mercoledì 14 ottobre 2026

TERRA AMORE E DISTINTIVO 19° CAPITOLO

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TERRA AMORE E DISTINTIVO 19° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO

TESTO:

19° PUNTATA

Era un’orario in cui l’uomo era ancora sveglio, le luci nella casa erano accese, quindi dovette stare molto attento a muoversi a non fare rumore.

Nel girare molto silenzioso attorno alla casa, pellustrò il capanno che c’era dietro, notando che pur essendo di tipo agricolo era completamente vuoto, il garage usato per l’auto di proprietà, ovvero un’auto di piccola cilindrata e notò che non aveva animali.

Nessun cane ne fuori ne dentro casa.

Se ci fosse stato dentro casa molto probabilmente avrebbe abbaiato.

Come capire se quest’uomo aveva qualcosa da nascondere?

Aveva dei terreni di proprietà che erano attualmente coltivati, ma se lui non aveva macchinari o li affittava o li faceva lavorare per conto terzi.

Poteva avere una partita iva come anche no.

Si avvicinò, ad una finestra e lo osservò.

Era un signore all’inizio della vecchiaia, ben tenuto e pulito.

Pur abitando da solo, almeno formalmente e sentendo Giusy, appariva un signore di stile, nessuno avrebbe mai pensato a prima vista che potesse aver osato violenza ad una giovane ragazza.

In questo momento in cui scriviamo sarà mezzanotte circa, ma il signore appariva agli occhi di Moreno veramente un signore con stile.

Vestiva un pigiama di cotone con maniche corte e pantaloncini di una nota marca di intimo.

Ok, occorreva cercare a fondo, a prima vista non sembrava di certo, come si descrive ogni tanto qualche persona in maniera colorita: “Un vecchio porco.”

Moreno prese la modo da dove l’aveva nascosta e decise di ritornare a casa.

Per strada prese in seria considerazione di fare al Signore in questione una bella visura fiscale, magari in maniera più semplice e veloce si riusciva a scoprire qualcosa.

La stessa sera che succedeva questo, Francesca, chiamò Moreno, per invitarlo fuori a cena.

Moreno, comprese, che per Francesca era stato un grande passo, così chiarì che avrebbe pensato lui al ristorante.

Se doveva essere una serata modello, di certo non dovevano trovarsi a mangiare all’Agriturismo, ma da un’altra parte.

Moreno prenotò in un Ristorante di Porto Garibaldi.

C’era un po' di strada per arrivarci, ma la distanza sarebbe servita per farsi una bella chiacchierata.

Fu così, infatti, i due dialogarono del più e del meno, ma una bella fetta di tempo, venne impiegata per sparlare delle due sorelle di Francesca, che vedendola uscire dopo tanto tempo con un uomo, le avevano augurato le più brutte cose a sfondo sessuale possibili.

Durante la cena le domande tra i due si sprecarono, si chiesero di tutto, a botta e risposta, sembrava un reciproco interrogatorio.

Però, invece dia vere la tipica luce puntata sul viso, avevano una tenue candela molto romantica e un’ambientazione molto calda tutto intorno.

Non potè mancare come argomento, le foto appese ai muri dell’agriturismo.

Francesca: “Se devi chiedermi qualcosa, lo puoi fare Moreno, non devi girarci intorno.”

Moreno: “Mi devi scusare Francesca, ma le foto che hai appese ai muri mi si sono fermate nelle mente.”

Francesca: “Ti ho già descritto più volte cosa ritraggono.”

Moreno: “Mi hai detto che i tuoi genitori sono morti in un incidente stradale. Hai visto i loro corpi?”

Francesca: “No, i loro corpi no. ……….. Dopo l’incidente e la successiva corsa in ospedale, ci ha pensato tutto mio zio Cornelio. ….. Noi eravamo piccole, quindi lui ci ha preso sotto la sua ala protettrice e ci ha aiutato, fino al raggiungimento della maggiore età.”

Moreno: “Come si è comportato secondo te?”

Francesca: “Perfettamente, è stato un vero angelo custode. Ha protetto noi ed il nostro patrimonio, tanto da tenere tutto scritto.”

Moreno: “Cosa vuol dire?”

Francesca: “Che se prendi i suoi scritti e tutti i registri contabili dell’azienda puoi leggere perfettamente tutto quello che ha fatto prima che prendessimo in mano tutto noi.”

Moreno: “E’ stato meticoloso?”

Francesca: “Meticoloso è dir poco, maniacale è dire il giusto.”

Moreno: “Come se qualcuno dovesse controllarlo.”

Francesca: “Come se qualcuno dovesse controllarlo, certo …………...ma scusa cosa intendi dire? Nessuno poteva controllarlo.”

Moreno: “Scusa una persona maggiorenne prende in mano tutto il malloppo di tre minorenni e lo gestisce come se avesse le finanze in casa tutti i giorni. E’ quello che mi hai detto tu.”

Francesca: “Porta pazienza, Moreno, non so dove vuoi arrivare. Io so che mio zio Cornelio è stato perfetto.”

Moreno: “Non metto in dubbio questo.”

Francesca: “E’ ancora vivo.”

Moreno: “Sul serio è ancora vivo?”

Francesca: “Si vive a Roma, si è trasferito li, dopo la nostra maggiore età.”

Moreno: “Ho capito. Cambiando discorso, da dove è nato il tuo carattere così forte e severo?”

