venerdì 12 giugno 2026

L’AMORE ALLA FINE DEL MONDO 3° CAPITOLO

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L’AMORE ALLA FINE DEL MONDO 3° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO

TESTO:

3° PUNTATA

Si va a cena e dopo mi ritrovo ancora con Francesca a chiacchierare davanti ad una buona birra, dentro il così detto Saloon.

Francesca è molto conosciuta qui alla missione, ma non so per quale inghippo, non riesco a capire, rimaniamo fuori a parlare, seduti in un tavolo un po’ lontani dagli altri.

Fernando: “E’ da molto che sei qui Francesca?”

Francesca: “Chiamami Fra. Comunque si sono qui dal principio, e tu cosa ti ha fatto scegliere di venire qui?”

Fernando: “Mi sentivo inutile, anche se un lavoro buono ce l’avevo. Sentivo come nessuno sentisse l’esigenza di avermi vicino a parte il lavoro. Avevo voglia di stare dove c’era bisogno.”

Francesca: “Hai famiglia, fidanzata, cosa?”

Fernando: “Solo la mia famiglia. Non sono uno a cui ti avvicini se non ti prendi il tempo di conoscermi, se mi guardi esternamente non si prova interesse per me, dopo magari se uno è obbligato prova a conoscermi e capisce quanto valgo.”

Francesca: “Oddio non ti faccio la domanda che ho in mente, però se hai fatto la scelta di scendere vuol dire che la cosa è scontata.”

Fernando: “I miei colleghi di lavoro mi vogliono vicino, avevo bisogno di avere altre persone vicino.”

Francesca: “Oltre al lavoro portavi avanti dell’altro?”

Fernando: “Sono un tipo sportivo ed atletico, forte fisicamente, ho pensato che qui la forza e la resistenza possa essere utile.”

Francesca: “Ti ho visto guardare molto intensamente i bambini oggi.”

Fernando: “Mi piacciono e li adoro e soprattutto sono il futuro per tutto il mondo, anche per questa terra.”

Francesca: “E’ vero.”

Fernando: “C’è del tempo per passare liberamente nella missione?”

Francesca: “Certo che c’è e come, anche perché il nostro lavoro qui è anche vivere insieme ai senegalesi, soprattutto i piccoli senegalesi.”

Fernando: “Spero di renderti felice di me.”

Francesca: “Addirittura felice? Dobbiamo amministrare un magazzino.”

Fernando: “No, io devo trovare la mia strada e voglio che la gente attorno a me sia felice. So benissimo che il magazzino lo gestiremo bene, perché sarai tu ad insegnarmi, ma io voglio che tu sia felice, come voglio che siano felici tutte le persone che incontrerò.”

Francesca: “Qui di persone importanti ne incontrerai molte, prenditi il tempo di conoscerle e di approfondire. Questa è una terra, e soprattutto questa zona è un posto dove la spiritualità viene messa molto in discussione.”

Fernando: “Che religione si pratica qui?”

Francesca: “Qui c’è un credo locale, ma è molto profondo. Prende le sue radici dalle religioni madri, le grandi religioni, ma ti assicuro che è molto profondo.”

Fernando: “Quindi cristianesimo, islam?”

Francesca: “Si ci sono cristiani, islamici, ma più che cercare di catalogare la gente in quel modo, cerca di scoprire il loro pensiero primordiale e vedrai che alla fine sono più profondi di quello che credi.”

Fernando: “Addirittura.”

Francesca: “Qui a 30 chilometri, c’è una comunità di pastori, si chiama Abrem, hanno una cultura talmente profonda ed antica che veramente ti metti in discussione.”

Fernando: “Io sono cristiano cattolico praticante.”

Francesca: “Vedrai Fernando, anche io sono cattolica, ma il sapere e la profondità della cultura che c’è qui, ti fa assaporare aspetti del lato umano che non riusciresti a percepire da noi.”

Fernando: “Ascolta, c’è un biliardo per caso?”

Francesca: “Si c’è, ti va una partita?”

Fernando: “Volentieri.”

Appena, alcune persone videro che io e Francesca cominciammo a giocare, prendendo la stecca in mano misero in sottofondo la canzone “Werewolves of london” tratta dal film “Il colore dei soldi”, quello con Tom Cruise.

Per me è come una bomba al cervello.

Francesca è splendida, è la perfezione fatta persona e con la stecca in mano, esprime tutto il potere della sua femminilità.

Tra un colpo alle palle e l’altro, mentre bevo una buonissima birra, spinata in maniere eccellente, in questa terra incredibile, in questa zona ristoro che si è trasformata in una specie di pub irlandese, ti osservo e mi sento mancare l’aria.

