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L’ITALIA CHE VORREI 17° CAPITOLO
Scritto interamente da Zorzella Fernando
Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.
DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO
TESTO:
17° CAPITOLO
Fabio e Mike, una volta lasciata la Security Room, corsero nell’ufficio del Presidente e chiamarono a loro volta Chiara e Giancarlo.
Una volta arrivati rivelarono, ciò che era successo e aprirono una bottiglia di spumante per brindare.
Fabio: “Ok! Noi sappiamo benissimo che è ancora tutto in ballo, ma possiamo essere felici per ora.”
Mike: “Ti ricordo Fabio, scusami Presidente, che abbiamo detto che secondo noi Tagichiri non ha messo le bombe, siamo d’accordo nel dire che non aveva le potenzialità per farlo.”
Fabio: “Noi non siamo investigatori, quindi, come possiamo collegare Enrico Alfonsi a tutto il resto?”
Chiara: “Perchè lo hai fatto Vicepresidente? Perchè hai ceduto?”
Mike: “Per riuscire a tenerlo più sotto controllo.”
Chiara: “Si! Ma ora gli dovrai dire di Tagichiri.”
Fabio: “E’ possibile non dirglielo?”
MIke: “Si! Ma non si deve sapere che noi lo sappiamo, perchè avresti dovuto dirlo a lui, prima che a noi.”
Chiara: “Non glielo dirai per sicurezza nazionale.”
Mike. “Si, ma non dobbiamo farci scappare che noi lo sappiamo.”
Fabio: “Adesso cosa succederà Mike?”
Mike: “Tagichiri verrà portato in una base militare segreta qui a Roma e il Pool Investigativo lo andrà ad interrogare, speriamo bene.”
Fabio: “Siamo sicuri?”
Mike: “Pensavamo di essere sempre al sicuro.”
Fabio: “Ok! Ok! Lasciamo che le cose vadano avanti e speriamo.”
Chiara: “A pranzo hai l’incontro con i nostri amici Leghisti.”
Fabio: “Non ne farò parola.”
Mike: “Ascolta, Fabio, informa per sicurezza Enrico Alfonsi.”
Fabio: “Vuoi che lo faccia?”
MIke: “Si! Vedremo poi come si muove. Anzi io direi di fare di più.”
Chiara: “Ovvero?”
Mike: “Gli assegno la sua vecchia guardia del corpo, così si sentirà più tranquillo.”
Fabio: “Cavoli, vuoi proprio buttarlo in galera il prima possibile.”
Mike: “Fabio, mi hai nominato consigliere personale, ma io rimango sempre un soldato, un agente segreto.”
Fabio: “Va bene tutto. Ora ragazzi mi dovete lasciare da solo, per farmi lavorare sul mio progetto sull’emigrazione.”
Tutti lo salutarono.
Fabio: “Chiara, aspetta un attimo.”
Chiara: “Di cosa hai bisogno?”
Fabio: “Tu devi andare a prepararti.”
Chiara: “Per cosa?”
Fabio: “Per venire con me a pranzo, sei la mia compagna, quando ci sono eventi del genere, devi esserci anche tu.”
Chiara: “Ok, allora vado a prepararmi.”
Fabio: “Aspettami, passo io da casa a prenderti.”
Chiara: “Ok, amore.”
Ora Fabio si trovò da solo.
L’emigrazione, questo era un problema che da sempre attanagliava il paese.
Fermare i clandestini non era semplice, ma non si poteva lasciare che persone fuori dalle regole continuassero a camminare e muoversi indisturbati sul territorio nazionale.
Queste persone, sicuramente, tramite vie non legali arrivavano nel nostro paese, ma lo facevano con grandi speranze.
Occorreva, quindi, mettere al sicuro queste persone e spiegar loro come si viveva in Italia.
Questo serviva per proteggerle, non farle cadere nelle mani delle mafie, insegnar loro le regole e far capire loro che se lavorano avranno un futuro.
