN CANTINA NASCE L’AMORE 2° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO

TESTO:

2° CAPITOLO

Gessica era una vera regina del vino, sapeva produrlo, ma sapeva coltivare le viti divinamente.

Sapeva smontare e rimontare un trattore, sapeva guidare ed usare ogni attrezzo agricolo.

Passò qualche giorno dopo gli eventi appena descritti, Gessica si trovava in mezzo ai filari di viti assieme ai suoi operai intenti nella vendemmia.

Veniva praticata ancora a mano, perchè la qualità dell’uva rimanesse intatta.

Aveva addosso una maglietta verde scuro con maniche corte, molto aderente.

Lo faceva apposta, perchè i dipendenti vedendola fossero più gasati nel lavorare.

Quando era molto sudata, i capezzoli si notavano dalla maglietta e ancor di più i ragazzi, non sentivano passare le ore di lavoro.

Gianni, uno dei suoi dipendenti la chiamò sul cellulare.

Gessica: “Pronta.”

Gianni: “Padrona mi scuso se la disturbo, ma volevo informarla che ci siamo accorti che nella casa qui vicino c’è del movimento.”

Gessica: “Del movimento? Ma il padrone è morto.”

Gianni: “C’è qualcuno, e questo qualcuno è uscito a piedi e sta girovagando per i terreni.”

Gessica: “Addirittura? Quel porco maiale ha venduto tutto e non sono stata informata.”

Gianni: “Oppure avrà avuto eredi.”

Gessica: “Eredi o no, quella casa era dei miei nonni, che avevano venduto a quel porco. Volevo comprarla io, ma voleva la mia passera, brutto stronzo.”

Gianni: “Mi dispiace padrona.”

Gessica: “Ti dispiace che non gli ho dato la passera o cosa?”

Gianni: “Mi dispiace che non l’abbia venduta a lei, senza passera.”

Gessica: “Ti assicuro Gianni, che gli avevo offerto dei buoni soldi, ma come ho detto voleva altro. ……. Ascoltate, siccome so che alla sera vi trovate in paese con altri, cercate di capire chi l’ha comprata, magari riesco a convincerlo a guardare da altre parti.”

Gianni: “Si padrona.”

Gessica: “Ascolta Gianni, smettila di chiamarmi padrona, la schiavitù è sparita da un botto.”

Gianni: “Lo faccio per rispetto.”

Gessica: “Ok! Va bene, proseguiamo a lavorare.”

Quasi tutti i terreni di sua proprietà si trovavano attorno alla casa, alla cantina, e alla casa dei nonni, ovviamente ben protetta da una recinzione. 

Era normale pensare che la casa dovesse ritornare nelle mani di Gessica.

Trovandosi davanti alla casa di Gessica, a sinistra c’era un grande giardino che confinava con il giardino della casa dei nonni, quella ereditata da Marco, davanti alla casa di Gessica c’era giardino e cortile e poi a destra c’erano tutti i capannoni dell’azienda di Gessica.

Gessica aveva lavorato bene e si era accaparrata i terreni dei confinanti a suon di ottimi affari per entrambi.

Arrivata in cortile a ora di cena fece prima alcune telefonate, poi si mise a mangiare in giardino. 

Verso le 23 Gianni chiamò al telefono e raccontò, che alcune persone avevano capito che si trattava di un signore proveniente da Mantova.

Un’amica di Gessica la chiamò, dopo le 23, era MIranda.

Gessica: “Ciao MIranda, per fortuna mi hai chiamato.”

Miranda: “Cosa c’è, sei arrabbiata?”

Gessica: “Si! Hanno venduto la casa dei miei nonni ad un signore di Mantova. Avrei voluto comprarla io.”

Miranda: “Ma ci abitano? Come fai a sapere queste cose.”

Gessica: “Ci sono delle persone, non so se ci vivono o cosa, ma mi sta sul cazzo questa cosa.”

Miranda: “Hai detto che vengono da Mantova?”

Gessica: “Si! Ma che cazzo vogliono da Mantova qua.”

Miranda: “Stai attenta, meglio un morto in casa che un mantovano davanti la porta.”

Gessica: “Addirittura?”

Miranda: “A Verona dicono così, però, non preoccuparti, tu va con gentilezza e magari porterai a casa l’affare. Sei o no la regina di Gambellara? Chi ti dice di no.”

Gessica: “Potevo farmela una scopata, anche un paio, pur di avere la casa.”

