domenica 17 maggio 2026

VENNE IL GIORNO 10° CAPITOLO

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VENNE IL GIORNO 10° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO

TESTO:

10° PUNTATA

Attraversarono una fitta rete di corridoi, poco luminosi, erano stretti e alti al massimo 2 metri e 30. Sembravano essere rivestiti da lynoleum, ma in realtà al tatto sembrava una specie di lamiera.

Tutto era colorato di grigio, con varie tonalità.

Ogni tanto nei corridoi, c’erano delle porte con delle scritte indecifrabili. 

Arrivati davanti alla stanza preposta, venne fatta entrare solo Paola.

Entrata si trovò in una tipica sala operatoria modernissima, non sembrava essere dentro un’astronave.

Venne fatta spogliare e sdraiare completamente nuda su un lettino, scomodo ma non freddo. 

Non c’era freddo in tutta la stanza.

Paola venne fatta metter ein posizione ginecologica ed il Dott. Andros cominciò il prelievo. 

Paola era continuamente controllata con lo stesso scanner che aveva usato Andros all’arrivo nell’astronave.

Tutto filava per il meglio. Andros: “Senti dolore Paola?”

Paola: “No dottore. Sono un po’ smarrita e mi sento fuori luogo, essendo qui tutta nuda davanti ai suoi assistenti.”

Andros: “Non devi sentirti così, noi non facciamo del male a nessuna nostra creatura. Poi  è normale essere nudi. Nasciamo nudi e moriamo peggio.”

Paola: “Siamo vostre creature?”

Andros: “Conosci Nicola e ci lavori insieme e non ti sei mai fatta raccontare qualcosa di noi?” 

Paola: “Ma Nicola vi conosce?”

Andros: “Non direttamente, diciamo tramite i libri.” Paola: “Ho capito.”

Andros: “Se ci fosse qui Enlin e ti vedesse così bella ti vorrebbe come schiava.” Paola: “Non mi faccia arrossire dottore per piacere.”

Andros: “Ho finito, sono a posto.” Paola: “Di già?”

Andros: “Certo! Noi siamo extraterrestri, una civiltà avanzata, come dite voi, quindi ho

finito.”

Paola: “Ma a cosa vi serve?”

Andros: “A niente che possa interessare a te Paola.” 

Paola: “Ok. Non faccio domande.”

Andros: “Ora ti aiutiamo a rivestirti e poi potrai andare in una stanza a riposare.” 

Paola: “Bè ma non mi avete fatto niente sto bene.”

Andros: “Vai a riposar elo stesso.” Venne aiutata a scendere e a rivestirsi.

Mentre, però, si stava rivestendo un aiutante di Andros, no so se a posta o per sbaglio, da dietro toccò il seno di Paola.

Lei si girò e fece un urlo di rimprovero e subito anche Andros, lo rimproverò pesantemente. Per la seconda volta Andros utilizzò la parola “schiava”, e Paola ci rimase molto male.

Tornata in stanza si trovò con Nicola e si mise a riposare. La stanza era molto minimale.

Aveva solo due letti, il bagno e pochi altri arredi. Parlarono insieme un po’.

Nicola : “Come ti senti Paola?”

Paola : “Bene, pensavo che mi avrebbero fatto male, ed invece, niente, non me ne sono accorta.”

Nicola : “Oro, sono contento.”

Paola : “Mettiamoci a riposare, domani sarà un altro giorno! Non so però se ci riuscirò, perché tutte queste novità mi stanno sconquassando.”

Nicola : “Vancovar mi ha detto che domani ci porterà a fare un giro di sorvolo della Libia per farci vedere cosa stanno facendo.”

Paola : “Ottimo! Ascolta, volevo chiederti una cosa, per capire se tu puoi dirmi qualche cosa.”

Nicola : “Dimmi, chiedimi.”

Paola : “Mentre ero in sala operatoria sdraiata, mi parlavano stranamente, alludevano al fatto che ci hanno creato loro, che io sono bella e che potrei essere la schiava di un loro capo, ma cosa vuol dire tutto questo?”

Nicola si mise a sorridere e a scuotere la testa.

Poi si mise a riflettere su come poter spiegare questo concetto a Paola. Nicola : “Sei credente Paola?”

Paola : “Si! Discretamente! Non vado spesso in Chiesa ma credo in Dio.” 

Nicola : “Hai letto la Bibbia qualche volta?”

Paola : “No! Mai perché mi hanno sempre detto che la Bibbia non si legge come un libro qualunque perché non va bene.”

Nicola : “Se ti dico che il Dio in cui crediamo sono in realtà loro, ci crederesti?” 

Paola : “Ma Dio è Dio e magari avranno anche loro un Dio.”

Nicola scosse la testa ancora sorridendo. Paola si alzò e si fece cupa.

Paola : “Ma noi siamo stati creati dalla terra, dal soffio di Dio e non dalla scimmia. Vero?”

