sabato 16 maggio 2026

RIVOLUZIONE 8° CAPITOLO

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RIVOLUZIONE 8° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO

TESTO:

8° PUNTATA

Il giorno dopo attorno a Prima Donna gli animi si fecero caldi, ormai gli Orsi Neri si stavano arrabbiando. Così mandarono un altro rappresentante a parlare con Sirena, il capo di Prima Donna, per riferire che avrebbero avuto un altro giorno e poi avrebbero attaccato, per scongiurare questo tutte le donne si dovevano arrendere e sottomettere agli Orsi Neri.

Questa volta l’uomo rimase vivo, ma fu cacciato in malo modo a mani vuote.

Sirena cominciava a provare paura e un brutto pensiero legato al fatto che non arrivava nessun rinforzo.

Alberto, nel suo fuggire, lungo la Val d’Adige, aveva trovato rifugio, in un casolare dove ripararsi e proteggersi, dove si era disteso, stanco dal viaggio e si era addormentato.

Disturbato da alcuni rumori aprì gli occhi e si svegliò di soprassalto perché circondato da tre uomini vestiti da carabinieri in anti sommossa.

Uno prese la parola: “Benvenuto in Trentino, io sono Acquario, capo dei cavalieri del Trentino e del Trentino, tu chi sei?”

Alberto, prima di rispondere pensò un po’ ed ebbe una piccola illuminazione, e rispose: “Io mi chiamo Alberto, e sono proveniente da Genesi, una comunità che si è instaurata dopo Verona, nel basso veronese. E’ una comunità sorta dopo la catastrofe. ……….. Io sono scappato non ne potevo più.”

Acquario cercando di capire meglio chiese: “Perché sei scappato? Perché non ne potevi più di star li?”

Alberto vide che il dado era tratto e cominciò a spiegare: “Genesi è amministrata da un consiglio che la tiranneggia e detta regole e leggi severe, chi non segue a queste regole viene cacciato e rimane da solo. E’ una comunità che vuole conquistare tutto e tutti, vuole spadronare su tutto e su tutto.”

Un cavaliere di nome Leone si avvicinò ad Acquario e gli sussurrò: “Chiedigli se sa qualcosa della battaglia che si racconta ci sia stata in qualche vallata qui vicino.”

Acquario girò la domanda ad Alberto che colse l’occasione per dire una marea di bugie spiegando che la comunità di San Giovanni Ilarione era una comunità florida e forte, e siccome Genesi aveva sete di risorse e nuove armi la attacco depredandola.

Acquario disse: “Se scappavi da una situazione del genere allora da ora sei dei nostri e ti puoi ritenere dei nostri in tutto e per tutto. Ti daremo un alloggio, da mangiare e vivrai lavorando con noi.

I cavalieri ritornati alla base, dettero ordine di potenziare la fascia sud del Trentino, ovvero verso Verona, per fermare eventuali attacchi di Genesi.

Continuarono a parlare con Alberto e gli presentarono molti altri abitanti di Trento, però Alberto continuò a raccontare frottole mettendoli in allarme.

A Genesi Jenny prese la parola: “E’ veramente un periodo nero per Genesi, gli eventi stanno trasformando il clima e l’ambiente in un modo che non ci appartiene. Il problema è che siamo l’unico barlume di civiltà organizzata in una zona in cui la gente chiede e prega di ritornare alla normalità velocemente. Abbiamo vinto molte sfide, ma ora ce ne aspetta una più dura. Dobbiamo assolutamente partire in difesa di Prima Donna, nessuna di quelle donne deve cadere in mano agli Orsi Neri. Chiedo un grande sforzo e chiedo che domani stesso l’esercito riparta per un’altra missione. ………. Anzi William ce la faresti a partire questa sera stessa?”

William : “Da parte mia ascoltando Roberta e Gemma, ho già preparato i miei soldati a partire velocemente, anche subito, perché ho detto che non ci si può riposare sapendo che delle donne si trovano in quella situazione. ……….. Quindi se vuoi partiamo anche stasera.”

Jenny: “Sono fiera di voi.”

Elena: “Jenny si sa qualcosa di Alberto?”

Jenny: “Luigi forse è più informato. ……… Ne sai qualcosa Luigi?”

Luigi: “Alle ricerche ci sta pensando Kevin, ma ha trovato solo qualche traccia, perché gli ho ordinato di rientrare ogni sera per precauzione.”