Miranda: “Sei una donna tutta d’un pezzo, non hai bisogno di scopate per ottenere le cose. Ma di qualcuno che ti prenda con forza, ti ami e di faccia sua, hai una vita da vivere.”

Gessica: “Grazie, grazie amica mia.”

Mentre parlavano arrivò un messaggio whattsapp.

Chiuse la chiamata e provò a leggerlo.

Il messaggio recitava: ”Mia dolce padrona, se hai bisogno sono a tua disposizione, tuo Fabio. Ho sentito dell’arrivo dei vicini, se ti vuoi rilassare sono qui.”

Lei gentilmente rispose: “Grazie, ma non serve.”

All’indomani, alle 9.30 si recò alla Cantina Sociale di Gambellara di cui era socia e amministratrice, per avere ulteriori informazioni, ma non riuscì ad averne di più di quelle che aveva avuto da Gianni.

Gianni era un uomo fidato, su di lui si poteva contare.

Marco, invece, la sera prima aveva osservato Gessica dalla recinzione, nascosto e riparato dalla siepe.

Non voleva fare il guardone, ma vedere solo dal vivo la splendida creatura che a tutti gli effetti era la sua nuova vicina.

Ne era rimasto estasiato.

Dal vivo era ancor più bella e fatale, e poi, poi, quei con quei capelli neri come la notte che passava dall’ufficio al campo a velocità vertiginosa, era una dea.

Anche seduta, ferma mentre mangiava ogni suo movimento era poesia.

Quella stessa mattina si trovava dentro lo Showroom della cantina per acquistare del vino e si era, appunto soffermato, davanti ai vini di Gessica. 

Gessica, stessa entrò nel locale e si mise a parlare con una commessa.

Commessa: “Ha visto, signora quel figo?”

Gessica: “Quale?”

Commessa: “Quello, davanti ai suoi vini.”

Gessica: “Si! Lo vedo e cavoli che manzo di prima scelta.”

Commessa: “Sta studiando i suoi vini, come se li dovesse consumare con gli occhi.”

Gessica: “Sul serio? Allora vado a fare la padrona di casa, vediamo se ci so fare ancora come commessa.”

Commessa: “Forza signora lo stenda.”

Gessica: “Devo convincerlo che i miei vini sono migliori, non devo portarlo a letto.”

Commessa: “Però, se succedesse, io mi sentirei gelosa. Farei volentieri la puledrina di quel stallone.”

Gessica: “Per piacere, dai, non facciamo le pervertite alle 9.30 del mattino. Già ci pensano gli uomini.”

Ma come era vestita Gessica?

Per l’occorrenza si era messa un vestito a tuta, tutto completo con pantaloni e corpetto nero.

Il Corpetto era senza spalline, ed era così aderente da saper sorreggere il seno, con l’aiuto di un reggiseno senza spalline.

Il trucco era leggero e i capelli erano sciolti. 

Le scarpe? Rigorosamente con un tacchetto 10 cm.

Avvicinato Marco, fu Gessica a rompere il ghiaccio, e quando se la trovò davanti lo suo stupore fu palpabile. 

Gessica: “Mi scusi, ha bisogno di aiuto, posso essere io d’aiuto?”

Marco: “Scusi me, se con il mio fare l’ho disturbata. Sto scegliendo un vino per stasera.”

Gessica: “Cosa deve fare?”

Marco: “Cucino della carne ai ferri, una costata per l’esattezza.”

Gessica: “Una sola? Non ha compagnia?”

Marco: “No! Sono venuto da solo e sono solo, però non mi dispiace preparami del buon cibo e godermi la vita.”

Gessica: “Se posso consigliarla le propongo questo vino rosso frizzantino, che va bene come aperitivo che come pasto.”

Marco: “Ok! Mi fido.”

Gessica: “Altrimenti ho un buon prosecco.”

Marco: “Preferisco il rosso, mi ispira amore e passione, io sono uno scrittore oltre che agricoltore e penso che berrò questo rosso.”

Gessica: “Quante bottiglie ne prende?”

Marco: “Ne prendo una scatola, perchè, così ne avrò anche per i prossimi giorni e ogni volta che lo berrò penserò a lei.”

Gessica: “Non ci siamo presentati.”

Marco: “Sa cosa le dico? Io penso che molti uomini che si approcciano a lei, l’ho facciano per vari motivi. Io non voglio sapere il suo nome, ma voglio che sappia che un suo ammiratore, una persona che la considera una dea disegnata da Dio, la penserà ogni volta che berrà il suo vino.”