Francesca: “Bè, dalla vita in generale, non è stato semplice per noi prendere in mano tutto quanto da zero e portare avanti tutto, migliorarlo addirittura.”

Moreno: “Avevate persone che vi aiutavano?”

Francesca: “Si, si, avevamo dei dipendenti, ma in realtà li abbiamo dovuti cambiare, perché ci sono stati dei dissapori, perché alcuni volevano fare quello che volevano loro, vedendoci giovani, invece noi non volevamo.”

Moreno: “A livello sentimentale?”

Francesca: “Bè, non ti dico i dipendenti che ci hanno provato con me o con le mie sorelle.”

Moreno: “Provato in che senso?”

Francesca: “Nel senso buono. Mi sa che ci hanno provato tutti o quasi. ……….. E’ normale se ci pensi. Tre ragazze giovani, proprietarie terriere, se qualcuno ci riusciva si prendeva parte del malloppo e come si dice da operaio diventava padrone.”

Moreno: “Voi tre, sempre inflessibili.”

Francesca: “Ma certo, figurarti. Poi c’è da dire che mia sorella Silvia, l’ho mandata a studiare in Germania, quindi in realtà ho passato molto tempo da sola con Giusy, che sotto alcuni aspetti è più severa di me, quindi ci spalleggiavamo a vicenda.”

Moreno: “Tua sorella Giusy è più severa di te? Non sembra.”

Francesca: “Si lo so, alla fine fa passare me come la severa, ma in generale, pensando alla gestione completa è più severa lei, e con gli uomini è peggio, è molto selettiva.”

Moreno: “Su di me cosa ha detto?”

Francesca: “Su di te ha detto più volte che dovevo lasciarti un po' di spazio.”

Moreno: “Un bel consiglio.”

Francesca: “Tu, invece hai partecipato a tante missioni. Ora hai deciso di fermarti?”

Moreno: “Si! Basta missioni fuori Italia, ho deciso che ora metterò a frutto la mia esperienza sul campo.”

Francesca: “Quindi, magari usciremo a cena ancora.”

Moreno: “Ci puoi contare da parte mia.”

Francesca: “Io, però, ti dico subito che voglio essere l’unica, non voglio divider eil mio uomo con nessuna neanche un secondo.”

Moreno: “Io, spero che un giorno tu desideri me, al 100%, ed io ti dimostrerò che sono solo tuo.”

Francesca: “Ora come ti consideri?”

Moreno: “Se fossi per me io sono già solo tuo.”

Finito di cenare, e stanchi di dialogare al ristorante, proseguirono fuori facendo una lunghissima passeggiata sul lungo mare

Passarono 3 giorni da questa serata di intenso lavoro per tutti quanti.

Mentre i nostri Carabinieri stavano lavorando per cercare prove su Robovic, arrivò un plicco spedito dai Servizi Segreti Italiani all’attenzione proprio della nostra Squadra, che subito lo prese e cominciò a valutarne il contenuto.

Il contenuto era a dir poco da brivido.

Metteva bene in chiaro come i droni che in Afganistan avevano compiuto l’attentato montavano lenti fabbricate in Italia e poi vendute all’estero.

Mentre gli italiani piangevano i loro morti in una missione di pace, altri italiani vendevano armi che avrebbero ucciso i nostri.

Una cosa inaudita.

Uno dei carabinieri prese il plico e lo lanciò dalla rabbia addosso un muro.

Moreno che poteva con la sua autorità ragguardirlo ed amunnrlo in realtà non fece niente perché era chiaro che la cosa meritava tutta l’attenzione per non dire che meritava vendetta.

Vendetta che loro Carabinieri avrebbero dovuto perpetrare comunque seguendo la legge, quindi di certo, non avrebbero potuto entrare di casa in casa senza un mandato.

Era chiaro che volente o dolente, occorreva andare a riparlare con la famiglia Ortago, per sentire la loro opinione, visto che tra l’altro l’opuscolo segnalava proprio loro come costruttori.

Dopo un profondo dibattito, decisero che non sarebbe andato Moreno in primis, ma altri due carabinieri.

Si decise che sarebbero stati muniti di cimici, per registrare la conversazione che sarebbe stata valutata successivamente per valutare la veridicità di ciò che dicevano, analizzando il tono di voce utilizzato.

Di sicuro la famiglia Ortago, avrebbe portato avanti la questione che non producevano per motivi di guerra e quindi non ne sapevano niente, ma occorreva fare le dovute valutazioni.

Terminata la riunione e deciso questo, Moreno chiese a suo fratello Michele di poter parlargli in privato.

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1° LIBRO

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“300 MILIONI: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI” : E’ un romanzo che prende spunto dalla vincita al Superenalotto di 370 milioni, di qualche anno fa. A vincere, nel libro, è stato un ragazzo di 35 anni, geometra e non 90 persone come nella realtà. Il protagonista, Andrea, appunto, ha una vita dissoluta e border line, ma quando viene a vincere decide di cambiare. Comincia ad aiutare le persone del suo paese a viso scoperto e senza paura, attirandosi però, una marea di problemi collegati, che cercherà di risolvere cercando di non ricadere più nella sua vita precedente. Su di lui incombe anche una strana presenza, velata nel libro, che cerca di mettergli i bastoni tra le ruote, varie volte.” 

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2° LIBRO

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RECENSIONE DA PARTE DI “CRONACHE DELL’ARTE”

IMAGE: IO NON HO PAURA

Io non ho paura - Cronache d'Arte  


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