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RIVOLUZIONE 14° CAPITOLO
Scritto interamente da Zorzella Fernando
Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.
DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO
TESTO:
14* CAPITOLO
A Pegognaga, nel frattempo le condizioni di Franco stavano peggiorando, era stato colpito da un’infezione resistente agli antibiotici.
Questo mise in allarme il Dott. Peter, cercava di non mettere in allarme le altre persone, ma precauzionalmente limitava le visite perché non ci fossero contagi.
Il giorno seguente di primo mattino Filippo andò dal dottore molto spaventato.
Dott. Peter: “Cosa c’è Filippo, cosa succede?”
Filippo: “Sia Angelica che Maurizio stanno male, hanno febbre alta, non sono capaci di muoversi, male al torace, difficoltà a parlare, tosse, cosa si può fare?”
Dott. Peter: “Vengo subito a visitarli e poi per sicurezza passo a visitare anche tutti gli altri che hanno fatto visita a Franco per valutare se altri hanno preso l’infezione di Franco.”
Così fecero e scoprirono che altri 20 mostravano questi sintomi.
Tutti vennero portati in infermeria per essere sotto controllo e per cercare di isolarli dagli altri.
Nel frattempo a Genesi, William lesse il rapporto redatto da Thomas e Giuly, e cominciò a riflettere assieme agli altri.
Non era ancora sicuro che dal Gruppo di Bologna sarebbero arrivati aiuti, perché non avevano contatti diretti.
Si portò subito la questione in consiglio per discuterne tutti assieme.
Si pensò a tutte le base presenti attorno, escludendo quelle già visitate ed ispezionate, a qualcuno venne in mente la base militare di Affi, ma poi ci si ricordò che era già stata chiusa prima della catastrofe.
Vicino alla tenda del consiglio, in quel momento passò Geremia, uno dei più anziani della comunità ed entrato nella tenda con il dovuto rispetto chiese la parola, che gli venne concessa.
Geremia: “Prima che accadesse la catastrofe sul monte Calvarina si stava smantellando una base militare importante.”
Jenny: “Dove si trova il monte Calvarina?”
Geremia: “Si trova per andare a San Giovanni Ilarione, sulla destra.”
Fabrizio: “E’ la zona dove c’erano gli immortali, non si può andare ancora la è un suicidio.”
William: “Cavoli io non ne sapevo niente, altrimenti prima di ritornare, ci si poteva fermare ed andare a vedere.”
Elena: “Ma sarà stata già saccheggiata dagli immortali, non ci sarà più niente dentro.”
William: “E’ improbabile che gli immortali ci fossero stati, erano poco armati, è stato semplice sconfiggerli.”
Comunque non era uno scherzo pensare di ritornare dopo aver sostenuto la battagli a Prima Donna, tutti erano stanchi, e per lo più gli immortali potevano essere ritornati e aver ripreso le loro postazioni. C’era anche da dire che non si sa cosa si sarebbe trovato dentro la base, anche alla base di Asparetto sembrava che non ci dovesse esserci niente dentro, mentre poi ci si è trovato un contingente al completo.
La cosa si poteva fare, ma occorreva studiarci bene sopra.
William ottenne dal Consiglio la possibilità di pensarci assieme a Bruno, Sirena, Mauro e Sergio.
Nel pomeriggio Jenny andò da Jonathan per discutere alcune faccende legate al funzionamento di Genesi e tra un bacio e una carezza si snocciolarono vari problemi.
L’inverno passato era stato molto rigido, si era riusciti a superarlo usando al meglio le risorse che si avevano a disposizione, ma ora Genesi era più grande ed occorreva studiare qualcosa di differente.
Jonathan promise che ci avrebbe pensato, parlandone anche con altri e con persone che facevano come lavoro i caldaisti e gli idraulici.
Sirena e William erano andati in una tenda a sistemare dei documenti, mentre sistemando alcuni faldoni sopra uno scaffale utilizzando una scaletta, Sirena scivolò da uno scalino, William la prese al volo, ma caddero tutti e due per terra rovinosamente.