Il problema è che questo poteva far pensare ai lager o a posti del genere.
Occorreva assolutamente trovare fuori il modo per farle sembrare le vere porte di entrata per il paese.
Ma che lavori avrebbero potuto fare?
Qualunque se ben preparati, ma in realtà erano gli Italiani che andavano posizionati nei posti giusti.
In un paese, in cui i posti principali sono nelle mani del popolo di quel paese, si possono allargare le mani ed accogliere.
Il problema, non era tanto, però, il prendere le persone che arrivavano dall’estero, ma prendere le persone irregolari che c’erano nel territorio italiano e farli entrare e condurli verso un nuovo inizio.
Molti hanno anche titoli di studio.
La cosa andava pensata bene.
Proviamo essere pratici.
Si apre un centro di assistenza all’immigrazione e lo si struttura come un campeggio con bungalow, si fornisce assistenza, cibo, vestiario e insegnamento. Si insegna a queste persone a vivere in Italia e alle regole sociali da tenere. La sicurezza di questi luoghi è mantenuta dall’esercito, che li gestisce, mentre potranno essere valutati da tutte le delegazioni dei partiti che vorrebbero vederci dentro.
Se una persona scappa forzatamente, verrebbe incarcerata e successivamente espulsa, mentre chi arriva a trovare un lavoro può godere di un aiuto economico per stabilizzarsi e sentirsi a casa.
Poi, se questa persona dovesse perderlo un lavoro, verrebbe trattato come tutti i cittadini italiani.
Punto saldo, nessuno acquisisce la cittadinanza italiana, a meno che non nasca in Italia.
Tutto stava in piedi, solo se questi posti non creavano casini.
Anche il tempo di permanenza all’interno, era dettato dal tempo con cui queste persone si formavano.
Ok! Il progetto poteva stare in piedi, unito a qualche accordo con i paesi africani per il controllo delle partenze.
Si poteva andare a pranzo.
Fabio e Chiara, ovviamente scortati da un buon numero di agenti arrivarono al ristorante e si mischiarono subito agli amici di partito.
Dico amici, ma in realtà ricordo che i veri amici erano tutti morti, quelli li presenti erano Sindaci Leghisti, sicuramente alcuni conosciuti, alcuni meno, che sarebbero di sicuro stati i futuri politici del paese.
Fabio rispose a molte domande, e cercò di far capire che l’anima Leghista che lo guidava, si sarebbe sempre più vista nel tempo che avrebbe passato a palazzo Chigi.
Non apprezzavano l’aumento di 500 euro netti di tutti i dipendenti pubblici, ma credevano al fatto che serviva una rivalutazione delle regole che ne misurava la qualità del lavoro.
Apprezzavano l’aumento delle pattuglie nel territorio e l’aumento delle pensioni minime, non chè tutte le altre riforme.
Tutto sommato Fabio portò a casa il punto.
A fine pranzo Fabio si mise in piedi, e con il microfono, spiegò cosa intendeva portare avanti per controllare l’emigrazione.
Un applauso lunghissimo fece da sottofondo al momento in cui Fabio e Chiara lasciarono il ristorante.
Dovete capire che tutto si svolgeva con una certa frenesia, la volontà di ritornare alla normalità era elevata, mossa soprattutto dalla determinazione di Fabio.
Aver scoperto quello che si sapeva già, su Alfonsi, voleva dire che i nemici della nazione erano vicinissimi e occorreva tenere la guardia altissima.
Ecco perchè, appena portato Tagichiri in carcere con la massima della sorveglianza, Romina e Paola si recarono subito a interrogarlo, senza aspettare troppo tempo.
Arrivate, e superati tutti i controlli di sicurezza, si ritrovarono da sole in presenza di Tagichiri.
Dobbiamo ricordare che l’esercito aveva catturato Tagichiri, ma solo perchè si era dichiarato il responsabile dell’attentato, ma in realtà nessuno ci credeva, infatti poteva dire molto su chi erano veramente i mandanti.