Gessica: “La ringrazio per le parole, infatti sono molti gli uomini che mi chiedono il nome, sottintendendo che vogliono sapere se sono disponibile.”

Marco: “Io penso che lei sia disponibile a chi la sa stupire. Ed io le sto facendo perdere del tempo.”

Gessica: “Assolutamente, è da molto tempo che non sento parole del genere uscire dalla bocca di un uomo.”

Marco: “Ok! Allora la lascio e mi dirigo verso la cassa dicendole che la sua bellezza lascia una scia eterea, sembra che l’età non scorra sulla sua pelle.”

Gessica: “Mi piacerebbe sapere cosa pensa del mio vino, dopo averlo bevuto.”

Marco: “Se mi piace, domani vengo a prenderne altre scatole, se la trovo qui glielo dico.”

Gessica: “Ma sia onesto però.”

Marco: “A lei non dirò mai bugie, i miei occhi, incrociando le sue labbra, danno ordine alle mie labbra di non dirle bugie, ma di essere forte davanti ad una donna che si dimostra con i movimenti e gli atteggiamenti, così forte.”

Gessica: “Mi ha lasciato senza parole. Se le interessa, domani mattina alle 9.30, sarò ancora qui.”

Marco: “Allora non mancherò.”

Marco si avvicinò alla cassa, mentre Gessica alla commessa di prima.

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1° LIBRO

300 MILIONE: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI

300 MILIONI: Società, Passione, Intrighi : Zorzella, Fernando: Amazon.it: Libri

“300 MILIONI: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI” : E’ un romanzo che prende spunto dalla vincita al Superenalotto di 370 milioni, di qualche anno fa. A vincere, nel libro, è stato un ragazzo di 35 anni, geometra e non 90 persone come nella realtà. Il protagonista, Andrea, appunto, ha una vita dissoluta e border line, ma quando viene a vincere decide di cambiare. Comincia ad aiutare le persone del suo paese a viso scoperto e senza paura, attirandosi però, una marea di problemi collegati, che cercherà di risolvere cercando di non ricadere più nella sua vita precedente. Su di lui incombe anche una strana presenza, velata nel libro, che cerca di mettergli i bastoni tra le ruote, varie volte.” 

2° LIBRO

IMAGE : IO NON HO PAURA

Amazon.it: IMAGE: Io non ho paura! - Zorzella, Fernando - Libri

“IMAGE: IO NON HO PAURA” : Siamo a Verona, Davide, un neodiplomato, fa il pittore di strada, perchè è un ragazzo anticonformista. Dopo un brutto fatto intenso, viene investi da un’entità soprannaturale da super poteri e la missione di proteggere Verona, la città dove abita. Al grido di “IO NON HO PAURA”,  si trasforma e diventa IMAGE! Il libro è dedicato ai ragazzi adolescenti e pre universitari. Il messaggio è di non aver paura ad essere protagonisti della vita e di ciò che li circonda per essere i principali attori di ciò che succede e di un possibile miglioramento. Prende spunto dalla mia infanzia e da ciò che ho vissuto io. Soprattutto nel rapporto con le donne, che è sempre stato molto tribolato e sofferto, ma appunto, grazie al mio carattere forte ho sempre saputo farvi fronte.  


L’AMORE ALLA FINE DEL MONDO 5° CAPITOLO

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Isola Rizza - Via Sabbionare

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Ristorante Pizzeria “SARTORI” - 045 7135321

Isola Rizza - Via Vivaldi 27 

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Officina “MISTURA E BRUNELLI” - 045 7135408

Isola Rizza

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Supermercato Gastronomia “MELOTTO” - 0457135037

Isola Rizza - Via Roma 89 

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Isola Rizza 

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L’AMORE ALLA FINE DEL MONDO 5° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO

TESTO:

Francesca: “Fernando? ……… Fernando? ……… Fernando? Ci sei? Ti svegli?”
Fernando: “Che c’è, sto dormendo. ……….. Ma che ore sono?”

Francesca: “Ora che ti aspettavo al magazzino già da un po’, che fai ancora qui?”
Fernando: “Cavoli è ora già da alzarsi? ”

Francesca: “Dai muoviti, ti ho detto di andare a dormire ieri cosa hai fatto?”
Fernando: “Niente sono venuto a letto.”

Francesca: “Per fortuna che sei venuto a letto, dove sei stato tutta notte.”
Fernando: “Dove vuoi che sia stato Francesca, c’è il nulla attorno a noi.”

