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RIVOLUZIONE 16° CAPITOLO
Scritto interamente da Zorzella Fernando
Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.
DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO
TESTO:
16* CAPITOLO
A Genesi la giornata era trascorsa pure intensamente, tra le varie cose si era deciso di reinterrogare ancora i 4 ragazzi tenuti in cella per avere ancora maggiori notizie degli Orsi Neri.
I 4: Alessio, Enrico, Fausto e Germano erano ragazzi dai 20 ai 25 anni e in quei giorni di detenzioni si erano ammorbiditi. Suvvia, non avevano fatto niente di male, ma non si poteva lasciarli liberi, altrimenti, magari, sarebbero corsi a informare i loro capi di dove si trovasse Genesi.
Ogni giorno qualcuno li andava a trovare e a parlargli, per cercare di fargli prendere le idee di Genesi e magari farli vivere a Genesi, come era già successo a Gianni.
Da loro, fino a quel momento si era riusciti a capire che la base principale era a Padova e si sviluppava a macchia d’olio, cercando di inglobare gli altri gruppi confinanti facendo breccia con le loro regole maschiliste prima di tutto sugli uomini, a quel punto le donne non potendo più scappare venivano per forza inglobate.
I ragazzi provenivano da un gruppo di Vicenza, ma avevano saputo che stavano raggiungendo il Petrolchimico di Marghera per attingere energia per le loro comunità.
Confermarono che molti avrebbero voluto scappare da quel sistema di gestione, donne e bambini per primi, ma per paura molti non lo facevano, anche perché c’era il nulla attorno a loro e non sapevano dove andare.
Dopo come è successo a Genesi, quando vicino a te si crea una struttura organizzata che da regole e soprattutto protezione piano piano ti senti risucchiato.
Come era successo per molte Persone a Genesi.
Erano ragazzi svegli, ma capirono con calma, forse troppa che a Genesi si stava meglio. Nessuno di loro aveva famiglie dove tornare così gli venne fatto l’invito di rimanere liberi li a Genesi venendo inseriti nei lavori quotidiani.
Loro accettarono, e così successe.
Jenny e Jonathan passarono la notte assieme, erano giornatacce e non se ne vedeva la fine. Lei era sdraiata con la schiena nuda, mentre lui la massaggiava per farla rilassare.
Le possenti braccia di lui, muscolose e ben scolpite, sembravano diventare leggere come la seta sulla pelle di lei, premendo le dita nei punti giusti e donandole momenti di relax impagabili.
Jonathan era devoto a quella donna che in se conteneva il seme e l’essenza di chi ha la capacità di aggregare e unire le persone all’unisono.
Jenny: “I problemi non vogliono più finire Jonathan, mi sembra che tutto il mondo stia cominciando a girare attorno a Genesi.”
Jonathan: “E’ da un po’ di giorni che non riusciamo più ad avere tutta la comunità a casa.”
Jenny: “Non so quanto riuscirò ancora a tenere il comando della situazione, non mi sento per niente d’acciaio. ………… A si dai li premi li, ho sempre un po’ di dolore in questo punto della schiena.”
Jonathan: “Si sente che hai un nodo, ora te lo sistemo. ……….. Potrei fare il massaggiatore di Genesi………”
Jenny: “Non starai scherzando vero? Perché poi cominci a vedere tutte le donne entrare ed uscire dalla tua tenda’ ……… Hai deciso di curare la parte agricola di Genesi e se smetti te ene puoi anche andare via.”
Jonathan: “Filippo ha raccontato tutto quello che sa sulle aquile giganti, o meglio quello che ha potuto capire. Così si è saputo che non volano di notte, cosa confermata anche dai 4 ragazzi che abbiamo in carcere.”
Jenny: “Non stanno più in carcere hanno messo la testa a posto ora lavoreranno per noi anche loro. ………. Pensavo di rafforzare i posti di guardia, per avvistarle ed abbatterle se si avvicinassero.”
Jonathan: “Con gli amici del trentino cosa facciamo?”