Paola: “Allora Mohamed, parliamoci chiaro, voi non avete le palle e le capacità per portare avanti un attentato del genere.”
Romina: “Siete dei terroristi del cazzo.”
Tagichiri: “Attenta a come parla, non sa cosa possiamo fare noi?”
Paola: “Cosa potete fare voi? Avete minacciato mille volte che venivate a violentare le donne Europee e a rapire le nostre bambine, in realtà non vi siete mai mossi dai vostri nascondigli. Cosa è successo veramente? Cosa vi ha fatto alzare la testa?””
Tagichiri: “Noi abbiamo piazzato le bombe.”
Paola: “Le bombe e del sopravvissuto cosa ci dici?”
Romina: “Come mai c’è un sopravvissuto? ”
Tagichiri: “Non lo conosco.”
Paola: “A non lo conosci? Non sai chi è? Eppure avete distrutto Montecitorio, ma se ne è salvato uno. Che culo.”
Romina: “Ascolta Tagichiri non vuoi dirci niente, ma noi ti diciamo che appena usciamo di qua, daremo ordine all’esercito e ai servizi segreti di andare a prendere la tua famiglia in Inghilterra e la faremo portare a casa in un carcere Marocchino, dove, la si tua moglie e le tue figlie verranno trattate come si deve.“”
Tagichiri: “Non potete farlo siete dei bastardi.”
Paola: “Bastardi noi? E’ stata azzerata tutta la nostra classe politica, abbiamo i motivi per radere al suolo non so quanti paesi potrebbero essere colpevoli. Se ci aiuti, noi aiutiamo te.”
Romina: “Non ti abbiamo preso perchè sei colpevole, ma perchè sai, sta a te decidere come comportarti.”
Paola: “Allora cosa ci puoi dire?”
Romina. “Decidi come vuoi essere ricordato dalla storia.”
IN OGNI PUNTATA A FINE TESTO VERRANNO SINTETIZZATE LE SCELTE PRESE DAL GOVERNO ITALIANO:
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1° LIBRO
300 MILIONE: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI
300 MILIONI: Società, Passione, Intrighi : Zorzella, Fernando: Amazon.it: Libri
“300 MILIONI: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI” : E’ un romanzo che prende spunto dalla vincita al Superenalotto di 370 milioni, di qualche anno fa. A vincere, nel libro, è stato un ragazzo di 35 anni, geometra e non 90 persone come nella realtà. Il protagonista, Andrea, appunto, ha una vita dissoluta e border line, ma quando viene a vincere decide di cambiare. Comincia ad aiutare le persone del suo paese a viso scoperto e senza paura, attirandosi però, una marea di problemi collegati, che cercherà di risolvere cercando di non ricadere più nella sua vita precedente. Su di lui incombe anche una strana presenza, velata nel libro, che cerca di mettergli i bastoni tra le ruote, varie volte.”
2° LIBRO
IMAGE : IO NON HO PAURA
Amazon.it: IMAGE: Io non ho paura! - Zorzella, Fernando - Libri
“IMAGE: IO NON HO PAURA” : Siamo a Verona, Davide, un neodiplomato, fa il pittore di strada, perchè è un ragazzo anticonformista. Dopo un brutto fatto intenso, viene investi da un’entità soprannaturale da super poteri e la missione di proteggere Verona, la città dove abita. Al grido di “IO NON HO PAURA”, si trasforma e diventa IMAGE! Il libro è dedicato ai ragazzi adolescenti e pre universitari. Il messaggio è di non aver paura ad essere protagonisti della vita e di ciò che li circonda per essere i principali attori di ciò che succede e di un possibile miglioramento. Prende spunto dalla mia infanzia e da ciò che ho vissuto io. Soprattutto nel rapporto con le donne, che è sempre stato molto tribolato e sofferto, ma appunto, grazie al mio carattere forte ho sempre saputo farvi fronte.
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