Francesca: “Tu sei buono di essere stato a giocare con qualcuno a pallone tutta notte.”
Fernando: “Si sognati.”

Francesca: “Dai ti aspetto.”
Fernando: “Faccio subito.”

Mezzo addormentato, mi vesto cercando di essere il più in ordine possibile.

Rimango stupito dal fatto che Francesca sia venuta a cercarmi e svegliarmi, devo chiedere in giro se lo faceva anche con altri.

Francesca: “Se ti chiedi perché sono venuta a svegliarti, sappi che è perché c’è una cosa importante da fare, e volevo chiederti se avevi le palle per farla.”
Fernando: “Come mai tu non hai le palle sufficienti per farla? Una come te è capace di fare tutto.”

Francesca: “No! Per questa cosa serve un uomo, non posso andarci io, neanche volendo.”
Fernando: “Scusa cosa vuoi farmi fare?”

Francesca: “Ti dovresti tuffare nella fossa dei serpenti. Pensi di farcela?”
Fernando: “Che cosa? Ma sei fuori? Io non mi sono ancora abituato alla sabbia nelle mutande, cosa vuoi farmi fare?”

Francesca: “Esci e seguimi.”
Fernando: “Ok ok arrivo.”

Esco dalla tenda e seguo Francesca, verso il magazzino.

Francesca: “Non sto scherzando Fernando, devo chiederti di fare una cosa pericolosa, ne ho parlato anche con Mosamed e ha detto che se te la senti la fai altrimenti chiediamo ad altri.”
Fernando: “Cosa devo fare?”

Francesca: “C’è urgenza di portare dei farmaci alla comunità di Abrem, che si trova a quaranta chilometri di distanza da qua, ci andrai da solo, sarai armato, non può venire nessuno.”
Fernando: “Ma la strada c’è?”

Francesca: “La strada subito non c’è. Ci sono dei pali alti, ogni duecento metri, colorati di giallo, nero e rosso. Se li seguirai, arriverai ad un sentiero di montagna, che attraverserà un bosco, non tanto fitto. Finito questo bosco c’è una grande prateria, e in mezzo c’è Abrem.”
Fernando: “Che tipo di posto è questo Abrem?”

Francesca: “E’ un villaggio di pastori, tutta gente pacifica dedita alla pastorizzia. Li ha conosciuti Andrea il nostro capo e ha deciso di aiutarli, partirai oggi pomeriggio e prima di sera arriverai ad Abrem.”
Fernando: “Ci sto Francesca.”

Francesca: “Te la senti veramente?”
Fernando: “Ci sto, ci andrò Francesca.”

Francesca, ammutolì e rimase in silenzio fino al magazzino.

Si vedeva che era cambiata in volto, era più tesa.

Mentre io preparavo alcune cose da portare ai vari cantieri nella missione, lei era scorbutica e severa con chi veniva a chiederle qualcosa.

Non riuscivo a capire il perché.

Fernando: “Perché sei così severa Francesca con le persone che vengono al magazzino, non ti ho mai vista così.”

Francesca: “Sei qui da poco e pensi già di sapere come posso essere?”
Fernando: “No assolutamente, scusami, non volevo mancarti di rispetto.”

Mentre stavo lavorando lei venne e mi prese da una spalla e mi fece voltare, verso di lei.

Francesca: “Ascoltami bene Fernando, ti ho detto di ascoltarmi.”
Fernando: “Sono tutto orecchie.”

Francesca: “Tu non vai ad Abrem per farmi piacere vero?”
Fernando: “Cosa dici Francesca.”

Francesca: “Tu non vai ad Abrem per farti bello vero? Perché la strada è pericolosa e piena di insidie, non vai ad Abrem perché vuoi dimostrare qualcosa a me.”
Fernando: “No assolutamente, ho capito che è pericoloso, ma non voglio chiederti il perché.”

Francesca: “Mosamed, mi ha chiesto di mandare te, ma io non sono d’accordo, io vorrei averti qui e soprattutto non voglio perderti.”
Fernando: “Perché avete perso qualcuno in quella strada?”

Francesca: “Non voglio perdere te.”
Fernando: “Guarda, io sono venuto qua perché voglio perdermi, e voglio ritrovarmi. Lo faccio questo viaggio con il cuore in mano e se supererò i pericoli che ci sono in quella strada, vuol dire che avrò trovato me stesso e se troverò me stesso, ti spiegherò cosa ho fatto la notte scorsa.”

