sabato 22 agosto 2026

TERRA AMORE E DISTINTIVO 12° CAPITOLO

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TERRA AMORE E DISTINTIVO 12° CAPITOLO

Scritto interamente da Zorzella Fernando

Tutto nel romanzo è inventato e frutto di fantasia.

DIVIETO ASSOLUTO DI COPIARLO O RIPRODURLO

TESTO:

12° PUNTATA

In Afganistan erano le 10 del mattino, nella base di Herat, il contingente Italiano stava lavorando come di routine nell’addestramento di nuovi soldati Afgani.

Importanti unità, che avrebbero contribuito a portare la pace nelle zona a fine addestramento. 

I nostri soldati erano amati e venerati dalla gente del posto, nessuno osava toccare un Italiano.

Diciamo che senza problemi potevano girare per le strade della città, ovviamente con tutte le attenzioni, ma rimanendo sereni nell’animo.

Da lontano si avvicinarono 2 aerei telecomandati armati con una mitragliatrice di grosso calibro ciascuno.

Il Radar della base li aveva prontamente visti, e subito erano iniziate le manovre di difesa.

Ma da lontano, con una precisione infallibile gli aerei cominciarono a sparare senza sosta.

Tutto, tutto prendevano di mira.

Pur trovandosi ad una grande distanza riuscivano a colpire bersagli piccoli e ben nascosti.

Sembrava che il pilota di questi aerei telecomandati si trovasse a brevissima distanza.

Avevano cercato di far alzare in volo due elicotteri Apache Italiani per intercettarlo, ma niente, furono distrutti appena provarono ad alzarsi in volo.

Servì l’aeronautica, che con l’intervento di due aerei caccia riuscì a distruggere la minaccia.

Ormai il danno era però stato fatto.

La base era molto compromessa.

Senza più mezzi di contromisura, senza radar, ma soprattutto con molti feriti da soccorrere e morti da piangere era per ora inutilizzabile.

La gente della città di Herat sentendosi presa di mira e colpevolizzata, lasciò tutto e corse a soccorrere i loro begnamini.

Ora dovevano dare tutto quello che avevano ricevuto in amore.

Con tutto quello che avevano e con i mezzi della base cercarono di portare soccorso e di aiutare i soldati rimasti in buona salute.

In Italia i notiziari non parlarono di altro.

L’opinione pubblica fu scossa e dentro alle stanze dei ministeri la domanda che risuonava era: “Ma chi è che ha fornito armi così potenti ai rivoltosi?”

Armi così precise.

Quella stessa sera, avendo saputo dell’attacco, Natalius e Giorgio si trovarono a mangiare all’agriturismo delle nostre tre amiche.

Giorgio: “Hai visto con che precisione, gli italiani sono stati attaccati?”

Natalius: “Ben, la lente progettata dalla tua begnamina, ha dato una marcia in più ai droni dei nostri amici.”

Giorgio: “L’Afganistan, non sarà mai degli americani o di chissà quale altra forza di pace, l’Afganistan sarà sempre dei Talebani e quindi dei nostri amici.”

Natalius: “Amici che appena possibile riprenderanno anche la produzione di droga in grande scala.”

Giorgio: “Non avrei mai pensato che quelle lenti avrebbero apportato questi risultati.”

Natalius: “Dobbiamo brindare amico mio, non preoccuparti, se dei nostri connazionali sono morti, lo hanno deciso loro, se rimanevano con le loro mogli ora sarebbero vivi.”

Giorgio: “Ora ci sono altre mogliettine da consolare.”

Natalius: “Hai ragione. Dai brindiamo alle mogliettine da consolare che ne dici?”

Giorgio: “Sono d’accordo.”

I due bevettero ancora e brindarono almno altre due volte.

Natalius: “Ascolta ho una cosa per te, che mi stavo dimenticando.”

Giorgio: “Cosa?”

Natalius: “Una fascicolo, da far pervenire ai nostri amati carabinieri, per metterli su una pista che porti buoni frutti per noi e per loro.”

Giorgio: “Dici?”

Natalius: “Questa pista, porterà i carabinieri lontano da noi anni luce, amico mio.”

Giorgio: “Lo spero, perché non vorrei che analizzando i droni abbattuti in Afganistan, risalissero a noi.”

Natalius: “Guarda che nessun pezzo di quei droni, ha il marchio di fabbrica di chi li ha costruiti, non siamo mica dei pivelli, e comunque a parte altri pezzi, ci sono le nostre lenti e le nostre lenti non portano la sigla della famiglia Ortago.”

Giorgio: “Lo spero, perché, mio fratello non mi farà finire in prigione, ma mi ucciderà prima, se lo scopre.”

Natalius: “Non preoccuparti, non lo scoprirà.”