Nicola : “Se la verità stesse nel mezzo cosa diresti?” Paola : “Come?”

Nicola : “Se in realtà, all’inizio di tutto loro fossero arrivati nella terra e trovandosi davanti degli ominidi senza speranza avrebbero apportato delle modificazioni genetiche per farci diventare quello che siamo cosa ne penseresti’ Se il soffio di Dio fosse una bella iniezione di cromosomi modificati, migliorativi per farci diventare come noi?”

Vancovar, invece in piena notte andò, all’interno del laboratorio dell’astronave, per capire se Andross aveva finito di sequenziare il Dna di Paola.

Entrato nel laboratorio, si sedette ad una scrivania accanto ad Andross per discutere il lavoro fin qui svolto.

Vancovar: “Sei riuscito a fare qualcosa?” 

Andross lo guardò sorridendo.

Andross: “Qualcosa? Molto più che qualcosa.” 

Vancovar: “Dimmi allora, stupiscimi.”

Andross: “Ho sequenziato tutto il dna della Sapiens, ed ho isolato i geni che servono a noi. Li ho modificati e questo che ti sto mostrando è la stringa del Dna modificata che serve a noi.” 

Vancovar: “Ora che effetti avrà, inserendola nelle cellule dei Sapiens?”

Andross: “Magnifici effetti. Aumenteranno d’altezza, pur avendo finito la fase dello sviluppo. Saranno più forti fisicamente e muscolarmente meglio dotati. Avranno meno sonno, potranno lavorare di più. Saranno degli schiavi fenomenali.”

Vancovar: “E la salute? Saranno più forti?”

Andross: “Non proprio, saranno come tutti gli altri Sapiens. Avrai un esercito di schiavi instancabili e forti come mostri.”

Vancovar: “La loro aggressività come sarà, non voglio delle bestie.”

Andross: “E’ possibile che producano maggiore testosterone, ma semmai vedremo strada facendo.”

Vancovar: “Avrò un esercito di schiavi al mio cospetto.”

Andross: “Non solo, nel periodo in cui inietteremo il gene, e modificheranno il loro fisico, li terremo in coma e gli faremo il lavaggio del cervello. Saranno delle entità nuove e tu sarai il loro capo.” 

Vancovar: “Fenomenale.”

Andross: “Dammi un po’ di tempo che comincio a preparare le dosi da iniettare ai primi sapiens e poi cominceremo la produzione.”

Vancovar: “Quanto tempo ci vorrà per aver ei primi pronti?”

Andross: “Mi ci vuole un mese buono. Ma domani notte scenderà giù, l’astronave adattta, quando sarà tutto pronto sarà una fabbrica in serie.”

Vancovar: “Io ho cominciato a procurarti le prime cavie.” 

Andross: “Come?”

Vancovar: “I soldati stanno prelevando tutti i detenuti dalle carceri e tutti quelli che creano sommosse in giro per il territorio. Così allo stesso tempo ripuliamo lo stato da esseri inutili e acquistiamo fiducia tra i sapiens tranquilli.”

Andross: “Ottimo. Ma il mondo si chiederà cosa stiamo combinando sempre di più.” Vancovar: “Lo puoi dire cercano di infiltrarci in tutti i modi, ma se esagerano avranno a che pentersi.”

Andross: “Maledetto il giorno che è stato insegnato a questi esseri a costruire armi così potenti.” 

Vancovar: “Lo puoi dire.”

All’indomani, Paola e Nicola, appena fatta colazione, vennero fatti salire su una navicella per il trasporto di persone per un giro di perlustrazione sopra la Libia.

Vancovar: “Siete pronti che vi faccio vedere come stiamo migliorando il vostro mondo?” 

Paola: “Certo che siamo pronti.”

Vancovar: “Allora partiamo.”

Nicola: “Abbiamo un cicerone niente male.”

Vancovar: “Lo puoi dire. La tua guida è il capo supremo di una spedizione interstellare. Niente male no, Sapiens Nicola?”

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RIVOLUZIONE 16° CAPITOLO

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RIVOLUZIONE 16° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO

TESTO:

16* CAPITOLO

A Genesi la giornata era trascorsa pure intensamente, tra le varie cose si era deciso di reinterrogare ancora i 4 ragazzi tenuti in cella per avere ancora maggiori notizie degli Orsi Neri.

I 4: Alessio, Enrico, Fausto e Germano erano ragazzi dai 20 ai 25 anni e in quei giorni di detenzioni si erano ammorbiditi. Suvvia, non avevano fatto niente di male, ma non  si poteva lasciarli liberi, altrimenti, magari, sarebbero corsi a informare i loro capi di dove si trovasse Genesi.

Ogni giorno qualcuno li andava a trovare e a parlargli, per cercare di fargli prendere le idee di Genesi e magari farli vivere a Genesi, come era già successo a Gianni.

