sabato 11 luglio 2026

IL LIBRO DEL GIORNO: “HO GUARDATO LA BELLEZZA CON I MIEI OCCHI” di Barbara Beccheroni

BIOGRAFIA AUTORE:

Nasce a Milano nel 1964, città dove prende la maturità classica e poi si laurea in medicina veterinaria. 

Vive tra l’Italia e il Brasile finché si trasferisce a Siracusa e si sposa. Ha due

figlie.

Trovate notizie, immagini e video sulla pagina Facebook Barbara Becheroni Autore.

Comincia a pubblicare racconti negli anni novanta, su riviste letterarie (Inchiostro, Leggere, La Nuova Tribuna Letteraria) e poi su varie antologie.

Premi letterari:

2026 concorso letterario Academy bookstore

2026 premio La stilografica sotto il camice

2026 contest letterario scuola Tiresia, Catania

2009 secondo posto Premio Il Convivio di Acireale con il volume Pandemia!

2008 Fiocco Rosa Ed. Fernandel con pubblicazione del racconto Dinamite sull’antologia.

2005 Premio Targa il Molinello, con Nel dolore.

Libri pubblicati:

2026 HO GUARDATO LA BELLEZZA CON I MIEI OCCHI SBS EDIZIONI Roma

2026 curatrice del volume - Manuale di Epitteto – versione attualizzata. Le chiavi del presente SBS EDIZIONI

2026 racconto in antologia 666 racconti del terrore, Delos Digital

2026 racconto in antologia Frammenti del domani

2012 MORIRE PER AMORE, Eclissi Editrice, Milano

2010 NEL DOLORE, Eclissi Editrice, Milano

2010 LA RAGAZZA CHE AMAVA I CAVALLI, Paco Editore, Padenghe sul Garda

>>> TITOLO DELL’OPERA DEL GIORNO: 

HO GUARDATO LA BELLEZZA CON I MIEI OCCHI

Il romanzo descrive la vita del poeta tedesco August von Platen, nato ad Ansbach il 24

ottobre 1796 e morto a Siracusa nel 1835. Si basa sul diario personale del poeta, il

Memorandum meines Lebens, da me tradotto dal tedesco. La vita del poeta è trattata,

ovviamente, in modo romanzato e drammatizzata, colmando le lacune del diario con la

fantasia, ma rispetta i punti salienti della sua biografia. August von Platen è un autore

poco noto in Italia, nonostante abbia vissuto la maggior parte della sua corta esistenza

nella nostra penisola. Figlio di un nobile di provincia caduto in disgrazia, aveva però la

madre dotata di grande intelligenza e cultura, cosa che la portò a crescere il figlio

seguendo le idee di Rousseau, libero dalle ipocrisie, dandogli una libertà nell’educazione

incredibile per il periodo storico. August imparò da solo molte lingue, l’italiano, lo

spagnolo, il francese, l’inglese e il persiano. Dimostrò già da bambino il suo talento

letterario e a poetare da giovanissimo. Il padre lo iscrisse nella prima adolescenza alla

scuola per cadetti di Monaco, dove cominciarono i suoi primi turbamenti amorosi

omosessuali e visse una storia d’amore adolescenziale con un altro allievo. Diventa poi

paggio alla corte del re di Baviera e uno dei suoi compiti sarà di servire i pasti al re e al

suo seguito. In questo periodo si rende pienamente conto della sua diversità, perché

dovendo frequentare le serate di gala di corte, non si sente attratto dalle belle dame che cercano di sedurre i giovani ufficiali come lui, bensì da un giovane principe che morirà in guerra, cosa che gli porterà un dolore incommensurabile. Parte poi nella campagna militare contro Napoleone in una brigata di riserva, e la vita militare lo riempie di orrore.

Riesce quindi a convincere il re di Baviera ad allontanarlo dalla vita militare e si iscrive

all’università di Würzburg per seguire il corso di giurisprudenza, ma si rende conto

subito che non è lo studio che gli interessa. Vive alcune storie d’amore molto importanti,che si concludono malissimo. Infatti non si cura di nascondere la sua omosessualità, nonostante sia considerata un crimine punibile dalla legge e scrive poesie dedicate ai giovani amati che invece non vogliono essere scoperti tali. Dovrà lasciare Würzburg per Erlangen, dove diventa allievo del filosofo Schelling che apprezza molto il suo modo di poetare. Comincia le traduzioni dal persiano delle poesie di Hafiz e pubblica i suoi primi e importanti lavori ispirati dal poeta persiano, cioè i Ghaselen, i Lyrischen Blätter e i Neue Ghaselen.

A causa dei suoi amori, ha avuto anche una relazione con Justus Liebig, la vita

in Germania diventa difficile. Inoltre il suo massimo desiderio è di visitare Venezia,

quindi se ne va senza il permesso (è ancora un militare e lo sarà per tutta la vita) e passa un anno nella città lagunare. Qui scopre la Bellezza, nell’architettura, nelle opere

pittoriche, nelle sculture e nel modo di vivere italiano. Ha molte relazioni ma la cosa che lo sconvolge di più è la vista del Cristo del Campagna, un bassorilievo così perfetto, in cui il Cristo è ritratto come un giovane uomo sofferente, che ha una crisi assimilabile alla sindrome di Stendhal. Quando torna in Baviera viene messo in carcere, poi pubblica i Sonetti Veneziani.

Con la commedia la Forchetta fatale diventa famoso. Decide quindi di tornare in Italia,

questa volta col permesso dell’esercito. Visita Verona, Firenze, Roma e poi si ferma a

Napoli. La vita in Italia è più libera, infatti molti stranieri omosessuali si trasferiscono

proprio perché non vengono perseguiti dalla legge dei paesi d’origine e possono vivere

senza paura le loro storie d’amore. Il poeta però è alla ricerca di un amore impossibile, si cimenta in tante avventure ma nessuna lo soddisfa e la sua malinconia cresce, mentre la sua salute fisica subisce crolli continui. Diventa membro dell’Accademia Bavarese delle Scienze, che gli reca una discreta stabilità economica, poi scrive l’Edipo romantico, una commedia satirica in cui si prende gioco dei Romantici, di cui non apprezza il modo di scrivere, in particola di Heinrich Heine e del suo amico Immermann. Heine risponde alle offese con un suo lavoro, i Bagni di Lucca, in cui non risparmia ad August nessun insulto, deridendo il suo modo di scrivere e la sua omosessualità, in Germania è scandalo.

La salute del poeta ha un tracollo e le sue crisi di malinconia peggiorano. Resta in Italia, continuando a viaggiare, fino al 1833, quando torna brevemente in Germania, poi è di nuovo in Italia. Il colera si sta diffondendo in Europa e August comincia a pensare alla Sicilia come alla meta da raggiungere per scampare alla malattia. Nel 1835, sfinito nel fisico e nello spirito, raggiunge la Sicilia, che attraversa a dorso di mulo da Palermo a Siracusa, dove muore il 5 dicembre.  


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IL LIBRO DEL GIORNO: “HO GUARDATO LA BELLEZZA CON I MIEI OCCHI” di Barbara Beccheroni

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