Jenny: “Ok proseguite le ricerche.”

Nella tenda di Filippo si stava tenendo un brindisi.

Angelica: “Ce l’abbiamo fatta e il merito è tuo caro Filippo. Jonathan è tra le mie mani e  a Jenny non ci pensa più. Tu hai la tua Elena e quando ti deciderai avrai anche Jenny con cui provarci. ……… Ma ascolta la tua Elena dove è?”

Filippo: “Elena è in consiglio stasera ne ha per tanto e poi si ritirerà nella sua tenda. Ci vedremo domani. ……… Comunque sei stata molto brava anche tu con Jonathan, sei stata molto sveglia.”

Angelica si alzò e guardò Filippo negli occhi, lui le chiese: “Che c’è Angelica perché mi guardi così?”

Lei in silenzio si spogliò, lui era sbigottito, e poi nuda si sedette sopra di lui e disse: “Filippo, dobbiamo festeggiare anche noi per bene le nostre vittorie, lasciamoci andare questa notte io e te, sarà la nostra notte. ………. Non esiste Jonathan e non esiste Elena.”

Di li, poco prima era passato Matteo, un amico che senti tutto quello che si erano detti, e comprendendo che i due stavano tramando alle spalle di Jonathan, Jenny e Elena decise di rimanere con le orecchie dritte ed attente.

Si fece notte un’altra volta, William non era riuscito a partire con i suoi perché il tempo per organizzarci ci voleva, mentre Alberto a Trento continuava a riempire di bugie le orecchie dei Cavalieri dello Zodiaco. 

A Prima Donna si cominciava veramente  a perdere la speranza di vedere arrivare i soccorsi, e se la battaglia si fosse dovuta combattere in campo aperto in quel modo di sicuro sarebbe stata un’apocalisse per le Ninja.

Il sole diede la sveglia e la speranza a tutti per andare avanti.

Angelica e Filippo aprirono gli occhi e si accorsero di essersi addormentati, avevano esagerato con i festeggiamenti spogliandosi e c’erano andati giù pesante. In fretta si rivestirono guardandosi con piacere l’uno con l’altra. Nessuna aveva mai pensato di arrivare a quel punto visto che tutti e due avevano delle storie in atto, ma la cosa era nata cosa e bisognava cavalcarla. Angelica lo salutò con un bacio sulla fronte e dicendo a bassa voce in un orecchio: “Mi sei piaciuto sei un vero amico, non preoccuparti per me non sarà l’ultima volta se lo vorrai.” 

Alcuni cavalieri partirono, appena uscirono le prime luci dell’alba, all’insaputa di Albero, capitanati da Acquario in persona, e seguendo le indicazioni fornite dallo stesso Alberto, si diressero verso Genesi per capire cosa c’era di vero.

Arrivati a Genesi a tiro di binocolo, senza farsi vedere, rimasero raccapricciati e attoniti vedendo le manovre militari che si stavano compiendo, non potevano sapere i reali motivi di quel dispiegamento di forze, e credettero definitivamente a quello che aveva detto Alberto, decidendo di fare rientro a casa.

Matteo, che aveva capito, la sera prima, che tra Angelica e Filippo c’era qualcosa di strano, decise di farsi mettere in turno con lui all’entrata di Genesi come guardia.

Matteo aprì il discorso: “Filippo, ma dimmi un po’ come è la storia tra te ed Elena? Come state assieme?”

Filippo rispose: “Va bene, va bene. Elena è una ragazza perfetta è la ragazza della porta accanto.”

Matteo lo provocò: “Ma a te è sempre piaciuta Jenny, cosa te ne fai di Elena?”

Filippo: “A Jenny piaceva Jonathan, io nel frattempo mi sono messo con Elena e ho dimenticato Jenny. Ora che Jonathan sta con Angelica a me di Jenny non interessa più niente. ………. Angelica si è giocata bene le sue carte e se le sta giocando bene.”

Matteo lo provocò ancora: “Mi sembra che Angelica non sia mai stata molto sveglia, sembra che qualcuno l’abbia svegliata. ………… Speriamo che non diventi più furba del maestro altrimenti farà andare fuori di testa anche il maestro.”

Il discorso proseguì su questi livelli per un bel po’, poi Matteo smorzò il tutto.