Da loro, fino a quel momento si era riusciti a capire che la base principale era a Padova e si sviluppava a macchia d’olio, cercando di inglobare gli altri gruppi confinanti facendo breccia con le loro regole maschiliste prima di tutto sugli uomini, a quel punto le donne non potendo più scappare venivano per forza inglobate.

I ragazzi provenivano da un gruppo di Vicenza, ma avevano saputo che stavano raggiungendo il Petrolchimico di Marghera per attingere energia per le loro comunità.

Confermarono che molti avrebbero voluto scappare da quel sistema di gestione, donne e bambini per primi, ma per paura molti non lo facevano, anche perché c’era il nulla attorno a loro e non sapevano dove andare. 

Dopo come è successo a  Genesi, quando vicino a  te si crea una struttura organizzata che da regole e soprattutto protezione piano piano ti senti risucchiato. 

Come era successo per molte Persone a Genesi.

Erano ragazzi svegli, ma capirono con calma, forse troppa che a Genesi si stava meglio. Nessuno di loro aveva famiglie dove tornare così gli venne fatto l’invito di rimanere liberi li a Genesi venendo inseriti nei lavori quotidiani.

Loro accettarono, e così successe.

Jenny e Jonathan passarono la notte assieme, erano giornatacce e non se ne vedeva la fine. Lei era sdraiata con la schiena nuda, mentre lui la massaggiava per farla rilassare.

Le possenti braccia di lui, muscolose e ben scolpite, sembravano diventare leggere come la seta sulla pelle di lei, premendo le dita nei punti giusti e donandole momenti di relax impagabili.

Jonathan era devoto a quella donna che in se conteneva il seme e l’essenza di chi ha la capacità di aggregare e unire le persone all’unisono.

Jenny: “I problemi non vogliono più finire Jonathan, mi sembra che tutto il mondo stia cominciando a girare attorno a Genesi.”

Jonathan: “E’ da un po’ di giorni che non riusciamo più ad avere tutta la comunità a casa.”

Jenny: “Non so quanto riuscirò ancora a tenere il comando della situazione, non mi sento per niente d’acciaio. ………… A si dai li premi li, ho sempre un po’ di dolore in questo punto della schiena.”

Jonathan: “Si sente che hai un nodo, ora te lo sistemo. ……….. Potrei fare il massaggiatore di Genesi………”

Jenny: “Non starai scherzando vero? Perché poi cominci a vedere tutte le donne entrare ed uscire dalla tua tenda’ ……… Hai deciso di curare la parte agricola di Genesi e se smetti te ene puoi anche andare via.”

Jonathan: “Filippo ha raccontato tutto quello che sa sulle aquile giganti, o meglio quello che ha potuto capire. Così si è saputo che non volano di notte, cosa confermata anche dai 4 ragazzi che abbiamo in carcere.”

Jenny: “Non stanno più in carcere hanno messo la testa a posto ora lavoreranno per noi anche loro. ………. Pensavo di rafforzare i posti di guardia, per avvistarle ed abbatterle se si avvicinassero.”

Jonathan: “Con gli amici del trentino cosa facciamo?”

Jenny: “Domani ne parleremo, c’è bisogno di prendere contatti con loro subito e di cercare di integrarli a noi.”

Il giorno dopo fu ricco di impegni per tutti. 

A Pegognaga le cure facevano poco effetto, sarebbero serviti dei farmaci più potenti, morti non ce n’erano, ma vere e proprie guarigioni neanche.

Era rimasto solo Alex con 4 elicotteristi, Thomas e Giuly stavano facendo un buonissimo lavoro, perché stavano convincendo tutti a trasferirsi a Genesi dopo la guarigione.

La gente di Pegognaga, avrebbe fatto bene a Genesi, perché erano perfetti costruttori, erano bravi falegnami e carpentieri e avevano tutto per lavorare il legno.

Alla Calvarina, invece, si fece una grossa operazione di controllo del territorio, ma senza trovare indizi su cosa si nascondesse all’interno della base.

I civili rifiutarono l’opzione di tornare a casa per sicurezza, perché si improvvisarono infermieri nel curare i feriti ed assistere in generale i soldati. Si rivelarono veramente utili.

Il giorno successivo, all’indomani si sarebbe rientrati dentro per sferrare un attacco massiccio.

A Genesi il consiglio affrontò molti problemi. 

Si decise di addestrare altre 300 persone volontarie come soldati per rafforzare gli avamposti di Verona, Nogara, Zevio e Legnago, venne deciso la creazione di altri due avamposti a San Bonifacio e Isola della Scala. 

Questi avamposti avevano il compito, come già detto, di essere punti di riferimento per qualcuno che girasse disperso nelle campagne o nei monti e per sorvegliare tutta la zona evitando l’arrivo o l’entrata di gruppi ostili.

Fungevano da vere e proprie dogane.