Francesca: “Tu devi tornare, assolutamente.”
Fernando: “Assolutamente tornerò. Ma cosa posso trovare in questa strada?”

Francesca: “Predoni senza pietà, serpenti velenosi, animali velenosi e feroci, paludi, la strada dissestata, si potrebbe rompere la jeep, potresti perderti.”
Fernando: “Cavoli direi che è proprio una strada pericolosa. Non so con quale cartello stradale si potrebbe descrivere in un solo colpo una strada del genere.”

Francesca: “Dai non fare lo stupido.”
Fernando: “Ci andrò e tornerò, ma soprattutto ritroverò me stesso.”

Francesca: “Dovrai fare tutto un dritto. Partirai da qua e spegnerai la jeep ad Abrem, non ti dovrai mai fermare.”
Fernando: “Strano a me piace bere un caffè durante il viaggio, non c’è un Autogrill per strada? I gratta e vinci all’Autogrill sono più fortunati.”

Francesca: “Sei un mona.”
Fernando: “Grazie. Finisco quello che ho da fare e dopo mi preparo per partire.”

Forse ho fatto colpo su Francesca, speriamo.

Mi preparo con calma, sento i consigli delle varie persone e della gente del posto.

Mi viene a chiamare anche Mosamed e mi dice che Andrea, il nostro capo, è stato molto colpito da Abrem e ha piacere che io abbia accettato la sfida.

Mosamed: “Tu Fernando sei una persona molto profonda e credi molto in Cristo. So che sei venuto qua perché vuoi trovare te stesso e vuoi fare pace con il tuo io interiore. Ad Abrem, uno dei capi carismatici si chiama Josef, fai qualche parola con lui ti farà bene.”

Fernando: “Chi è Josef?”

Mosamed: “Chi è Josef? Si dice che la sua discendenza sia quella dei Re Magi, non ti dico altro. Lasciati aprire la mente da lui ed il cuore.”

Fernando: “Vuol dire che mi hai scelto per questo viaggio a proposito?”

Mosamed: “Ho scelto te e ho scelto che ci vai da solo, perché ti potrai fermare la il tempo che vorrai. Porta a casa la Jeep intatta mi raccomando.”

Fernando: “Ti interessa la Jeep o me?”

Mosamed: “La Jeep se rimane così va benissimo, ma se ti rompi tu e ti ricostruisci migliore di adesso, per me va meglio, vuol dire che hai raggiunto il tuo obbiettivo.”

Fernando: “Sei una persona profonda Mosamed.”

Mosamed: “So benissimo che non sei qui per i soldi di Andrea, ma sei qui per il tuo cuore. Vedo anche come guardi Francesca e lei guarda te. Andrea vi ha mandato giù ad aiutare promettendovi soldi, ma sappiamo tutti che qui ci viene gente che ha bisogno di altro e non di soldi.”

Fernando: “Non so che dire davanti a te.”

Mosamed: “Sei pronto a romperti per ricostruirti Fernando?”

Fernando: “Si lo sono.”

Mosamed: “Sei pronto a passare in mezzo all’inferno per uscirne nuovo?”

Fernando: “Si lo sono.”

Mosamed: “Cerca di portare a casa la Jeep integra e di prendere meno morsi di serpenti velenosi possibili.”

Fernando: “Ma dai, ma dai non si può, io ti stavo prendendo seriamente.”

Mosamed: “Sei forte Fernando.”

Fernando: “Ma ……….. Ma ci sono serpenti veramente velenosi?”

Mosamed: “Ce n’è uno che dopo che ti ha morso, hai 30 secondi di vita, ti basta?”

Fernando: “Direi che come ha detto Francesca, accendo la macchina qui e la spengo ad Abrem.”

Mosamed: “E’ meglio che fai così.”

Sono partito per tempo, saranno state le 14 ore locali.

Voglio prendermela con calma.

Come mi hanno spiegato, la prima parte di strada non esiste.

Avete capito bene, è come con la Jeep percorrere un grande campo incolto di terra battuta, in cui la strada è segnata da aste di legno colorate, che si devono seguire.

La strada qui non è stata per ora tracciata per non consumare risorse inutilmente.

Devo lasciare i bastoni alla mia destra ad una distanza di due metri quando li passo e poi punto al bastone successivo.

I campi sono in parte brulli ed in parte pieni di erbacce ed arbusti locali.

La Jeep non fa fatica comunque a passare.

