mercoledì 30 settembre 2026

TERRA AMORE E DISTINTIVO 17° CAPITOLO

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TERRA AMORE E DISTINTIVO 17° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO

TESTO:

17° PUNTATA

Alcuni giorni passarono, molto veloci e ricchi di impegni, in Afganistan, però successe un evento che fece raggelare tutta l’Italia.

In un duro scontro a Kabul, dove il nostro contingente cercava di proteggere la popolazione con tutte le proprie forze, i Talebani, armati da chissà chi con droni ben equipaggiati diende un duro colpo ai nostri, provocando molti morti e molti feriti.

Alla fine i nostri ebbero la meglio, ma ne uscirono molto provati.

In tutta Italia le manifestazioni di vicinanza non si potevano contare, e la vicinanza al contingente arrivò da più parti.

Nessuno sapeva spiegarsi, come i Talebani erano riusciti ad armarsi così bene.

Ovviamente a fine conflitto, per non dire a fine giornata i nostri riuscirono anche a recuperare pezzi dei droni talebani per controllarli e verificarli.

Mentre come abbiamo detto tutta Italia era nello sgomento, Giorgio e Natalius, non dico che brindavano, ma quasi.

Giorgio: “Questa volta, siamo nella merda, Natà!”

Natalius: “Perché?”

Giorgio: “Arriveranno a noi, quei droni avevano le nostre lenti.”

Natalius: “Si, ma le nostre lenti non avevano il marchio di fabbrica, erano anonime.”

Giorgio: “Si, ma arriveranno a noi.”

Natalius: “E’ impossibile, non possono non preoccuparti.”

Giorgio: “Ma non c’entra il marchio di fabbrica, c’entra la tecnologia e la manifattura, noi fabbrichiamo lenti di alta precisione.”

Natalius: “Non preoccuparti, dai.”

Giorgio: “Cosa intendi fare tu?”

Natalius: “Facciamo arrivare la notizia ai nostri amici carabinieri che la colpa del fatto che i talebani erano così bene armati è del nostro amico nemico Robovic, così gli diamo una pista.”

Giorgio: “Ma cosa dici, lui ci conosce.”

Natalius: “Si, ma è un trafficante. Costruiamo una storia in cui veda Robovic come colui che ha rubato le nostre lenti e vendute ad altri. E’ vero che grazie alla tecnologia possono arrivare alla tua ditta, ma facciamo in modo che se succedesse, voi farete la parte dei truffati.”

Giorgio: “Oddio, ti dirò che mi tremano le gambe.”

Natalius: “Fidati amico mio, non succederà niente di male alla tua ditta, anzi, magari ne viene fuori una buona pubblicità.”

Giorgio: “Faccio una fatica a crederci.”

Natalius: “Intanto con Robovic, non abbiamo contatti diretti per collegarti direttamente, lasciami il tempo di costruire un dossier bello con tutte le sottolineature adeguate e vedrai che il problema non si presenterà.”

Giorgio: “Ascolta, invece, con Elena come sta andando?”

Natalius: “Elena è già fuori dai giochi, non ce l’hai più tra le palle.”

Giorgio: “Ti ricordo che è incinta, è gravida, non fare del male al bambino.”

Natalius: “Guarda che non sono una bestia, prima avrà il bambino e poi si dovrà prostituire, tu non pensarci più, ci penso io.”

Giorgio: “Ok amico.”

Pur sentendosi profondamente turbato, per l’accaduto in Afganistan, Moreno invitò a cena Francesca.

Questa volta, fu Francesca a recarsi a Verona, per andare a cena al Don Cilli, un noto ristorante completamente vegano.

Pur non essendo nessuno dei due vegani, Francesca in primis accettò l’idea, così per farsi un po’ di cultura sul tema.

Gli argomenti della serata si accentrarono su Moreno, questa volta e sulla possibilità di ritornare di nuovo in missione.

Visto l’accaduto in Afganistan e vedendo Moreno molto disponibile ad approfondire argomenti sul tema, si fece spiegare bene come si viveva in missione.

Per cercare di rendere la conversazione anche un po’ frivola, Francesca toccò argomenti come il rapporto dei soldati in missione e le donne del posto.

Ovviamente anche Moreno affrontò il tema con tanta frivolezza, senza entrare troppo nello specifico.

Francesca decise di chiedere un consiglio spassionato sull’idea avanzata da Massimo a Martina.

Moreno: “Sicuramente mosso dall’attrazione che prova per tua sorella, le intenzioni sono tutte delle migliori, ma occorre vedere nella pratica come si svilupperà la cosa.”

Francesca: “Io non vorrei che si mischiasse troppo il sentimento con gli affari.”

Moreno: “Bè. per cominciare, è solo un’idea, prima di concretizzarla ce ne vuole del tempo. Siamo in Luglio, ora che compèra il terreno, mette a dimora le piante, le coltiva e cominciano a produrre ce ne vuole.”