L’avamposto di Verona, visto che era strategico per i rapporti con i Cavalieri del Trentino, venne dato in mano a Kevin e ad Andrea, per la loro capacità comunicativa e di creare un buon rapporto di vicinato. Inoltre come a Zevio si sperava che quello potesse essere un buon modo per aggregare persone disperse a Verona, che ancora non volevano integrarsi e unirsi con nessuno, vivendo allo sbando e di stenti.

Quando il sole fece la sua comparsa in cielo, tutta Genesi si mise in moto e alla Calvarina, i soldati presenti entrarono armati di tutto punto.

Non ci furono problemi nell’occupare i primi tre piani sotto terra della base, ma al 4° trovarono la resistenza degli abitanti della base.

William: “Questa volta ragazzi nessuno vedrà il sole o la luna finchè non avremmo pulito questa base a suon di acqua e sapone. ……… All’attacco………..”

Qualche ferito cominciava ad esserci in ambo i lati, ma tutto proseguiva con ferocia inaudita.

Mauro: “Ma come fanno a  muoversi così bene al buio, noi facciamo fatica con le luci, è incredibile.”

Scesero di piano in piano, ma fu al 7° sotto terra che si trovarono veramente incasinati perché era ricco di camere e magazzini, questi ultimi pieni di roba che naturalmente poteva anche esplodere.

Sirena: “Non demordiamo ragazzi, dai dai dai ………. Se ripuliamo la base entro stasera la do a tutti.”

Un soldato: “Vale solo per te o anche per le nostre colleghe?”

Una soldatessa: “Sono i capi che fanno i regali ai sottoposti, e a me chi lo fa il regalo?”

Il fuoco d’attacco rendeva difficile ogni comunicazione, e urlare creava ancora di più frastuono.

Sirena arrivata vicina ad una porta, sentì dei rumori provenire dall’interno, chiamò quindi degli altri soldati e si preparò a sfondare la porta.

Al suo via sfondarono la porta e si trovarono davanti ad un uomo spaventato, che urlava tanto che lo colpirono in testa e lo fecero svenire.

Sirena: “Fermi non uccidetelo ………. William, Mauro, Sergio venite  a vedere.”

Arrivati gli puntarono una luce sopra, era un maschio, alto un metro e 70, capelli neri, era vestito con una tuta da meccanico, la pelle del viso e delle mani era marezzata, color bluastro, come se fosse ricoperto da un’ematoma che coprisse tutto il corpo.

Sergio verificò che fosse vivo e poi gli scoprì il torace per guardarlo meglio. Era impressionante era proprio tutto ricoperto da una specie di ematoma, che gli faceva apparire la pelle di un colore che va dal rosso al blu.

Sirena: “Ascoltate, per quest’oggi potremmo chiudere qui la missione, portiamo quest’uomo al campo e cerchiamo di saperne di più!”

Un soldato: “No come Sirena, io ci tenevo al premio, voglio liberare tutta la base.”

Mauro: “Dai non scherziamo, io sono d’accordo, più ne sapremo più sapremo come prendere questa gente.”

William: “Allora, è deciso, ordino la ritirata, ritorniamo al campo base, dai.”

Vedendo, che avevano un ostaggio, gli abitanti della base smisero di sparare, e li lasciarono andare via.

Portarono l’ostaggio, nel campo, stava ancora dormendo, lo spogliarono per guardarlo bene e gli prestarono le dovute cure, medicandogli le ferite.

Sergio: “Non sono medico, però ho notato, che pur avendo perso sangue e pur essendo stato colpito il battito cardiaco ha sempre mantenuto ritmi bassi. Ha la pressione arteriosa un po’ alta.”

Sirena: “Ci sono molte cose che ci deve spiegare quest’uomo!”

L’essere si svegliò e aprì gli occhi, era ancora giorno e  la tenda lasciava trasparire la luce, che gli provocava un tremendo fastidio, quindi si raggomitolò sul letto, chiudendo gli occhi con le mani.

Parlava in modo strano, incomprensibile.

William si tolse gli occhiali e glieli mise, diminuendo così il riverbero della luce e l’uomo si tranquillizzò, e si ridistese sul letto.

Sergio: “La luce gli da un fastidio tremendo, incredibile.”

Sirena: “Ma avete visto come erano strani i suoi occhi? Non erano normali.”

Mauro: “Ascoltate metto dei soldati di guardia alla tenda, lasciamolo tranquillo e andiamo a  riposare.”

Nessuno in realtà riuscì a tranquillizzarsi, così rimasero attorno a un fuoco fino a tardi a chiacchierare e ad ammirare il bellissimo cielo stellato che si presentava. 

Sirena: “Ma cosa è successo qui in questa base? ………. C’erano radiazioni atomiche?”

Sergio: “No era una base missilistica ma i missili li avevano già tolti al tempo della catastrofe.”