Sirena vedendosi tra le braccia di lui prese e lo baciò, e poi disse: “Ti voglio solo e tutto per me.”
William rispose: “Non è possibile Sirena te l’ho già detto e ti chiedo di finirla, io voglio solo Luisa.”
Luisa entrò improvvisamente, ma i due si erano già sistemati e avevano riordinato il tutto.
Luisa: “Ciao a tutti! Sentendo le vostre voci, mi sono chiesta se vi va che ceniamo tutti e tre assieme questa sera così per conoscerci meglio Sirena.”
Sirena prese la palla al balzo e disse di si.
Il sole illuminava anche la bella e tranquilla Pegognaga ormai sotto la feroce morsa di uno strano batterio.
I casi di malattia continuarono ad aumentare, qualcuno sembrava migliorare, ma la maggior parte no. Si ammalarono in molti, uomini, donne e bambini, e il Dottor Peter cominciava a preoccuparsi seriamente.
A sera anche lo stesso Dottor Peter manifestava i sintomi della malattia, così dopo aver riordinato l’infermeria Filippo ritornò a casa.
Angelica stava sempre più male, occorreva fare qualcosa non si poteva continuare così, non si poteva aspettare il morto prima di intervenire.
Non se ne poteva più, questo nuovo mondo ti metteva alla prova ogni giorno senza tregua e senza scampo, non ci si poteva fermare.
Occorreva prendere una decisione seria.
La mattina seguente, racconto cosa voleva fare al Dottor Peter ed Angelica e presa una Jeep partì alla volta di genesi per chiedere aiuto.
Prima di partire anche lui si cominciò a sentire strano.
Il viaggio non fu per niente semplice perché il malessere aumentava e la febbre continuava a salire, dovette fermarsi la notte a riposare.
Un raggio di sole, che gli colpì gli occhi lo svegliò, gli uccelli non c’erano già più, così a fatica riprese la jeep e proseguì il viaggio.
A Genesi, William e gli altri si ritrovarono per ridiscutere i piani per andare al monte Calvarina, oltre a questo si discusse su un piano d’azione più ampio che riguardava anche altri aspetti, e poi si andò a riferire in consiglio.
Divenne esecutivo il giorno dopo con un lavoro immane ed impressionante.
Venne potenziato con un totale di 100 soldati l’avamposto Guardia Legnago e vennero creati altri tre avamposti, ovvero a Verona, Nogara e Zevio dichiarando unico responsabile Erik, per le sue doti manageriali.
Fu istituito il corpo dei Carabinieri di Genesi e responsabile fu nominato Bruno.
Per andare alla Calvarina sarebbero partiti 250 soldati e 250 civili per le operazioni di sgombero della base se ce ne fosse stato di bisogno.
Jenny e Jonathan riuscirono a passare la sera assieme.
Jenny: “Che giornate ragazzi non si vive più, siamo vivi ma è come non loo fossimo.”
Jonathan: “La vita ha preso una piega che non ci apparteneva, è una lotta contro la sopravvivenza.”
Jenny: “In poco più di un anno abbiamo messo in ordine molte cose, ma è tutto da ricostruire e capire, ci troviamo a vivere in un mondo nuovo.”
Jonathan: “La cosa più grave è che dobbiamo trovarci a combattere contro altri italiani, solo perché alcuni hanno deciso di seguire un proprio Dio.”
Jenny: “Se provassimo ad attivare un dialogo con gli Orsi Neri, ……… Possibile che nessuno voglia ritornare a vivere in un regime di libertà come prima?”
Jonathan: “Forse le donne si, anche i bambini, …….. a me sembra che non sia così difficile fargli cambiare idea. Nache valutando come si comportano i 4 che abbiamo in gabbia.”
Jenny: “Dovremmo parlare anche di questo e cercare di sviluppare qualcosa di nuovo.”
La chiaccherata andò avanti ancora un bel po’ di tempo su questi temi.