Il contingente Aquila, partito in mattinata, era ancora lontano da Prima Donna e quindi proseguiva veloce. Gemma e Roberta non stavano nella pelle nel pensare che era il momento di andare a liberare le loro amiche.

In una camionetta Thomas e Giuly, soldato e soldatessa, stavano chiacchierando molto intensamente e su tutto, e tra una risata, una presa in giro, una piccola e accesa discussione, non si accorgevano che tra loro stava a nascendo del tenero.

Il convoglio viaggiava veloce, e la carica emotiva era alta, si sapeva che sarebbe stato più duro spuntarla con gli Orsi Neri, perché erano molto ben armati. 

Thomas e Giuly continuarono la loro chiacchierata, e incrociando i loro sguardi capirono che si stava creando la giusta alchimia.

Era un giorno caldo, ma nessuno lo percepiva, la tensione era altissima.

Ad un tratto: “Fermati Giuly, il convoglio si è fermato …………….. Scendo e vado a sentire.”, disse Thomas.

Parlando con gli altri si venne a sapere che erano ormai vicini. Gli Scout, soldati che erano andati in avan scoperta, avevano visto che Prima Donna era accerchiata completamente.

Mauro: “William, hanno accerchiato Prima Donna.”

Sergio: “Non l’hanno ancora attaccata però.”

William: “E’ un embargo ……….. la cosa è complicata, pensiamo …………. Gemma hai detto che le tue amiche ci daranno man forte con i cannoni?”

Gemma: “Di sicuro, quando cominceremo noi ci daranno man forte, per far si che gli Orsi Neri non si avvicinino, ma che scappino.”

Sergio: “Gli Orsi Neri sono molti, la mano della fortezza ci serve sicuramente. ………. Ma che volevano fare? ………… Sono dei veri maiali.”

William: “Ok facciamo così. ……….. Gli Orsi Neri sono di base verso Rovigo, quindi a Nord rispetto a Prima Donna che si trova a Sud. Noi attaccheremo da Sud Ovest, in modo da offrire una via di fuga agli Orsi Neri verso nord. Piano piano avanzeremo anche noi a nord una parte da sinistra e una parte da destra di Prima Donna ai lati praticamente. Ci ricongiungeremo a Nord di Prima Donna in modo da trovarsi gli Orsi Neri davanti e Prima Donna dietro. Cercheremo di cacciarli sperando che trovino utile la via di fuga che gli lasciamo a nord. ………… Ok dai tutti ai posti di combattimento.”

I Cavalieri di Zodiaco rientrarono alla base nel primo pomeriggio e si chiusero subito in riunione tra loro senza Alberto.

Acquario: “Fratelli siamo davanti ad una situazione strana, la comunità di Genesi sarà circa 2000 persone, non capisco come una comunità così piccola sia così guerrafondaia. Se fosse così sarebbero veramente spietati.”

Cancro: “E’ vero sono piccoli, ma è anche vero che non esistono altre comunità attorno, c’è il nulla.”

Leone: “Per me Acquario ha ragione Cancro, sono spietati e la gente ha paura e non si ribella.”

Acquario: “E’ vero saranno in 2000 ma hanno un esercito di 500 uomini e ben armato, noi siamo in 3000 e un esercito di 250 uomini. Poi c’è il fatto che noi siamo organizzati in più comunità, loro hanno proprio il deserto attorno. ………. Non so cosa fare.”

Leone: “Proviamo ad andare a parlare, facciamo una delegazione di rappresentanza ed andiamo a renderci conto di persona.”

Acquario: “Pensiamoci bene e semmai chiediamo altre informazioni ad Alberto.”

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VENNE IL GIORNO 1° CAPITOLO

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VENNE IL GIORNO 1° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO

TESTO:

1° PUNTATA 

Nicola stava bevendo il suo solito bicchierino di Brandy serale, in salotto, seduto nel suo divano di pelle nera, mentre leggeva uno dei primi libri comperati quando aveva cominciato ad appassionarsi alle sue ricerche aliene, scritto da Zecharia Sitchin dal titolo “La Bibbia degli Dei”. 

Lo appassionava sempre, anche se ormai lo conosceva a memoria. 

Un libro che racconta come la civiltà umana fosse frutto di una metamorfosi genetica, messa in atto da una comunità aliena venuta sulla Terra per sfruttarla, milioni e milioni di anni fa. 