Francesca: “Bisogna capire il prezzo finale dell’uva, se poi conviene.”

Moreno: “Bè a voi sicuramente si, perché vi trovereste l’uva pronta senza i costi di produzione. ”

Francesca: “Più ne parlo e più la cosa mi fa paura.”

Moreno: “Ma scusa, tu non hai fornitori per l’agriturismo?”

Francesca: “Si, e sono tutti buoni fornitori.”

Moreno: “Allora, perché non deve essere un buon fornitore?”

Francesca: “Bè i fornitori che ho li posso anche cambiare, mentre con il probabile fidanzato di mia sorella le cose si potrebbero fare più difficili.”

Moreno: “In questo caso, io continuo a consigliarti, di scrivere 2 parole in più, che due in meno, così poi patti chiari, resta solo l’amore da vivere.”

Francesca: “Consiglio accettato.”

Moreno: “Posso cambiare discorso”

Francesca: “Certo.”

Moreno: “Sei un vero splendore, sei un incanto.”

Francesca: “Si vede che ciò dato dentro con la parrucchiera oggi?”

Moreno: “Ma, non è la parrucchiera, tu sei un sogno. ”

Francesca: “Ero un sogno anche quando ero scorbutica le prima volte che ci siamo visti?”

Moreno: “Se non lo eri non mi avresti attratto.”

Francesca: “Ok! Allora sarò scorbutica sempre.”

Moreno: “No, dai, per piacere, a giorni alterni.”

Francesca: “Mi fai ridere.”

A fine cena, Francesca decise di andare vedere la casa di Moreno, che ricordiamo era interamente occupata dall’associazione, creata per i bambini, solo una piccola parte era dedicata a casa vera e propria di Moreno.

Praticamente un piccolo appartamento.

Ma se pur piccolo, offrì lo stesso ai nostri due amanti lo spazio per scambiarsi delle intense effusioni d’amore.

Francesca, però, fermò Moreno e con dolcezza le chiese di aspettare.

Moreno, l’ascoltò, mostrandosi comprensivo e paziente.

Mentre con Serena, non aveva avuto attenzioni, con Francesca voleva giocarsi tutte le carte migliori.

Prima di mezzanotte, Francesca prese l’auto e se ne tornò verso casa.

Il giorno dopo, la serata di Francesca teneva banco tra le sorelle.

Giusy: “Allora come è andata sorellona?”

Francesca: “E’ andata bene, devo dire che mi sono proprio divertita.”

Martina: “Te la sei fatta una sana scopata?”

Giusy: “Ma cosa chiedi tu? Cosa vuoi sapere, tu cerca di tenere le gambe chiuse con il tuo nuovo boy frends, mi raccomando.”

Martina: “Qui non si sta parlando della mia passera, ma di quella di Francesca, quindi cerchiamo di concentrarci verso la direzione giusta.”

Giusy: “Allora, è successo qualcosa?”

Francesca: “Non me la sono sentita, mi dispiace per lui, ma voglio aspettare.”

Giusy: “E’ passato molto tempo da quello che è successo in passato, e a dire il vero Francesca non è successo niente di tutto quello che poteva succedere, devi cercare di aprirti.”

Francesca: “Vi assicuro, che sto facendo degli sforzi incredibili con Moreno, più di quello che pensavo, ma mi serve ancora tempo.”

Martina, si alzò dalla sedia e andò ad abbracciare la sorellona, che rimase seduta.

Martina: “Siamo sempre e solo con te Francesca, non tenerci mai lontane da te, ma se un uomo dice di amarti e di volerti, prova a chiudere gli occhi e ad aprirti.”

Giusy: “Basta usare la parola aprirti, per piacere che per il lettore di questo romanzo, vuol dire aprire le gambe, per piacere usiamo vocaboli diversi, dei sinonimi.”

Francesca: “Forse non avete tutto il torto, magari se apro le gambe una volta, si sistema il tutto.”

Giusy: “No! No! La scopata riparatrice no, pensaci sempre bene.”

Francesca: “Cambiamo discorso! ……… Ho parlato con Moreno della proposta di Massimo per il vigneto e lui pensa che sia una bella idea, ma occorre che mettiamo tutto bene nero su bianco.”

Martina: “Nessuno dice il contrario, dobbiamo assolutamente mettere tutto nero su bianco, ma guardate che in realtà Massimo lo vuole fare se diciamo si noi, non ha nessuna intenzione di comprare vigneti per far uva ad altri, la vuole fare per noi. Per lui sarebbe come fare agricoltura circolare.”

Francesca: “Ma secondo voi, ce la possiamo fare? Riusciremmo a produrre buon vino qui in queste zone e a commercializzarlo?”

Giusy: “Diciamocela tutta, fuori dai denti. Siamo a Rovigo, il nostro vino è buono ed è acquistato da chi viene qui a mangiare e da persone che ci conoscono. E’ un vino da tavola, da pasto, non di sicuro un vino di altissima qualità, ci possiamo provare, magari uscendo sul mercato con un prezzo modesto e poi si vede.”