Sirena: “E pensare che a Prima Donna pensavamo che il mondo fosse finito li, poi gli Orsi Neri, poi voi, poi qui, che casino che c’è.”

William: “Pensa che noi eravamo in fondo ad una vallata qui vicino e non sapevamo dell’esistenza di questa base e ce ne stavamo nascosti lontani dagli immortali perché non avevamo nessun motivo per combattere e rischiare la vita.”

Mauro: “Dobbiamo capire bene cosa è successo in questa base prima di tornarci ancora dentro.”

Sirena: “Portiamo l’ostaggio a Genesi in ospedale e vediamo cosa ci possono dire i medici? ………… E che lingua usano per parlare è incomprensibile.”

Mauro: “Domani assolutamente dobbiamo entrare in comunicazione con lui e parlargli.”

Tutti andarono a letto, tranne William e Sirena rimasero un po’ isolati.  

Aveva il testosterone a mille, aveva bisogno di una donna, dopo una giornata del genere, così sapendo che Sirena non avrebbe avuto problemi, ci mise poco a convincerla di andare in tenda da lui.

La spogliò, con calma e dolcemente e la baciò tutta, lei lo lasciò fare, perché le sue labbra leggere quando si appoggiavano sul suo corpo erano pure scariche elettriche e quando si appoggiarono sui capezzoli fu ancora peggio.

Dimenticarono bene presto di essere in mezzo ad altra gente divisi da finissimi teli da tenda, e in silenzio trattenevano i rispettivi gemiti godendo in modo paradisiaco.

William quella notte sfogò tutta la sua forza su di lei che a fatica si trattenne ma lo fece.

Il desiderio di William era incolmabile, e per questo Sirena dovette concedergli gesti e azioni che mai aveva fatto con lui, era una continua scoperta quell’uomo che quella notte fu insaziabile e che la sfinì del tutto.

Si svegliarono quando il sole era già alto e per Sirena fu un colpo al cuore, e a pelo riuscì ad uscire dalla tende e a scappare nella sua, mezza svestita.

Fatta colazione con un gruppo di scorta presero l’ostaggio e lo portarono a Genesi.

Dove trovarono un’accoglienza un po’ fredda, perché speravano che ritornassero, avendo finito la missione. Lo stupore cambiò in paura, quando videro, che scese dalla jeep anche quest’uomo che appariva ammalato di chissà quale malattia. Il primo pensiero andò agli immortali, sapendo che in quella zona la si erano scontrati, poi rincuorati da William si allontanarono tutti e lasciarono che il prigioniero venisse portato all’ospedale da campo.

Nel frattempo a Jenny enne fatta una relazione accurata sulla situazione, e si rincuorarono famiglie, parenti e amici sulla condizione di salute di tutti.

Il prigioniero veniva tenuto tranquillo parlandogli e rassicurandolo. Sembrava che capisse, ma quando parlava lui era incomprensibile, sembrava parlasse un’altra lingua, ma quale?

Al prigioniero venne fatta un’analisi completa sul suo stato di salute, e lui stranamente si lasciò fare tutto. Gli venne fatto anche un prelievo di sangue per fargli un’analisi veloce, e fu il referto di questi esami che insospettì i medici che chiamarono a rapporto subito William e gli altri.

Emma, il responsabile dell’ospedale da campo spiegò, che fisicamente il prigioniero stava bene, anzi appariva in buonissimo stato di salute a parte quella colorazione strana della pelle e degli occhi, quello che appariva stranissimo era la composizione del sangue, che appariva molto concentrato e migliore del sangue normale di una normale persona.

Occorrevano però altri esami.

Arrivò la notte, che portò pace e serenità a tutti. William e Luisa la passarono assieme, e naturalmente Luisa non perse tempo e concesse le sue dolci attenzioni al suo uomo. William appariva assorto nei suoi pensieri a momenti, ma venne data la colpa alla stanchezza. In realtà pensava alla notte precedente passata con Sirena. Una vera puledra da domare.

William: “Appena torno dalla Calvarina, chiederò a Jenny di lasciarmi un po’ di giorni di riposo per passarli con te Luisa e basta, solo con te.”

Luisa: “Che bello se ci fosse un posto dove poter stare tranquilli e sereni, rilassati lontano da tutto e da tutti.”

William: “E’ lo stesso spirito che ha portato Filippo ed Angelica ad andarsene per cercare posti più tranquilli.”

Luisa: “Potremmo crearcelo noi, potremmo creare una zona in cui le persone se ne vanno a riposare e a staccare la spina.”

William: “Non si può ci sono troppe insidie e pericoli.”

William per ringraziare la sua donna per il piacere che gli aveva donato, la accarezzava e massaggiava appassionatamente.

Nel frattempo per tutta la notte Emma, lavorò all’ospedale sul sangue del  prigioniero e per cercare le differenze tra il nostro e il suo. 