Questo libro analizzava e sviscerava questa ipotesi ripercorrendo gli scritti della Bibbia Cristiana e di altri libri religiosi comunemente usati; dove, secondo Sitchin, erano ampiamente scritti gli incontri tra gli Dei Allieni e le persone umane. 

Chiuse il libro nel punto in cui Dio dettava i dieci comandamenti a Mosè, chiedendosi: “Ma se Dio era uno solo, come ci vogliono far credere, per quale motivo si era scomodato a dire e comandare a Mosè: “Non avrete altro Dio all’infuori di me!” Come può un Dio sentirsi minacciato da un oggetto o un simbolo, come può essere un toro d’oro o altro a metterlo in crisi? Non è che veramente c’erano altri Dei sulla Terra e quel Dio voleva essere l’unico per Mosè?” 

Poi riflettendo, e valutando altri credi e altre religioni, pensò che forse ci era capitato il Dio più buono e misericordioso. 

Fatto stà, che portandosi davanti ad una finestra ed osservando le stelle, si mise a riflettere, sul fatto che se fossero veramente ritornati gli alieni descritti da Sitchin, come sarebbero stati? 

Come si sarebbero comportati con il genere umano? 

Loro ci avevano creato, forse, e noi potevamo veramente essere pronti a distruggerli? 

Si mise il pigiama e facendo un sorriso se ne andò a letto a riposare. 

Il cielo quella sera dava il meglio di se, le stelle erano di un brillante incredibile, sembravano vicinissime e raggiungibili. 

Nicola assieme a Paola, Mirko e Tiziana erano 4 ragazzi, ingegneri aereospaziali, che pur di avere un contratto di lavoro, avevano accettato di lavorare al “Centro di Intercettazione Spaziale” , del CNR Italiano, sito in una delle colline poste attorno ad Enna. 

Uno di quei centri che a causa dei tagli aveva subito molti ridimensionamenti, tanto da diventare un progetto di basso livello, poco finanziato, ma comunque ancora attivo grazie ai nostri 4 temerari. 

Nicola aveva 40 anni, era il responsabile, alto 1 metro e 75, fisico asciutto, capelli corti neri e occhiali da intellettuale secchione della classe. 

Paola aveva 36 anni, alta 1 metro e 70, capelli castano scuro mossi e lunghi fino al sedere, corpo modellato splendidamente dalla bici che praticamente usava più della macchina. 

Mirko era il più giovane del gruppo, 32 anni, il tipico smanettone del pc, alto 1 metro e 80 asciutto e magro, sembrava che il grasso nel suo corpo non esistesse. 

Tiziana, la fotomodella, la ragazza immagine del Centro, 35 anni, per 1 metro e 75 di altezza, 

corpo formoso e ben disposto. 

4 ragazzi che ascoltavano i suoni dello spazio come se fossero la migliore melodia mai ascoltata. 

Il centro era formato da una parabola gigantesca, da qualche antenna di supporto, da un edificio di 3 piani da 300 metri quadri ogni uno. 

Una vera bomba tecnologica, per svolgere bene il loro lavoro i nostri ragazzi avevano a disposizione il meglio del meglio della tecnologia. 

Mirko e Tiziana, avevano anche sviluppato un software che le persone da casa potevano scaricare per mettere i propri pc domestici in rete ed ampliare maggiormente il potere di calcolo del centro stesso. 

In cambio di questo sforzo, le persone a casa ricevevano sul pc via mail foto in alta risoluzione dello spazio aggiornate settimanalmente con le relative descrizioni. 

A Verona, infatti, si era formato un vero e proprio gruppo cultore del tema capeggiato da un’appassionata di nome Siriana, una laureata in scienze politiche, alta 1 metro e 65, capelli lunghi neri lisci, magrolina, ma molto simpatica e precisa. 

Sono le 9.00 del 10 Ottobre 2014, una splendida giornata di sole siciliano che riscalda bene l’aria e fa sentire tutti ancora in estate. 

I nostri 4 amici si sono appena posizionati ai loro posti di combattimento e come sempre si comincia con un controllo alle registrazioni effettuate in automatico nella notte. 