Jenny: “Domani ne parleremo, c’è bisogno di prendere contatti con loro subito e di cercare di integrarli a noi.”
Il giorno dopo fu ricco di impegni per tutti.
A Pegognaga le cure facevano poco effetto, sarebbero serviti dei farmaci più potenti, morti non ce n’erano, ma vere e proprie guarigioni neanche.
Era rimasto solo Alex con 4 elicotteristi, Thomas e Giuly stavano facendo un buonissimo lavoro, perché stavano convincendo tutti a trasferirsi a Genesi dopo la guarigione.
La gente di Pegognaga, avrebbe fatto bene a Genesi, perché erano perfetti costruttori, erano bravi falegnami e carpentieri e avevano tutto per lavorare il legno.
Alla Calvarina, invece, si fece una grossa operazione di controllo del territorio, ma senza trovare indizi su cosa si nascondesse all’interno della base.
I civili rifiutarono l’opzione di tornare a casa per sicurezza, perché si improvvisarono infermieri nel curare i feriti ed assistere in generale i soldati. Si rivelarono veramente utili.
Il giorno successivo, all’indomani si sarebbe rientrati dentro per sferrare un attacco massiccio.
A Genesi il consiglio affrontò molti problemi.
Si decise di addestrare altre 300 persone volontarie come soldati per rafforzare gli avamposti di Verona, Nogara, Zevio e Legnago, venne deciso la creazione di altri due avamposti a San Bonifacio e Isola della Scala.
Questi avamposti avevano il compito, come già detto, di essere punti di riferimento per qualcuno che girasse disperso nelle campagne o nei monti e per sorvegliare tutta la zona evitando l’arrivo o l’entrata di gruppi ostili.
Fungevano da vere e proprie dogane.
L’avamposto di Verona, visto che era strategico per i rapporti con i Cavalieri del Trentino, venne dato in mano a Kevin e ad Andrea, per la loro capacità comunicativa e di creare un buon rapporto di vicinato. Inoltre come a Zevio si sperava che quello potesse essere un buon modo per aggregare persone disperse a Verona, che ancora non volevano integrarsi e unirsi con nessuno, vivendo allo sbando e di stenti.
Quando il sole fece la sua comparsa in cielo, tutta Genesi si mise in moto e alla Calvarina, i soldati presenti entrarono armati di tutto punto.
Non ci furono problemi nell’occupare i primi tre piani sotto terra della base, ma al 4° trovarono la resistenza degli abitanti della base.
William: “Questa volta ragazzi nessuno vedrà il sole o la luna finchè non avremmo pulito questa base a suon di acqua e sapone. ……… All’attacco………..”
Qualche ferito cominciava ad esserci in ambo i lati, ma tutto proseguiva con ferocia inaudita.
Mauro: “Ma come fanno a muoversi così bene al buio, noi facciamo fatica con le luci, è incredibile.”
Scesero di piano in piano, ma fu al 7° sotto terra che si trovarono veramente incasinati perché era ricco di camere e magazzini, questi ultimi pieni di roba che naturalmente poteva anche esplodere.
Sirena: “Non demordiamo ragazzi, dai dai dai ………. Se ripuliamo la base entro stasera la do a tutti.”
Un soldato: “Vale solo per te o anche per le nostre colleghe?”
Una soldatessa: “Sono i capi che fanno i regali ai sottoposti, e a me chi lo fa il regalo?”
Il fuoco d’attacco rendeva difficile ogni comunicazione, e urlare creava ancora di più frastuono.
Sirena arrivata vicina ad una porta, sentì dei rumori provenire dall’interno, chiamò quindi degli altri soldati e si preparò a sfondare la porta.
Al suo via sfondarono la porta e si trovarono davanti ad un uomo spaventato, che urlava tanto che lo colpirono in testa e lo fecero svenire.
Sirena: “Fermi non uccidetelo ………. William, Mauro, Sergio venite a vedere.”