Il sangue era di gruppo AB negativo, era perfettamente compatibile con il nostro, solo appariva potenziato, aveva tutte le caratteristiche per essere un sangue che reagisse meglio e più intensamente alle infezioni.

Da parte in una fialetta in laboratorio si tenevano i bacilli del battere che aveva causato la malattia di cui non riuscivano a trovare una cura definitiva e a Ercole, un medico aiuto di Emma, venne la bella idea di mettere in contatto il battere con il sangue del prigioniero per vedere cosa sarebbe successo.

Così praticandogli un prelievo infettarono anche il prigioniero.

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VENNE IL GIORNO 9° CAPITOLO

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VENNE IL GIORNO 9° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

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TESTO:

9° PUNTATA

Aveva bisogno di appoggi importanti per riuscire a trovare una zona da preparare per metterla in condizioni da poter ospitare più persone possibili.

Arrivato a Palermo, chiuse dentro una stanza i suoi collaboratori più stretti e chiese di ascoltarlo in rigoroso silenzio.

Roberto: “Carissimi amici e colleghi, vi chiedo di ascoltarmi non fate domande fino a che non ho finito. Come sapete tutti abbiamo un centro ad Enna, diretto dal Dott. Valentini Nicola, che ha lo scopo di captare e studiare, eventuali segnali extraterrestri provenienti dallo spazio. Ebbene, 3 mesi fa. Circa, un segnale partito da Sirio è stato captato.”

La gente in sala cominciò a rumoreggiare.

Roberto: “Silenzio per piacere! Il Dott. Valentini ed il suo staff ha inviato dei segnali di

risposta e dopo poco tempo ha ricevuto una chiara risposta extraterrestre.” Otto mani si alzarono per fare domande.

Roberto: “Aspettate per piacere! Vennero fatti tutte le verifiche del caos e tutto dava a

pensare che il segnale fosse vero. A questo punto abbiaMo girato le informazioni alle agenzie internazionali che hanno smentito tutto. Però c’è un però! In un messaggio spedito dagli

alieni il Dott Valentini ha trovato una richiesta, un invito ad incontrarci, e con il mio aiuto l’incontro è avvenuto in mezzo al deserto Libico. Il viaggio è stato programmato grazie a delle mie amicizie nei servizi segreti italiani. Arrivati nel luogo dell’incontro siamo stati raggiunti da una vera e

propria navicella aliena e abbiamo preso contatti con loro.”

Il brusio nella sala divenne assordante, e per placare la sete di informazioni di tutti, Roberto dovette proseguire dando risposta alle loro domande.

Uno di loro: “Perché è stato tutto in mano a Nicola e non si è cercato di convincere a suon di dati le organizzazioni internazionali.”

Roberto: “Perché hanno bollato tutto come un falso e non ci hanno dato possibilità di replica.” 

Uno di loro: “Perché Nicola non è qua con te?”

Roberto: “Nicola e la Dott. Pighi Paola, sono stati prelevati da una navicella e a quest’ora si trovano in Libia per prendere contatto meglio con gli allieni.”

Uno di loro: “Sono venuti loro a prenderli?” 

Roberto: “Si!”

Uno di loro: “C’è pericolo che succeda qualcosa ai nostri due colleghi?” 

Roberto: “Spero vivamente di no! Ci hanno rassicurato.”

Uno di loro: “Sono in pace?”

Roberto: “Ecco, questo è il tema caldo di questa situazione. Loro erano venuti per conquistarci, come sempre avevamo pensato noi studiosi, ma Nicola li ha convinti a mescolarsi in mezzo a noi e a cercare di vivere con le nostre regole.”

Uno di loro: “Allora, cosa hanno detto?”

Roberto: “Praticamente, penso che abbiano invaso la Libia, e da li cercheranno di mescolarsi a noi.”

Uno di loro: “Quindi non sappiamo se sono in pace veramente.”

Roberto: “Non lo sappiamo, a dire il vero sappiamo pochissimo su di loro. Io infatti volevo che ci concentrassimo nel lavorare assieme ad un nuovo progetto.”

Uno di loro: “Che progetto!”

Roberto: “Noi non sappiamo cosa vogliono da noi, e grazie a Nicola siamo riusciti a prendere

tempo. L’idea mia, di Nicola e degli altri, è di cercare di trovare una zona segreta sicura e molto grande per creare un rifugio dove mettere in salvo più persone possibili in caso di bisogno.” Uno di loro: “Prima di tutto le nostre famiglie?”

Roberto: “Certo, ci mancherebbe.”

Uno di loro: “Dobbiamo riempire questo posto con persone con attitudini e capacità specifiche ma diversificate per essere in grado di affrontare ogni evenienza.”

Roberto: “Certo, dobbiamo selezionare persone capaci di afre di tutto e con capacità specifiche per risolvere problemi specifici.”