Io dovrò dipendere da te, ma in realtà è già poche ore che sono qui ed ho deciso che tu possa fare di me quello che vuoi.

Ordini al barista che già conosci, una birra come la mia.

Una birra weisse, ottima.

Si vede che sei un tipo rock

Ora il locale prende un altro smalto.

La nostra partita ha concentrato su di noi l’attenzione di tutti.

Molti penseranno ed hanno ragione che mi hai già catturato.

Ma veramente potrei essere nel tuo cuore un giorno?

Mi do alcuni colpi in testa con la stecca e tu ti giri per verificare cosa faccio.

Francesca: “Cosa fai, sei pazzo?” e ti metti a ridere.

Fernando: “No scusami Francesca, ero sopra pensiero.”

Francesca: “Dai, guarda ci osservano tutti, abbiamo gli occhi su di noi, dobbiamo fare bella figura.”

Fernando: “Diamo spettacolo?”

Francesca: “Non succede di vedere una bella partita a biliardo, diamo un po’ di spettacolo.”

Fernando: “Così sia.”

Non so se vincerò io o tu, tu sei brava, ma non ti farò vincere facile, io sono un cecchino, terrò la partita più lunga che mai.

Un colpo dopo l’altro, le palle girano veloci sul tavolo verde, come le domande che ci rivolgiamo l’uno all’altro.

L’adrenalina cancella la stanchezza, penso che se arriverò a letto mi dovrai svegliare a suon di sberle, ma penso anche che potrei rimanere sveglio giorni interi.

Non sei male, anzi le palle giuste le metti dentro, e sembra che anche a te piaccia ritardare il fine della partita, perché sembra che sbagli certe palle a raggion veduta.

Le tue risposte tutte soppesate, come i tiri con la stecca.

Io sono attento a non steccare.

Però più che steccare, ho paura di sbagliare domanda, di farti infastidire, di annoiarti.

La domanda sbagliata, la risposta sbagliata e per me è la fine.

Altri ti guardano, ma io più che guardare quando ti pieghi sul tavolo, guardo dove mettere la punteggiatura.

Non è una partita a biliardo, per me, ma una visita dall’analista.

Queste 8 palle mi possono aprire le porte di un nuovo mondo, come quelle di un manicomio.

Spero che sbagli, anzi no spero che fai buca perché non so come finirò se questa partita durerà molto.

Il mio cervello non resisterà.

Alla fine la partita finisce, vinco io, ma sono devastato.

Due chiacchiere ancora e poi mi saluti dicendomi: “Giochiamo ancora, è stato divertente. Voglio vedere quanto sei bravo a buttar dentro le palle giuste.”

Fernando: “Andiamo a riposare? Ho il tuo permesso mia regina?”

Francesca: “Addirittura regina? ……. Vai a dormire ci vediamo domani.”

Le ore di notte passano velocemente, non si accorge nessuno.

Francesca, si sveglia come ogni giorno presto, prima di tutti, beve un caffè e si reca al magazzino, dove rimane sbalordita.

Tutto è pronto da mandare ai vari cantieri e tutto è in ordine, sembra che qualcuno sia venuto a lavorarci di notte.

Un biglietto è sopra ad ogni cosa sulla scrivania.

Francesca lo prende e legge il contenuto.

Francesca: “Accanto a te, in questo inferno, è tutto favola. Sono felice, che tu sia la mia guida. Sono felice. Sono partito triste, ma ora, già ora ho trovato la pace. Firmato Fernando.”

Francesca, si guarda intorno e vede che tutto ha un aspetto diverso.

Francesca: “Questo qua mi darà del filo da torcere.”

Io arrivo una mezzoretta dopo.

Francesca: “Ma a che ora sei andato a letto?”

Fernando: “Come mai?”

Francesca: “Sono arrivata al magazzino e ho trovato un po’ troppo ordine.”

Fernando: “E niente altro?”

Francesca: “Ho trovato, ho trovato. Ma a che ora sei andato a letto?”

Fernando: “Presumibilmente un’ora dopo di te.”

Francesca: “Ma non eri stanco?”

Fernando: “Ero stanco, ma mi sono messo a guardare le stelle e sono rimasto incantato.”

Francesca: “Solo dalle stelle?”

Fernando: “Sono rimasto incantato dalle stelle e da tutto.”

Francesca: “Se sapevo che eri così sveglio potevamo giocare un’altra partita.”

Fernando: “Anche no, la possiamo giocare stasera.”

Francesca: “Ok! Ma sta attento a girare la sera libero per la missione, qui le donne potrebbero avere cattive intenzioni su di te.”

Fernando: “Cattive intenzioni?”