Giorgio: “Bene, speriamo.”

Natalius: “Bè, ora dovrai festeggiare anche con la tua pupilla, Martina, se non sbaglio nome vero?”

Giorgio: “Certo.”

Natalius: “Quando è che te la scopi?”

Giorgio: “Ma che cavolo dici, è la fidanzata di mio nipote, non ci proverò mai con lei. Poi è innamorata di mio nipote che ha un fisico da paura, cosa vuoi che trovi in me di bello?”

Natalius: “Ma dai, Giorgio, fai il moralista?”

Giorgio: “Comunque, manderò questo fascicolo ai Carabinieri il prima possibile, in anonimato.”

Natalius: “Fai quello che vuoi.”

Laura e Simona, entrarono proprio in questo momento nell’agriturismo e si accomodarono per consumare in tranquillità, tra amiche una cena deliziosa.

Ordinarono un antipasto di salumi, un primo a base di funghi e una grigliata.

Un menù, che faceva traspirare quanto erano due ragazze alla mano e molto socievoli.

Non erano tipe da dieta o da mentalità troppo ristrette.

Giorgio, le conosceva, e se ben ricordava, o erano disoccupate o da poco occupate.

Giorgio: “Ascolta Natalius, quelle due puledre la ti piacciono?”

Natalius: “Quelle due more che sono entrate da poco e si sono sedute la?”

Giorgio: “Certo?”

Natalius: “Perché me lo chiedi?”

Giorgio: “Non ti servono due nuove ragazze per il tuo Night?”

Natalius: “Mi servono delle ragazze nuove, ma possibilmente non italiane, non è buono che delle italiane lavorino in un night vicino a casa. ……….. Ti immagini? Viene il padre a prenderle dal lavoro? o il fidanzato?”

Giorgio: “Ma dai non fare lo sciocco, tu non hai a che fare con persone di Rovigo, il night è qui, ma i clienti no.”

Natalius: “Ok! Cosa vorresti?”

Giorgio: “Se ti piacciono, vediamo se sono disponibili per quel posto.”

Natalius: “Ma guarda che se vengono devono lavorare non devono farsi scopare da te.”

Giorgio: “Oddio, certo che devono lavorare, sto solo cercando di aiutare un amico.”

Natalius: “Vediamo, se sono disponibili ben venga.”

Giorgio andò a salutarle e si informò se per caso fossero disponibili per una proposta di lavoro.

Loro risposero che stavano lavorando già, ma appena finito sarebbero andate a sentire di cosa si trattava.

Giorgio non insistette ed attese.

A fine cena, le due ragazze, raggiunsero i due uomini e si sedettero al loro tavolo.

Laura: “Siamo qui Giorgio, che proposta di lavoro hai per noi?”

Giorgio: “Il mio amico qui, cerca delle ragazze per il suo centro congressi. Quando organizza qualche evento, ha bisogno di persone in più, ma soprattutto belle e brave. Così ho pensato a voi.”

Simona: “Quindi sarebbe un lavoro serale? Dobbiamo venire a ballare sui cubi o cosa?”

Natalius: “No, no, che ballare sui cubi. Le mie feste sono molto eleganti. Si tratta di fare quel servizio, che si vede ogni tanto nei film, quando passa il cameriere con il vino già nel bicchiere e i commensali se lo prendono così senza nulla chiedere.”

Giorgio: “E’ un lavoro ben retribuito ed elegante.”

Laura: “Come viene pagato?”

Natalius: “Tu sei una che va al sodo vero? Io sono uno che di eventi ne organizza, quindi diciamo che se hai un lavoro, lo puoi iniziare, il mio, come secondo lavoro, ma vedrai che lo potrai fare come unico lavoro, si guadagna bene.”

Simona: “Quando si viene pagate? ………… Scusi la domanda, ho sbagliato, è in regola?

Natalius: “Certo che è in regola, ci mancherebbe altro. Anche perché organizzo feste prestigiose, non posso mettere nei casini i miei ospiti.”

Laura: “Ci possiamo pensare?”

Natalius: “Certo Laura che ci potete pensare, io vi lascio il mio numero e poi mi dite.”

Simona: “Grazie, molto gentile.”

Le due ragazze, lasciarono il tavolo con in mano il numero di cellulare di Natalius.

La notizia dell’attacco in Afganistan, risuonò come una bomba su tutti i tg e in tutta Italia le manifestazioni di solidarietà per i nostri soldati caduti, erano migliaia.

Giorgio, spedi in maniera anonima, il fascicolo procuratogli da Natalius, ai carabinieri di Verona, e neanche farlo a posta finì sulla scrivania di Moreno.

Moreno, dopo aver sbrigato faccende più frivole, quasi di routine, prese in mano il fascicolo e lo sfogliò pagina per pagina.