William, invece, dormiva già da un po’ abbracciato alla sua Luisa, svegliatosi di soprassalto per un incubo che stava facendo. Cominciò, per rilassarsi a pensare a come comportarsi con Sirena, perché comunque era difficile resistere alle sue avance.
Adesso che aveva trovato la sicurezza sentimentale, e dopo averlo fatto capire a Sirena, quanto si sarebbe ancora spinta?
Filippo si svegliò, di soprassalto, aveva dormito dal mattino fino a sera inoltrata. Si sentiva distrutto dalla malattia, ma non si fece perdere la forza d’animo, quindi concentrò tutte le forze e si mise in moto.
Cercando di far fronte alla paura che comunque lo stava assalendo, corse alla jeep, la mise in moto e partì a razzo verso Genesi. Dallo specchietto retrovisore notò che nessun uccello si faceva attrarre dal rumore e nessuno si metteva in volo.
Arrivò a Genesi il giorno dopo a pomeriggio inoltrato, si fermò davanti al portone d’entrata, uscì dall’auto e si accasciò per terra stremato, davanti agli occhi increduli delle guardie.
Era da poco partito il contingente per la Calvarina.
Fu proprio Bruno, mentre stava dando le nuove direttive alle guardie a soccorrerlo e a portarlo in infermeria.
Fu accudito da amici e parenti, ma nessuno riusciva a spiegarsi del perché fosse così ammalato e tutti si chiedevano dove fosse finita Angelica, visto che se n’era andata con lui.
La sera riprese conoscenza e davanti agli occhi si vide Jenny e Jonathan.
Filippo con un filo di voce, cercò di affrontare subito la discussione principe: “Ho combinato un bel casino vero? Dovete scusarmi sono stato un vero e proprio figlio di buona donna, ma c’è una cosa che devo dirvi subito ……….”
Jonathan lo fermò: “Qualunque cosa sia successo non giustifica la tua fuga, anche perché con una bella e sana scazzottata avremmo risolto tutto e poi saremmo stati ancora una squadra unita.”
Jenny: “Si è vero, ci saremmo spiegati, avremmo litigato magari, ma saremmo sempre stati una comunità come siamo stati fino ad ora. ………. Ma ascolta,dove si trova Angelica?”
Filippo prese tempo e fiato e cominciò a spiegare: “Quando siamo partiti da Genesi, eravamo alla ricerca di una nuova comunità. ………. Non volevamo andare in nessuna comunità conosciuta, quindi ci dirigemmo lontani. Dopo 2 giorni arrivammo a Pegognaga, in provincia di Mantova, dove trovammo una comunità tranquilla formata da costruttori, edili e non, falegnami, e altro. E’ una piccola comunità tranquilla, saranno 1500 persone. …….. Non hanno neanche armi per esempio. …….. Da qualche giorno c’è un’infezione che si sta propagando e non sta dando tregua. Gli ammalati continuano a moltiplicarsi, e nessuna malattia riesce a trattenere l’epidemia. ……….. Anche Angelica è amalata e come vedete anche io.”
Jonathan. “Sono tutti malati come te?”
Filippo: “S!”
Jenny: “I dottori hanno detto che sei affetto da una potente broncopolmonite e gastroenterite combinate.”
Filippo: “Io sono venuto a chiedere aiuto, non possiamo lasciarli la da soli, dobbiamo fare qualcosa per loro Jenny.”
Occorreva andare subito in consiglio per parlarne affrontare il discorso.
Geremia era un vecchietto che ormai non poteva più fare grandi cose per la comunità, così se ne stava spesso vicino o dentro alla tenda del consiglio ad ascoltare senza mai disturbare tutto ciò che si diceva.
Anche questa volta, mentre si discuteva di Pegognaga e dove si potesse trovare, alzò la mano e chiese la parola cortesemente, che gli venne subito concessa: “Pegognaga si trova dopo Nogarole Rocca, andando verso Mantova, anzi a sud di Mantova, una volta c’era l’uscita in autostrada. Per andarci senza autostrada, occorre tenere la strada per Mantova e poi seguire le indicazioni per Suzzara e Pegognaga, sempre che ci siano ancora.”