Uno di loro: “Esempio, dottori, infermieri, meccanici, elettricisti, un po’ di tutto.” Roberto: “Appunto.”

Uno di loro: “Cosa facciamo per ora, nell’immediato.”

Roberto: “Dobbiamo prepararci a traslocare il centro, perché le strutture che abbiamo sono un buon punto di partenza per costruire un buon centro logistico.”

Uno di loro: “Per ora diciamo qualche cosa in giro?”

Roberto: “No! Per ora vi chiedo il massimo silenzio e fiducia.”

Molte altre domande seguirono su vari temi, tutti avevano ben chiaro che se la cosa sarebbe diventata di dominio pubblico sarebbe stata la fine del mondo, l’idea di Nicola, che per ora sembrava tenere, era la migliore.

Restava il fatto che nessuno al mondo sapeva cosa stava succedendo in Libia.

Andiamo da Nicola e Paola, che si trovavano in volo, verso un punto non ben definito della Libia. Per tutto il viaggio non parlarono e non provarono neanche a proferire parola.

Dai finestrini non si riusciva a veder ela terra ferma, ma solo il cielo.

Ad un certo punto, si sentirono via radio delle comunicazioni strane ed incomprensibili e i due piloti che assieme a Vancovar erano venuti a prelevare Paola, fermarono la navicella a mezz’aria.

Non sembrava vero.

Essere a centinaia di metri dal suole, fermi a mezz’aria in un veicolo che non faceva nessunissimo rumore.

Piano piano la navicella cominciò a scendere, sempre di più, sempre di più, si cominciò a vedere anche la sabbia del deserto.

Sempre di più, finchè, sicuri che ormai si sarebbe toccato terra, sia Paola che Nicola, fecero un urlo di spavento vedendo che stavano andando sotto terra.

Videro piano piano il cielo scomparire, erano circondati da muri di sabbia, poi roccia, e infine metallo.

Si pareti di metallo.

Vancovar, li rassicurò dicendo: “Stiamo entrando nell’astronave madre, non  preoccupatevi.” I nostri due amici, cominciarono ad iperventilare per la pressione psicologica che subivano. Ad un certo punto la navicella atterrò in un hangar, grande come un campo da calcio.

Prima scesero i piloti e poi Vancovar prese per mano Paola e la invitò ad uscire. Vedendo che tremava come una foglia, le chiese: “Sei impaurita Paola?”

Paola: “Si molto, non sto nella pelle e non riesco a fermarmi di tremare.”

Vancovar la fermò e la fece risedere, poi guardò Nicola e lo rimproverò: “Sto facendo tutto quello che mi hai chiesto. Non vi farò del male, ve l’ho promesso. Tornerete a casa sani e salvi.”

Poi prese per mano Paola ancora e la accompagnò fuori.

Arrivati fuori si trovarono davanti a una schiera di personaggi vestiti da medici e da soldati. Avevano tutti le sembianze di uomini e per niente brutti, la loro bellezza spiccava e si vedeva chiaramente.

Vancovar, fece le presentazioni, tenendo per ultimo il Dott. Andros.

Andros: “Sono il dott. Andros e sono io che vi avrò in cura signorina Paola, non preoccupatevi.” In mano aveva uno strumento a forma di “T”, sembrava una pistola ecografica.

Paola lo guardò ed Andros vedendo ciò disse: “Non preoccuparti Paola, è uno scanner fisiologico, serve per fare quello che voi chiamate una visita generale, guarda se mi permetti di passartelo attorno al corpo ti farò vedere che non fa niente di particolare.” 

Paola guardando Nicola acconsenti.

Andros accese lo strumento che passò tutto attorno a Paola dalla testa ai piedi e poi tramire uno schermo uguale ad un Ipad controllò i risultati.

Andros: “Stai benissimo Paola, sei in grandissima forma, e del resto si vede ad occhio nudo. Mi dice solo che hai molta fame. E’ vero?”

Paola: “Si”

Andros: “E’ da tanto che non mangi?” 

Paola: “Da stamattina.”

Andros: “Allora è meglio che ve ne andiate nel nostro centro ristoro a rifucillarvi e poi ci risentiremo.”

Poi guardò Nicola e lo vide teso, contritto, agitatissimo e disse: “Sig. Nicola, non mi serve nessuno strumento per dirle che se continua così e non si calma farà un infarto. Vorrei che noi ci conoscessimo meglio, ma non vorrei farle conoscere il nostro modo super efficace per far ripartire un cuore fermo.”

Poi fece un’altra battuta e strappò un sorriso a Nicola.

Arrivati in zona ristoro, ebbero una sorpresa gradita. Gli extraterrestri si nutrivano con cibi dall’aspetto comunemente terrestre, e la zona ristoro era uguale ad una comunissima zona ristoro terrestre.

Vancovar li rassicurò dicendo che potevano mangiarli tranquillamente.