Paola è alla postazione che verifica realmente se ci sono state registrazioni di impulsi di qualunque tipo, Tiziana è alla postazione che controlla tutto ciò che ha registrato di fisico e concreto il radar, Mirko è l’analista del segnale quindi entra in azione se un segnale viene captato veramente e Nicola dirige il tutto come un capitano di una nave stellare. 

Tutti sono intenti ai loro lavori e a controllare. 

Paola: “Ragazzi, attenzione alle 3 e 23 della notte. Ho un impulso chiaro.” 

Tiziana: “Verifico ……….. E’ proviente da Sirio.” 

Mirko: ”Ma dai, ragazze, state calme sarà la solita scoreggia spaziale, e niente di più, verificate bene!!” 

Paola: “Scoreggia spaziale un cavolo me lo da come un segnale informatico chiaro.” 

Nicola sempre composto nella sua postazione: “Sarà qualche segnale di qualche satellite in avaria, Mirko, analizzalo bene.” 

Mirko: “Vi avverto che questo è il segnale 250 che scambiate come segnale extra terrestre ed è una scoreggia spaziale.” 

Nicola: “Mirko per piacere, siamo qui per questo!” 

Mirko: “Ok capo.” 

Mirko, inserisce il segnale nell’analizzatore di bande di frequenza, che ha lo scopo di valutare se il segnale è paragonabile a un qualsiasi segnale emesso da un trasmettitore terrestre. 

Dopo qualche minuto Mirko si alza in piedi deglutendo più volte e cupo in viso: “Ragazzi il computer mi da il segnale come non terrestre. Da dove viene Tiziana?” 

Tiziana: “Da Sirio proviene, guarda ti elaboro la mappa sullo schermo grande.” 

Dopo un minuto, tutti sono in piedi in preda al panico. 

Nicola: “Non è mai successo, una cosa del genere, di solito anche l’elaborazione della mappa era fumosa, ma questa ……… questa è chiarissima. …….. Aspettate però ad esaltarvi, potrebbe essere un segnale captato da qualche sonda spaziale lanciata qualche tempo fa, in fondo tra sonde su marte, intorno alla luna e altro lo spazio è pieno. Controlla meglio Mirko.” 

Paola: “Attivo la procedura XX SPACE?” 

Nicola: “Si potrebbe, fare, brava Paola, hai un’ottima idea. Qui le indicazioni ci sono tutte.” 

La procedura “XX SPACE” era una procedura complicata, con cui il laboratorio si agganciava ai radar dei robottini spediti su Marte e verificava se loro a quella distanza avessero captato qualche segnale. 

Era una procedura che liberamente i nostri amici potevano attivare da soli. 

Nicola: “Si dai attivalo e vediamo che risposte ci da.” 

Tiziana: “Quanto ci mette ad arrivare la risposta?” 

Paola: “Tre ore.” 

Mirko: “Fino a che non arriva la risposta, faccio delle altre verifiche.” 

Nicola: “Ok continuiamo il lavoro, ed aspettiamo la risposta.” 

La giornata lavorativa, si svolgeva bene o male sempre con questi ritmi, a volte più intensi e a volte più leggeri. Nel centro c’era una zona cucina dove andavano per prepararsi un caffè o mangiare a mezzo giorno, e vari uffici, che usavano un po’ per rilassarsi un po’ per svolgere delle mansioni loro personali o per studiare. 

Erano abbastanza liberi, di organizzarsi il lavoro come volevano, visto che come abbiamo detto come progetto era stato declassato. 

Ogni tanto Nicola, doveva recarsi a Palermo, dove c’era la direzione generale del centro per relazionare sul lavoro svolto, ma anche in questo caso si trattava sempre di cose abbastanza routinarie. 

Ma che rapporto c’era tra i quattro, oltre al rapporto di lavoro? 

Erano tutti e quattro fisicamente belli ed attraenti, accattivanti e con doti molto spiccate ed affascinanti, ma per non rovinare il buon rapporto di lavoro, avevano cercato di tenere sempre lontana la possibilità di trasformare il loro rapporto di amicizia in qualcos’altro. 

Avevano cercato di trovare l’amore fuori dal gruppo, ma senza trovarlo, perché comunque si sentivano molto legati e avevano difficoltà ad aprirsi con persone esterne. 

Ai nostri tempi lo chiamano pluriamore, ovvero quei rapporti d’amore di gruppo, in cui si sta un po’ con l’uno un po’ con l’altro a giorni, senza gelosia ne rancori, ma tra i quattro l’aspetto legato proprio all’amore era stato sempre tenuto a freno. 