Arrivati gli puntarono una luce sopra, era un maschio, alto un metro e 70, capelli neri, era vestito con una tuta da meccanico, la pelle del viso e delle mani era marezzata, color bluastro, come se fosse ricoperto da un’ematoma che coprisse tutto il corpo.
Sergio verificò che fosse vivo e poi gli scoprì il torace per guardarlo meglio. Era impressionante era proprio tutto ricoperto da una specie di ematoma, che gli faceva apparire la pelle di un colore che va dal rosso al blu.
Sirena: “Ascoltate, per quest’oggi potremmo chiudere qui la missione, portiamo quest’uomo al campo e cerchiamo di saperne di più!”
Un soldato: “No come Sirena, io ci tenevo al premio, voglio liberare tutta la base.”
Mauro: “Dai non scherziamo, io sono d’accordo, più ne sapremo più sapremo come prendere questa gente.”
William: “Allora, è deciso, ordino la ritirata, ritorniamo al campo base, dai.”
Vedendo, che avevano un ostaggio, gli abitanti della base smisero di sparare, e li lasciarono andare via.
Portarono l’ostaggio, nel campo, stava ancora dormendo, lo spogliarono per guardarlo bene e gli prestarono le dovute cure, medicandogli le ferite.
Sergio: “Non sono medico, però ho notato, che pur avendo perso sangue e pur essendo stato colpito il battito cardiaco ha sempre mantenuto ritmi bassi. Ha la pressione arteriosa un po’ alta.”
Sirena: “Ci sono molte cose che ci deve spiegare quest’uomo!”
L’essere si svegliò e aprì gli occhi, era ancora giorno e la tenda lasciava trasparire la luce, che gli provocava un tremendo fastidio, quindi si raggomitolò sul letto, chiudendo gli occhi con le mani.
Parlava in modo strano, incomprensibile.
William si tolse gli occhiali e glieli mise, diminuendo così il riverbero della luce e l’uomo si tranquillizzò, e si ridistese sul letto.
Sergio: “La luce gli da un fastidio tremendo, incredibile.”
Sirena: “Ma avete visto come erano strani i suoi occhi? Non erano normali.”
Mauro: “Ascoltate metto dei soldati di guardia alla tenda, lasciamolo tranquillo e andiamo a riposare.”
Nessuno in realtà riuscì a tranquillizzarsi, così rimasero attorno a un fuoco fino a tardi a chiacchierare e ad ammirare il bellissimo cielo stellato che si presentava.
Sirena: “Ma cosa è successo qui in questa base? ………. C’erano radiazioni atomiche?”
Sergio: “No era una base missilistica ma i missili li avevano già tolti al tempo della catastrofe.”
Sirena: “E pensare che a Prima Donna pensavamo che il mondo fosse finito li, poi gli Orsi Neri, poi voi, poi qui, che casino che c’è.”
William: “Pensa che noi eravamo in fondo ad una vallata qui vicino e non sapevamo dell’esistenza di questa base e ce ne stavamo nascosti lontani dagli immortali perché non avevamo nessun motivo per combattere e rischiare la vita.”
Mauro: “Dobbiamo capire bene cosa è successo in questa base prima di tornarci ancora dentro.”
Sirena: “Portiamo l’ostaggio a Genesi in ospedale e vediamo cosa ci possono dire i medici? ………… E che lingua usano per parlare è incomprensibile.”
Mauro: “Domani assolutamente dobbiamo entrare in comunicazione con lui e parlargli.”
Tutti andarono a letto, tranne William e Sirena rimasero un po’ isolati.
Aveva il testosterone a mille, aveva bisogno di una donna, dopo una giornata del genere, così sapendo che Sirena non avrebbe avuto problemi, ci mise poco a convincerla di andare in tenda da lui.
La spogliò, con calma e dolcemente e la baciò tutta, lei lo lasciò fare, perché le sue labbra leggere quando si appoggiavano sul suo corpo erano pure scariche elettriche e quando si appoggiarono sui capezzoli fu ancora peggio.
Dimenticarono bene presto di essere in mezzo ad altra gente divisi da finissimi teli da tenda, e in silenzio trattenevano i rispettivi gemiti godendo in modo paradisiaco.