Ovviamente, qualunque cosa ci sarebbe stato scritto, non lo avrebbe scosso più di tanto, lui era abituato a qualunque scenario o situazione.

Una volta studiati tutti i documenti, presenti all’interno, si alzò dalla sua scrivania e andò in giro per il comando, per capire come era arrivato il fascicolo e chi lo aveva ricevuto, per capire se già dal modo con cui era arrivato si poteva nascondere indizi.

In realtà il fascicolo era arrivato come un normale pacco postale, aveva passato i controlli di sicurezza e niente di più.

Quindi il contenuto era l’unico indizio che aveva in mano.

Il fascicolo, però, raccontava una storia comunque raccapricciante.

Non per lui, ripeto, ma per noi comuni mortali si.

Moreno a questo punto, fece un paio di telefonate e radunò la squadra.

Una volta che la squadra si trovò presente al suo cospetto spiegò la nuova missione.

Moreno: “Buongiorno ragazzi, vi ringrazio di essere venuti subito qui, so benissimo che comunque nessuno di voi stava facendo lavori che li aggradava, voi siete soldati di prima linea e non di certo controllori del traffico. Allora, veniamo al punto. Questa mattina è arrivato un fascicolo con la posta ordinaria, ce lo manda un anonimo. Il pacco ha superato i controlli di sicurezza. Chi ce lo spedisce, ci chiede di fermare un certo Robovic Enrir. Robovic è un russo di 50 anni, con precedenti per spaccio di droga ed armi, in Russi e in Romani. E’ ricercato da mezza Europa. Da noi non era mai arrivata nessuna segnalazione, perché non c’erano motivi di pensare che fosse in Italia, ora, invece, il fascicolo dice che sembra si sia insediato a Ferrara. Allora, procediamo così: diramiamo la foto segnaletica in tutta Italia e diciamo a tutti che apriamo il caso noi di Verona. Occorre fare delle ricerche internos con i nostri metodi e con i nostri informatori. Io vado a Rovigo dalla famiglia Castello per capire se hanno informazioni o se lo conoscono. Visto che hanno subito un attentato è da capire se è riconducibile a questo Robovic.”

Tutti a questo punto si misero al lavoro.

Massimo e Martina, in questo momento si trovavano a passeggiare nel parco della tenuta Castello, e si stavano dirigendo in una zona, libera da piante e fiori.

Massimo: “Sono felicissimo di averti tamponato quel giorno, ringrazio il signore tutti i giorni.”

Martina: “E’ stato il tamponamento più dolce della mia vita.”

Massimo: “Mi hai cambiato la vita veramente.”

Martina: “Anche a me.”

Massimo: “Come va il lavoro?”

Martina: “Non parliamo di lavoro per piacere, parliamo di noi. ……… Anzi, perché ci stai portando dietro quest’albero?”

Massimo: “Voglio piantarlo, qui in questa zona del parco, in nome del nostro amore.”

Martina: “Uao che dolce che sei.”

Massimo: “Crescerà quest’albero, come crescerà nel tempo il nostro amore.”

Martina: “Ma lo pianti qui in mezzo al nulla?”

Massimo: “No, pianteremo questo e ne pianteremo altri, in memoria dei momenti felici che passeremo assieme. Invece di scrivere un diario del nostro amore, creeremo un boschetto e ogni punto del boschetto ci ricorderà qualcosa.”

Martina: “E’ una bellissima idea. Ne potremmo piantare, uno per ogni anno assieme, uno per ogni Natale, o per ogni viaggio.”

Massimo: “Faremo un bosco e sarà il più bello del mondo.”

Martina: “Hai avuto una idea incredibile.”

Massimo: “Volevo parlartene, ma mi sono sempre dimenticato.”

Martina: “Il più delle volte che siamo assieme, abbiamo le lingue incollate assieme e tu hai le mani o sulle mie tette o tra le gambe, certo che non riesci a parlarmi di queste cose.”

Si misero a ridere a crepapelle tutti e due.

Arrivati al centro di questo terreno, dove si trovavano, Massimo fece una buca di giuste dimensioni e vi mise a dimora l’albero.

Massimo: “Bene, tutto è a posto, manca solo una cosa.”

Martina: “L’acqua?”

Massimo: “Certo.”

Martina: “Me lo potevi dire.”

Massimo: “Hai ragione, è che non volevo farti fare sforzi.”

Martina: “Comunque per andare bene, qui te ne serve di acqua, non un secchio solo, perché sei lontano da casa.”

Massimo: “Ritorniamo, prendiamo un trattore e portiamo qui un fusto carico di acqua, così servirà per la pianta per molto tempo, poi quando pianteremo altre piante faremo dell’altro.”