Francesca: “Stai attento, fanno presto ad innamorarsi della gentilezza e della cortesia.”

Fernando: “Sul serio?”

Francesca: “Tu mantieni gli occhi aperti, ci sono donne sole e Andrea non vuole che facciate casini, siamo qui per dare una vita a questa gente nella loro terra, non promettiamo niente.”

Fernando: “E se qualcuno non fosse di questa terra, cosa dobbiamo fare?”

Francesca: “Stai attento lo stesso, perché quelle che non sono di questa terra, quando te le porti a casa, rischiano di rompere le palle più di queste.”

Io mi misi a ridere a crepapelle e lei lo stesso.

Fernando: “Allora starò attento a tutte le donne.”

Francesca: “Ascolta, visto che sei stato preciso, c’è il primo carico da portar via.”

Fernando: “Cemento per l’argine vero?”

Francesca: “Certo e poi ci sono camion di terra da portare alla strada che stanno realizzando, ho deciso che aiuterai tu i camionisti, così fraternizzi anche con loro.”

Fernando: “E con i mezzi del posto.”

Francesca: “Si mi raccomando alle marce, qui meno si rompe qualcosa meglio è per tutti.”

Fernando: “Sia così.”

Passai la mattina a portar cammionate di terra di qua e di la mentre con le ruspe la spianavano e la impaccavano per sistemare la strada che sempre più lunga diventava.

Si trattava della strada da dove ero arrivato che andava risistemata.

Ovviamente la terra si prendeva da un punto ben preciso.

Si cercava di sistemare il fiume così prendendo terra che serviva per sistemare da altre parti.

Quello che si cercava di fare era di costruire il tutto ad un livello idrografico più alto del precedente, quindi il nuovo villaggio cittadina di Catcum, risultava essere più in alto e quindi più in sicurezza.

Un lavoraccio, ma i ruspisti erano abili niente da dire e veloci.

Una volta steso il terreno si lasciava asciugare prima di costruirci sopra.

Asciugarci, siamo in Africa, tutto avveniva abbastanza velocemente ovvio, ma si lasciava il tempo giusto.

Tutto si cercava di costruire più elevato.

Così passai anche il pomeriggio, fin chè non ebbi il tempo di farmi una vera e sana partita a calcio con i ragazzi del posto.

Fu un bellissimo momento, in cui si scherzava e giocava in allegria.

Oddio, qualche volta da qualcuno di loro uscivano parole che avevano tutte le sembianze di essere parolacce.

Mi sa che lo erano.

Oddio questa è una missione atea, non è religiosa, anche a me scappò qualche imprecazione, quando non riuscivo ad arrivare alla palla prima di loro.

Mi sa che capivano bene le imprecazioni mie, perché ridevano a crepapelle.

Ma si è lo stesso, l’importante è che siano contenti.

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1° LIBRO

300 MILIONE: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI

300 MILIONI: Società, Passione, Intrighi : Zorzella, Fernando: Amazon.it: Libri

“300 MILIONI: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI” : E’ un romanzo che prende spunto dalla vincita al Superenalotto di 370 milioni, di qualche anno fa. A vincere, nel libro, è stato un ragazzo di 35 anni, geometra e non 90 persone come nella realtà. Il protagonista, Andrea, appunto, ha una vita dissoluta e border line, ma quando viene a vincere decide di cambiare. Comincia ad aiutare le persone del suo paese a viso scoperto e senza paura, attirandosi però, una marea di problemi collegati, che cercherà di risolvere cercando di non ricadere più nella sua vita precedente. Su di lui incombe anche una strana presenza, velata nel libro, che cerca di mettergli i bastoni tra le ruote, varie volte.” 

2° LIBRO

IMAGE : IO NON HO PAURA

Amazon.it: IMAGE: Io non ho paura! - Zorzella, Fernando - Libri

“IMAGE: IO NON HO PAURA” : Siamo a Verona, Davide, un neodiplomato, fa il pittore di strada, perchè è un ragazzo anticonformista. Dopo un brutto fatto intenso, viene investi da un’entità soprannaturale da super poteri e la missione di proteggere Verona, la città dove abita. Al grido di “IO NON HO PAURA”,  si trasforma e diventa IMAGE! Il libro è dedicato ai ragazzi adolescenti e pre universitari. Il messaggio è di non aver paura ad essere protagonisti della vita e di ciò che li circonda per essere i principali attori di ciò che succede e di un possibile miglioramento. Prende spunto dalla mia infanzia e da ciò che ho vissuto io. Soprattutto nel rapporto con le donne, che è sempre stato molto tribolato e sofferto, ma appunto, grazie al mio carattere forte ho sempre saputo farvi fronte.  


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