Il Consiglio gli fece un applauso e lo ringraziò per l’aiuto concesso.
Non era vero che Geremia non serviva più a niente, si stava,invece, rivelando un prezioso aiuto.
Pegognaga, si trovava comunque lontano e senza l’aiuto di Filippo, era un casino arrivarci.
Thomas chiamò a raccolta un gruppo di soldati, medici ed infermieri, perché per la missione in questione occorreva un gruppo eterogeneo, ma selezionato. Chiese di poter portare con se anche Giuly, e gli venne consentito.
Si sa che lavoro e amore non vanno sempre bene, ma si cercava di non ostacolare questi rapporti perché occorreva che le persone si sentissero sempre a loro agio in ciò che facevano.
Le ore passarono e Filippo si svegliò chiedendo di parlare con qualcuno, così ebbe la possibilità di spiegare perfettamente che strada fare per andare a Pegognaga, ma sommerso dalle domande come era si dimenticò di dare spiegazioni sulle Aquile Giganti.
Il giorno dopo Thomas, aveva già preparato tutto per la missione, sarebbe stata di sicuro lunga e difficoltosa, perché occorreva curare tutti li sul posto per non incorrere in contagi, sperando di riuscirci.
Il convoglio era già pronto a partire, tutti si stavano salutando l’un l’altro e Thomas stava facendo un discorso rinforzante, quando dal cielo si senti rumori di elicotteri arrivare.
Erano i bolognesi che stavano ritornando come promesso.
Atterrati Alex, scese e venne subito raggiunto dagli altri.
Alex: “Scusate se ho ritardato ma ci sono stati dei piccoli problemi a Bologna che si sono risolti per il meglio.”, guardandosi intorno vide che c’era un convoglio già pronto a partire e chiese spiegazioni: “Ascoltate state partendo per un festa senza aspettarmi? Ma non sera detto che qui a Genesi condividete tutto? Dove andate?”
Thomas: “Un nostro concittadino è ritornato da Pegognaga, dove vi era finito per caso, li c’è un ‘infezione che sta facendo ammalare tutti gravemente, stiamo partendo per andare a prestare soccorso.”
Alex: “Come ho detto mi state lasciando a casa. ……… Posso fare qualcosa io per voi?”
Thomas: “Non so cosa?”
Alex: “Tipo, se mi lasciate un po’ di tempo chiamo i rinforzi e vi organizzo un trasporto degno delle autorità più importanti.”
Thomas: “Se ce la fai ben volentieri.”
Alex si prese il tempo per chiamare e spiegare tutto ai rinforzi e dopo due ore arrivarono a Genesi elicotteri da trasporto di vario genere, così tutto il contingente potè imbarcarsi e il viaggio fu più veloce.
Arrivati sopra Pegognaga, Thomas parlò alla gente del posto con l’altoparlante dell’elicottero dicendo: “Siamo amici di Filippo, siamo di Genesi, siamo venuti in vostro soccorso non preoccupatevi. Siamo venuti per aiutarvi a curarvi, chi è ammalato rimanga in casa per non contagiare i sani, chi è sano e in forze ci raggiunga per spiegarci la situazioni dove atterreremo con gli elicotteri.”
Atterrati, incontrarono subito gli accorsi e si fecero spiegare il più possibile, poi vennero subito portati dal Dott Peter dove fu possibile fare un quadro generale della situazione.
All’esterno di Pegognaga fu allestito un ospedale da campo, in fretta e furia, in modo da rimanere un po’ lontani dal centro.
Non lo abbiamo mai detto, ma a Pegognaga non c’era un consiglio o una vera leadership, così fu semplice per Thomas prendere il comando e diventare il leader della situazione.
In caso di bisogno come questo, chi ha in mano la soluzione diventa subito il capo, e la persona a cui fare riferimento.
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