Mentre si trovavano in cucina a bere un buon caffè preparato da Paola, l’allarme del centro suonò, avvisando che era arrivata la risposta da Marte. 

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1° LIBRO

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2° LIBRO

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RIVOLUZIONE 7° CAPITOLO

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RIVOLUZIONE 7° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

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TESTO:

7° PUNTATA 

Corsero per tuta la notte come dei fulmini nella pianura veneta.

Nei pressi di San Giovanni Ilarione, il nostro esercito si era accampato a debita distanza.

Alcuni erano andati in avan scoperta, per valutare se c’erano uomini del Wikingo nei dintorni della loro postazione. Avanzando erano arrivati fino al villaggio, che in quel momento era tutto spento perché tutti erano a dormire.

Il giorno seguente si preparò l’attacco, che sarebbe avvenuta la sera dopo. 

Un gruppetto di 10 guardie del Wikingo uscirono in direzione proprio dei nostri di Genesi. 

Quando i nostri li videro arrivare, si prepararono debitamente, quello era un momento importante, perché poteva essere la verifica principale di tutto il lavoro svolto.

Alla giusta distanza, dalla boscaglia i nostri fecero partire le frecce, che si conficarono chi nel torace, chi in testa, chi sul cuore.

I nostri cacciarono un urlo da stadio, da curva, e si rallegrarono, correndo subito ad avvisare gli altri.

William rimase compiaciuto dei propri soldati, però li esortò a mantenere la calma e disse: “Ok ragazzi, mantenete la calma perché ora c’è un piccolo problema, i loro compagni non vedendoli rientrare si allerteranno, quindi bisogna far in modo che chi scopre quei cadaveri non arrivvi ad avvisare gli altri.”

Mauro diventato il vice di William chiese: “Se provocassimo un diversivo per allontanarli e distrarli? Si potrebbe generare un’esplosione in un punto lontano dal loro villaggio dietro il loro villaggio in direzione opposta a noi.”

William esclamò a Mauro: “Mi dispiace di non averla avuta io questa idea, meriti veramente il titolo di Capitano Mauro.”

Sergio, un prode soldato disse: “Ci vado io con qualcun altro a generare l’esplosione perché stare qui fermo al campo mi vengono le verruche al buco del culo.”

William allora organizzò di mandare 10 soldati con Sergio per generare l’esplosione e 10 con Mauro a fare la guardia ai soldati uccisi per ucciderne altri se arrivavano.

Le due missioni subito partirono, effettivamente qualcuno si era accorto che i loro compagni non tornavano ed era andato a controllare.

Sergio, era arrivato in postazione, passando in mezzo al bosco non senza difficoltà, in fretta si preparò e provocò una grande esplosione. Poi si appostò con gli altri dieci ad attendere e vedere gli sviluppi.

A Genesi, Jonathan era ancora ammalato, e Angelica faceva di tutto per accudirlo, attirando così le sue attenzioni. Molti di Genesi, sapendo che era ammalato vennero per aiutarlo, nei campi. C’è da sottolineare, che i confini di proprietà erano spariti ormai e non avevano più valore. 

Jonathan era così bravo che si era messo a coltivare anche campi che non erano suoi prima della catastrofe, perché occorreva alimentare bene e in quantità la gente di Genesi, i reali proprietari dei campi, si misero ad aiutare Jonathan o addirittura alcuni erano morti. 

A uno di loro Jonathan diede un mazzo di fiori da portare a Jenny, ma questa una volta averlo ricevuto e sentito che era di Jonathan, lo buttò senza farsi vedere.

A San Giovanni Ilarione, Mauro, appostatosi a difesa del proprio campo, era riuscito ad uccidere ben 50 soldati e a nasconderli, perché si susseguivano nel cercare i loro compagni dispersi. 

Era un lavoraccio ma per questo aveva chiamato rinforzi.

Esplosioni e strane sparizioni, fecero mettere in allerta tutto il campo del Wikingo che aumento le difese del villaggio.

Roberta e Gemma, nel frattempo, correvano all’impazzata nella pianura in direzione Genesi e arrivarono nel tardo pomeriggio.

La gioia di vedere Roberta viva fu immensa e la festa esplose automaticamente.