Francesca: “Non vorrei che andasse a riempire gli scaffali di qualche supermercato.”

Giusy: “Potremmo fare le fiere per farci conoscere, andare da altri ristoranti, offrire la spedizione postale per tenere i prezzi contenuti, insomma, ce la possiamo giocare.”

Martina: “Abbiamo le macchine per fare poco e tanto vino, anzi, abbiamo le macchine sotto utilizzate.”

Francesca: “Dovremmo riuscire a produrre un vino mosso.”

Giusy: “Mosso, fermo, vediamo ci proviamo.”

Martina: “Manteniamoci sul bianco che siamo brave a fare quello, cerchiamo di renderlo frizzantino e vediamo cosa ne esce. …………. Siamo in luglio, tra poco dobbiamo raccogliere l’uva che abbiamo, è già un momento per fare una prova.”

Francesca: “Ma il vino che produciamo adesso e che produrremo, non ha la quantità, per fare tante prove.”

Martina: “Qua intorno, non c’è nessuno che potrebbe avere uva da venderci, che è di buona qualità?”

Giusy: “Vediamo dai, proviamo a spargere un po’ la voce, fare delle ricerche e vediamo.”

Francesca: “Guardate, senza diventare matte e cercare roba che poi non ci aggrada, facciamo le prove con quello che produciamo noi, limitiamo le vendite a clienti esterni al ristorante, e teniamo il più che si può per il ristorante, cerchiamo di giocarci bene le scorte.”

Martina: “Concordo, tutto sommato, limitiamo le vendite a clienti occasionali, magari, non vendendolo qui al ristorante come facciamo di solito a fine cena, proponendolo ai clienti per casa e teniamolo per il ristorante.”

Le tre approfondirono bene il discorso e poi andarono tutte per la loro strada.

Giusy, si mise a lavorare in cucina molto intensamente, perché voleva prepararsi per bene perché il ristorante era tutto prenotato per la sera.

Si mise a riflettere sul fatto di ricercare uva per il vino, e il suo pensiero non potè andare a quel bastardo.

Un uomo, un animale, che ancora seppur senza far niente, poteva rendere cupo il cielo sopra il ristorante e tutta l’azienda.

Carica di rabbia, sbatteva il coltello sulle varie asse per il taglio degli ortaggi e della carne con forza.

Disossava la carne come se dovesse scannare qualcuno, fino a che, perfino sua sorella Martina se ne accorse, e andò in cucina a controllare.

Chiese un paio di cose alla sorella, ma Giusy non proferì e rimase in silenzio.

La giornata scivolò via senza neanche accorgersene, tutto filò a gonfie vele, ma non per Giusy che continuava a riflettere e a pensare.

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1° LIBRO

300 MILIONE: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI

300 MILIONI: Società, Passione, Intrighi : Zorzella, Fernando: Amazon.it: Libri

“300 MILIONI: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI” : E’ un romanzo che prende spunto dalla vincita al Superenalotto di 370 milioni, di qualche anno fa. A vincere, nel libro, è stato un ragazzo di 35 anni, geometra e non 90 persone come nella realtà. Il protagonista, Andrea, appunto, ha una vita dissoluta e border line, ma quando viene a vincere decide di cambiare. Comincia ad aiutare le persone del suo paese a viso scoperto e senza paura, attirandosi però, una marea di problemi collegati, che cercherà di risolvere cercando di non ricadere più nella sua vita precedente. Su di lui incombe anche una strana presenza, velata nel libro, che cerca di mettergli i bastoni tra le ruote, varie volte.” 

RECENSIONE DA PARTE DI “CRONACHE DELL’ARTE”

300 MILIONI - SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI

300 MILIONI - Cronache d'Arte  

2° LIBRO

IMAGE : IO NON HO PAURA

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“IMAGE: IO NON HO PAURA” : Siamo a Verona, Davide, un neodiplomato, fa il pittore di strada, perchè è un ragazzo anticonformista. Dopo un brutto fatto intenso, viene investi da un’entità soprannaturale da super poteri e la missione di proteggere Verona, la città dove abita. Al grido di “IO NON HO PAURA”,  si trasforma e diventa IMAGE! Il libro è dedicato ai ragazzi adolescenti e pre universitari. Il messaggio è di non aver paura ad essere protagonisti della vita e di ciò che li circonda per essere i principali attori di ciò che succede e di un possibile miglioramento. Prende spunto dalla mia infanzia e da ciò che ho vissuto io. Soprattutto nel rapporto con le donne, che è sempre stato molto tribolato e sofferto, ma appunto, grazie al mio carattere forte ho sempre saputo farvi fronte.  

RECENSIONE DA PARTE DI “CRONACHE DELL’ARTE”

IMAGE: IO NON HO PAURA

Io non ho paura - Cronache d'Arte  


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