Viaggio piano, perché non vorrei che ci fossero dossi o buche che fanno sobbalzare troppo la Jeep e rovinare i farmaci.

Dopo un lungo tratto, finisce questa parte di strada e comincia ilo sentiero tracciato.

E’ largo appena come la Jeep, è un Sali e scendi su più colline, non è tortuoso è solo pieno di curve che seguo alla perfezione, perché ho paura che fuori dal tracciato ci siano insidie.

Qui l’ANAS del posto non è mai venuta a tagliare l’erba dei bordi delle strade.

Un Sindaco qui, se esistesse avrebbe la gola tagliata.

Bando alla ciance, cerco di stare sempre più attento.

Freno di colpo.

Vedo in lontananza un paio di leoni che mi attraversano la strada.

Cavoli, sembra di essere alla Zoo Safari di Pastrengo.

Ho i finestrini abbassati, forse è il caso che li alzi, anche solo per non far entrare una di quelle zanzare che divorano un corpo intero lasciando solo lo scheletro rimanendo comunque delle piccole zanzare.

Come si vedono nei cartoni animati.

Arrivo al bosco, è bellissimo e molto suggestivo.

Vado piano per cercare di scorgere qualcosa di particolare, ma c’è caldo e molto probabilmente gli animali sono all’ombra e aspettano che un coglione come me, commetta qualche sbaglio.

Mentre viaggio penso alle parole di Mosamed prima di partire.

Penso al fatto che mi devo rompere per ricostruirmi.

Penso al fatto di come mi sta facendo bene il rapporto con Francesca.

Penso che è ora di frenare.

Ho frenato e l’auto è ferma, apro la porta dell’auto su cui sto viaggiando e scendo.

E’ vero, ci possono essere ogni sorta di pericoli, ma è ora e qui che devo vincere la mia guerra.

Se voglio essere una persona diversa ora gioco la mia partita.

Così è stata nella realtà, quando ho dovuto conoscere la mia vera Francesca, quella in carne ed ossa, quella che ho sposato e a cui giuro eterno amore ogni giorno.

Mi sono trovato a dover tirare il freno a mano della mia vita, non per fermarmi, perché correvo troppo, ma per cambiare rotta, accelerare verso un’altra direzione.

Quante volte ho sognato di modificare la mia vita e di cercare di essere diverso, ma le paure molte volte sono più pericolose delle droghe.

La paura di poter provare solitudine, e di essere veramente solo, mi ha frenato dall’affittare anche solo un appartamento a Isola Rizza, dove ho sempre abitato.

Ma che cavolo poteva succedere nell’affittare anche solo un appartamento, 400 euro al mese spesi, anche solo per provare.

E’ servita Francesca a farmi capire che occorre anche mettersi in gioco.

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1° LIBRO

300 MILIONE: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI

300 MILIONI: Società, Passione, Intrighi : Zorzella, Fernando: Amazon.it: Libri

“300 MILIONI: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI” : E’ un romanzo che prende spunto dalla vincita al Superenalotto di 370 milioni, di qualche anno fa. A vincere, nel libro, è stato un ragazzo di 35 anni, geometra e non 90 persone come nella realtà. Il protagonista, Andrea, appunto, ha una vita dissoluta e border line, ma quando viene a vincere decide di cambiare. Comincia ad aiutare le persone del suo paese a viso scoperto e senza paura, attirandosi però, una marea di problemi collegati, che cercherà di risolvere cercando di non ricadere più nella sua vita precedente. Su di lui incombe anche una strana presenza, velata nel libro, che cerca di mettergli i bastoni tra le ruote, varie volte.” 

2° LIBRO

IMAGE : IO NON HO PAURA

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“IMAGE: IO NON HO PAURA” : Siamo a Verona, Davide, un neodiplomato, fa il pittore di strada, perchè è un ragazzo anticonformista. Dopo un brutto fatto intenso, viene investi da un’entità soprannaturale da super poteri e la missione di proteggere Verona, la città dove abita. Al grido di “IO NON HO PAURA”,  si trasforma e diventa IMAGE! Il libro è dedicato ai ragazzi adolescenti e pre universitari. Il messaggio è di non aver paura ad essere protagonisti della vita e di ciò che li circonda per essere i principali attori di ciò che succede e di un possibile miglioramento. Prende spunto dalla mia infanzia e da ciò che ho vissuto io. Soprattutto nel rapporto con le donne, che è sempre stato molto tribolato e sofferto, ma appunto, grazie al mio carattere forte ho sempre saputo farvi fronte.  


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