Passata la festa Roberta e Gemma spiegarono tutto a Jenny, che rimase sconcertata, e spiegando i nuovi sviluppi che c’erano stati dalla sparizione di Roberta, spiegò che il contingente militare ora era impegnato nel liberare i loro amici a San Giovanni Ilarione.

Gemma disse: “A Prima Donna le mie compagne resisteranno molto, ma se per caso riuscissero a sfondare le difese, questa volta gli Orsi Neri, non saranno così gentili come dicono di essere, ci saranno violenze e saccheggiamenti feroci. ………. Non si potrebbe almeno avvisare i vostri e metterli al corrente di tutto perché facciano presto?”

Jenny: “Alfred, facciamo così, organizza delle persone che vadano a vedere come sono messi a San Giovanni Ilarione.”

Roberta: “Io e Gemma andremo con loro.”

Jenny: “No voi no, siete stanche.”

Gemma: “Non siamo mai state così fresche.”

Jenny: “Ok ma partirete domani e stasera a letto presto tutte e due.”

Elena e Filippo si incontrarono in un momento di riposo di entrambi. Filippo era contento di avere questa fanciulla così disponibile e così graziosa tra le braccia che decise di giocarsela bene, e di divertirsi, fino a che non avrebbe avuto tra le mani Jenny. Le donò perfino dei fiori che aveva raccolto in precedenza.

William si preparò per la grande battaglia, la più feroce e sanguinosa finora mai affrontata.

I nostri si mossero nei boschi con lentezza ed in silenzio, dovettero fare tutta la strada a piedi per non farsi sentire. Arrivati a duecento metri si sparpagliarono . 

Partirono per primi gli scout che dovevano neutralizzare le guardie. C’era buio pesto, le poche luci illuminavano solo il campo nemico.

Cominciarono in modo sincronizzato con le frecce a neutralizzare le guardie.

Vennero neutralizzati tutti quelli che correvano a vedere cosa succedeva, ma il numero stava aumentando molto, perché il campo si mise in allarme.

I nostri lanciarono il gas anestetizzante, ne lanciarono tantissimo ed impregnarono l’aria del cattivo odore che emetteva.

Il Wikingo ordinò una massicia azione di difesa, ma sparavano senza capire da dove proveniva l’attacco. 

I nostri si avvicinarono e cominciarono a sparare ancora più frecce, spararono anche con i mitragliatori. 

Il gas stava facendo effetto.

I nostri continuavano a buttare gas, via via continuavano, dovevano essere sicuri che tutti dormissero. 

Il Wikingo alla fine scappò con i fedelissimi, promettendo vendetta.

La zone era tutta piena di gas, non ci si vedeva neanche, i nostri dovettero aspettare che il vento smosse il gas e pulisse l’aria.

Una volta entrati molto lentamente controllarono che tutti i nemici fossero morti.

Arrivati nella zona schiavi, che erano tanti, oltre a i nostri ce n’erano altri. 

In tutto erano 150.

William ordinò che fossero recuperati tutti e portati al vicino campo base. Nessuno degli schiavi si accorse che era stato salvato perché tutti erano anestetizzati.

La notte passò veloce, perché ci fu un grosso lavoro di riconoscimento, visite mediche, esami e assistenza ai risvegli. 

Il mattino seguente Roberta e Gemma, partirono da Genesi verso San Giovanni Ilarione, scortate per sicurezza.

Le jeep viaggiavano veloci perché a forza di passare con molti mezzi varie volte le strade si erano disegnate anche da sole.

Vicino a San Giovanni Ilarione il lavoro di controllo sanitario sui liberati proseguiva sempre al massimo, il villaggio venne bruciato.

Sergio: “Facciamo ritorno in giornata capo?”

William: “No io propongo di rimanere un paio di giorni per riprendere le forze e controllare meglio qui sul posto i nostri amici, almeno il grosso del lavoro lo avremmo già fatto per il ritorno.”

Roberta e Gemma arrivarono in tarda serata tra lo stupore di tutti, che erano compiaciuti perché a Roberta non era successo niente e stava bene.

A Genesi quella fu una serata tranquilla.

Elena si era trovata con Filippo che le aveva preparato una bella cena romantica.

Finita la cena lui si fece prendere dalle manovre seducenti di lei, era bellissima e dolcissima quella sera. 