Dopo un po’ di titubanza riuscirono a mangiare una cosa che assomigliava ad uno spezzatino, ma con un sapore molto migliore.

Ad un certo punto Paola scoppiò a ridere e pur cercando di fermarsi non ci riuscì. 

Vancovar, si avvicinò al loro tavolo e chiese spiegazioni.

Vancovar: “Cosa succede Paola?”

Paola: “Mi viene da ridere, perché, voi allieni venite comunemente descritti come dei mostri, e la vostra pelle viene descritta come una sorta di maschera che copre il vostro vero aspetto.” 

Vancovar: “Ma tu come ci trovi, belli o brutti.”

Paola: “Siete Ok, così a prima vista non spaventate  nessuno.” 

Vancovar: “Allora prova.”

Paola: “Prova cosa?”

Vancovar: “Prova a tirarmi la pelle per vedere se è solo una copertura.” 

Paola, ci provò, perché la paura era molta.

Ma niente, la pelle di Vancovar rispondeva perfettamente come la nostra.

Poi scoppiarono tutti a ridere, così ne nacque un gioco, perché altri ufficiali andarono da Paola per farsi tirare la pelle delle mani o del viso, per rassicurarla, creando un simparietto al quanto ridicolo. Dopo un po’ Nicola, si sentì di fare delle domande a Vancovar.

Nicola: “Vedo che nell’accettare la mia proposta hai deciso di insediarti qui in Libia. Ma perché proprio qui?”

Vancovar: “Ho pensato molto a ciò che hai detto e ho deciso che partire da un posto che è in subbuglio, sarebbe stato vantaggioso, piuttosto che partire in un luogo più tranquillo, dove c’è maggiore possibilità di portare scompiglio.”

Nicola: “Perché ti sei praticamente chiuso a riccio e non comunichi con il mondo?”

Vancovar: “Perché per sedare le rivolte e le tensioni che persistono in questo paese è meglio non avere le pressioni dei media. Occorre fare cose, che da voi si chiamano poco democratici, per portare l’ordine.”

Nicola: “L’invasione è quindi già iniziata?”

Vancovar: “Si è già iniziata, e tra l’altro secondo le tue regole?”

Nicola: “Ma tutto il resto della flotta? Quante astronavi hai fatto entrare in atmosfera?” Vancovar: “Una sola astronave, questa dove sei tu. Siamo scesi di notte e con speciali turbine l’abbiamo ricoperta di terra. Qui dentro c’è tutto quello che serve per iniziare l’invasione.”

Nicola: “C’è una cosa che non mi spiego. Hai fatto vedere il tuo volto in tv, perché le persone che hanno contatti con il tuo popolo non ti hanno riconosciuto e quindi è come tu non fossi qui?” 

Vancovar: “Perché non mi conoscono. Quando abbiamo deciso di invadervi, abbiamo fatto in modo che le persone che hanno avuto rapporti con voi non partecipassero all’operazione per non rischiare di mettere a rischio la missione.”

Nicola: “Sono tutti vivi le persone che hanno preso contatti con noi in passato?”

Vancovar: “Ebbene si! Noi viviamo più a lungo di voi e quindi ci sono persone che hanno visto l’evoluzione della vostra storia ad occhio nudo. Potrebbero scrivere dei libri di testo spettacolari. Cose che voi neanche immaginate.”

Nicola: “La storia così come la conosciamo è quella vera?”

Vancovar: “Che tipo di storia intendi?” Nicola: “Quella che si insegna a scuola.”

Vancovar: “Non è tutta vera. Ricordati che se in un luogo, anche ampio, la vita sembra sempre monotona, sembra che non ci sia niente che la possa cambiare, e ad un certo punto, in realtà cambia e di molto, vuol dire che qualcuno può aver fatto qualcosa di strano e magari pericoloso.” 

Nicola: “Esempio?”

Vancovar: “Ti faccio due nomi!” 

Nicola: “Dimmi!”

Vancovar: “Epidemia di Colera e di Influenza.” 

Nicola: “Cosa intendi?”

Vancovar: “Intendo che forse qualcuno voleva che scoppiassero queste epidemie punto e basta.” 

Nicola: “Tipo?”

Vancovar: “Sinceramente non lo so. Di sicuro non noi.” 

Nicola: “Qualcuno dice di si.”

Vancovar: “Nicola, Nicola, amico mio! Guarda che a noi servite molto, più di quello che pensi. Prima di mandare al creatore milioni di Sapiens ci pensiamo tante tante tante volte. Lo dimostra ancora una volta il fatto che ho accettato la tua proposta. ”

Nicola: “Ok!”

Vancovar: “Dai andiamo ad accompagnare Paola per il prelievo, perché trema così tanto dalla paura che non riesco a capire se è qualche bullone dell’astronave che si è allentato o se è lei.” 

Si incamminarono verso la stanza preparata per il prelievo.

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