William quella notte sfogò tutta la sua forza su di lei che a fatica si trattenne ma lo fece.
Il desiderio di William era incolmabile, e per questo Sirena dovette concedergli gesti e azioni che mai aveva fatto con lui, era una continua scoperta quell’uomo che quella notte fu insaziabile e che la sfinì del tutto.
Si svegliarono quando il sole era già alto e per Sirena fu un colpo al cuore, e a pelo riuscì ad uscire dalla tende e a scappare nella sua, mezza svestita.
Fatta colazione con un gruppo di scorta presero l’ostaggio e lo portarono a Genesi.
Dove trovarono un’accoglienza un po’ fredda, perché speravano che ritornassero, avendo finito la missione. Lo stupore cambiò in paura, quando videro, che scese dalla jeep anche quest’uomo che appariva ammalato di chissà quale malattia. Il primo pensiero andò agli immortali, sapendo che in quella zona la si erano scontrati, poi rincuorati da William si allontanarono tutti e lasciarono che il prigioniero venisse portato all’ospedale da campo.
Nel frattempo a Jenny enne fatta una relazione accurata sulla situazione, e si rincuorarono famiglie, parenti e amici sulla condizione di salute di tutti.
Il prigioniero veniva tenuto tranquillo parlandogli e rassicurandolo. Sembrava che capisse, ma quando parlava lui era incomprensibile, sembrava parlasse un’altra lingua, ma quale?
Al prigioniero venne fatta un’analisi completa sul suo stato di salute, e lui stranamente si lasciò fare tutto. Gli venne fatto anche un prelievo di sangue per fargli un’analisi veloce, e fu il referto di questi esami che insospettì i medici che chiamarono a rapporto subito William e gli altri.
Emma, il responsabile dell’ospedale da campo spiegò, che fisicamente il prigioniero stava bene, anzi appariva in buonissimo stato di salute a parte quella colorazione strana della pelle e degli occhi, quello che appariva stranissimo era la composizione del sangue, che appariva molto concentrato e migliore del sangue normale di una normale persona.
Occorrevano però altri esami.
Arrivò la notte, che portò pace e serenità a tutti. William e Luisa la passarono assieme, e naturalmente Luisa non perse tempo e concesse le sue dolci attenzioni al suo uomo. William appariva assorto nei suoi pensieri a momenti, ma venne data la colpa alla stanchezza. In realtà pensava alla notte precedente passata con Sirena. Una vera puledra da domare.
William: “Appena torno dalla Calvarina, chiederò a Jenny di lasciarmi un po’ di giorni di riposo per passarli con te Luisa e basta, solo con te.”
Luisa: “Che bello se ci fosse un posto dove poter stare tranquilli e sereni, rilassati lontano da tutto e da tutti.”
William: “E’ lo stesso spirito che ha portato Filippo ed Angelica ad andarsene per cercare posti più tranquilli.”
Luisa: “Potremmo crearcelo noi, potremmo creare una zona in cui le persone se ne vanno a riposare e a staccare la spina.”
William: “Non si può ci sono troppe insidie e pericoli.”
William per ringraziare la sua donna per il piacere che gli aveva donato, la accarezzava e massaggiava appassionatamente.
Nel frattempo per tutta la notte Emma, lavorò all’ospedale sul sangue del prigioniero e per cercare le differenze tra il nostro e il suo.
Il sangue era di gruppo AB negativo, era perfettamente compatibile con il nostro, solo appariva potenziato, aveva tutte le caratteristiche per essere un sangue che reagisse meglio e più intensamente alle infezioni.
Da parte in una fialetta in laboratorio si tenevano i bacilli del battere che aveva causato la malattia di cui non riuscivano a trovare una cura definitiva e a Ercole, un medico aiuto di Emma, venne la bella idea di mettere in contatto il battere con il sangue del prigioniero per vedere cosa sarebbe successo.
Così praticandogli un prelievo infettarono anche il prigioniero.
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