Anche Angelica era andata Jonathan che si era completamente ripreso.

A base di stuzzicherei strane Angelica cercava di sedurre Jonathan, il quale decise di lasciarla fare tanto ci sapeva fare.

William, Roberta  e Gemma stettero svegli tutta la notte e le due spiegarono tutto per filo e per segno ciò che stava succedendo a Prima Donna. William  capì che la situazione era grave e non c’era da perdere tempo, ma occorreva rima portare a casa la missione in corso con il massimo del risultato possibile.

Il giorno dopo a Genesi si preparò tutto per il possibile e sperato ritorno dei nostri, si era pensato alla grande, medici ed infermieri erano pronti e comunque tutti erano pronti a far festa ai nostri.

Alberto, dal canto suo ormai si era perduto, aveva trovato una vecchia moto, arrugginita ma funzionante e si era messo a correre alla disperata come se dovesse fuggire da chissà chi o cosa. La testa ormai gli stava facendo brutti scherzi, ma come sempre in questi casi quando ce se ne accorge è troppo tardi.

Viaggiò costeggiando l’Adige e si inoltrò in Val D’Adige, verso il Trentino Alto Adige. Ricordiamo e non ci stancheremo di dire che i terremoti violenti che c’erano stati avevano modificato molto il terreno e quindi non si deve pensare alle strade che c’erano prima del 2012. La strada era tortuosa e forse la moto era il mezzo più semplice da utilizzare per spostarsi veloce mente.

Sovra pensiero non si era accorto che aveva oltrepassato un vero e proprio segnale di confine. Alfred, venuto a sapere della scomparsa di Alberto da alcune persone, spiegò tutto a Jenny che ci rimase male. 

Sapeva che Alberto era insofferente al suo comando, ma non pensava che potesse succedere una cosa del genere e poi si sentiva molto responsabile verso tutti quelli della comunità.

Alfred chiese a Jenny come stesse andando la storia con Jonathan, e lei rispose che al momento le cose non andavano affatto bene, ma che più avanti avrebbe avuto la volontà di parlargli meglio.

Passarono due giorni velocemente senza che nessuno se ne accorgesse.

A Prima Donna l’embargo stava ancora durando e gli Orsi Neri non avevano la benché minima intenzione di cedere. Non volevano uccidere nessuna donna, ma non volevano andarsene senza di loro, ma non avevano neanche idea di quante risorse disponevano le nostre donne.

Le Ninja di Prima Donna erano veramente dure come l’acciaio e resistevano chiuse all’interno della loro fortezza.  

A Genesi, le guardi all’entrata videro un grande polverone alzarsi da lontano e molti corsero armati a vedere cosa stava arrivando.

Filippo preso il binocolo guardò e tirò un urlo di gioia che risuonò da per tutto, dicendo: “E’ William e i nostri sono tornati, sono tornati, ce l’hanno fatta!”

Molti altri cominciarono a gridare dalla gioia e a chiamarsi l’un con l’altro.

Qualcuno corse a chiamare Fatima, moglie di Erik, e qualche altro il consiglio, e tutti corsero all’ingresso. 

Il convoglio si fermò all’esterno del campo, visto il numero di persone da occogliere e sistemare.

Luisa saltò tra e braccia di William, e anche le altre moglie e fidanzate fecero con i loro rispettivi compagni. Si procurarono bottiglie di vino e bicchieri in quantità e in un attimo fu una grande festa.

Jenny ordinò che per il giorno dopo fosse organizzata una grande festa e che tutti i lavori fossero fermati per parteciparvi tutti, doveva essere un momento di libero sfogo di emozioni.

William, dopo e saluti di rito si ritirò subito con Luisa.

Gli altri praticamente continuarono la festa fino al giorno dopo.

Fatima accompagno e assistette Erik in ospedale, coccolandolo e trattandolo come un bambino bisognoso d’affetto, per tutta la notte.

Anche Angelica e Jonathan passarono la notte assieme, Jenny li aveva visti girare tra la gente, nella festa e si convinse che tra lei e Jonathan non c’era proprio più niente da chiarire.

Filippo, lasciò Elena andare alla zona ospedale per sincerarsi della situazione dei feriti, vide Jenny da sola e provò ad intrattenerla, e stimolarla ad allacciare qualche rapporto più stabile con qualcun altro.

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