Martina: “Se hai intenzione di fare un bosco, potremmo costruirci un laghetto così, che si raccolga l’acqua piovana, non tanto profondo, ma ben isolato, così se c’è bisogno di fare della manutenzione, possiamo farla.”

Massimo: “Hai proprio ragione, potremmo fare un laghetto, e con un sistema di ossigenazione dell’acqua rimarrà pulito, l’acqua sarà sempre buona e a quel punto potranno vivere bene anche dei pesci.”

Martina: “Ascolta, facciamo quella cosa del fusto e poi con calma pensiamo al laghetto, così a quel punto possiamo venire già a posare altre piante.”

Massimo: “Sarà il nostro progetto.”

Martina: “Sarà bellissimo.”

Massimo: “Come il nostro amore.”

I due si baciarono appassionatamente e poi si diressero verso casa.

Li nel capanno della casa, riempirono un fusto di acqua, presero dei secchi e con un trattore portarono tutto presso l’albero che avevano già piantato.

Il fusto era il tipico contenitore di acqua plastificato, dentro ad una struttura metallica che normalmente si usa per abbeverare gli animali in alta montagna.

Massimo ne aveva più di uno, quindi quando l’acqua di questo fusto si sarebbe esaurita, ne avrebbe portato uno nuovo pieno.

Pieni di grandi progetti i due si apprestarono a fare queste cose.

Prima di andarsene ammirarono estasiati l’albero che avevano piantato come se vedessero già li tutto il lavoro già fatto.

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1° LIBRO

300 MILIONE: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI

300 MILIONI: Società, Passione, Intrighi : Zorzella, Fernando: Amazon.it: Libri

“300 MILIONI: SOCIETA’, PASSIONE, INTRIGHI” : E’ un romanzo che prende spunto dalla vincita al Superenalotto di 370 milioni, di qualche anno fa. A vincere, nel libro, è stato un ragazzo di 35 anni, geometra e non 90 persone come nella realtà. Il protagonista, Andrea, appunto, ha una vita dissoluta e border line, ma quando viene a vincere decide di cambiare. Comincia ad aiutare le persone del suo paese a viso scoperto e senza paura, attirandosi però, una marea di problemi collegati, che cercherà di risolvere cercando di non ricadere più nella sua vita precedente. Su di lui incombe anche una strana presenza, velata nel libro, che cerca di mettergli i bastoni tra le ruote, varie volte.” 

2° LIBRO

IMAGE : IO NON HO PAURA

Amazon.it: IMAGE: Io non ho paura! - Zorzella, Fernando - Libri

“IMAGE: IO NON HO PAURA” : Siamo a Verona, Davide, un neodiplomato, fa il pittore di strada, perchè è un ragazzo anticonformista. Dopo un brutto fatto intenso, viene investi da un’entità soprannaturale da super poteri e la missione di proteggere Verona, la città dove abita. Al grido di “IO NON HO PAURA”,  si trasforma e diventa IMAGE! Il libro è dedicato ai ragazzi adolescenti e pre universitari. Il messaggio è di non aver paura ad essere protagonisti della vita e di ciò che li circonda per essere i principali attori di ciò che succede e di un possibile miglioramento. Prende spunto dalla mia infanzia e da ciò che ho vissuto io. Soprattutto nel rapporto con le donne, che è sempre stato molto tribolato e sofferto, ma appunto, grazie al mio carattere forte ho sempre saputo farvi fronte.  


IL LIBRO DEL GIORNO: “LA PORTA DEI DUE MONDI” di Elena Gesualdo.
BIOGRAFIA AUTORE:

Sono nata a Genova. All'età di quattro anni mi sono trasferita a Toulouse dove sono cresciuta per poi tornare in Italia da adolescente. 

Laureata in filosofia all'Università di Genova, insegno in un Istituto Superiore di II grado.

Ho pubblicato alla Scoperta degli Inca (Abrabooks, 2021), Verità e Misteri da Tubinga a Stonehenge (Accornero, 2022), Sulle strade di Dresda, I passi di un giovane polacco (Accornero, 2024), La porta tra due mondi (Accornero, 2025), quest'ultimo è stato ospite al salone del Libro di Torino.

I libri sono tutti ordinabili in librerie fisiche a disponibili su tutti gli store on line.

>>> TITOLO DELL’OPERA DEL GIORNO: 

LA PORTA DEI DUE MONDI

La letteratura di viaggio ha spesso rappresentato molto più del semplice racconto di luoghi lontani. Attraverso il viaggio, infatti, gli autori hanno raccontato incontri tra culture diverse, percorsi di crescita personale e domande profonde sul significato dell’esistenza. È in questa tradizione che si inserisce La porta tra i due mondi di Elena Di Gesualdo, un romanzo che unisce avventura, mistero, dimensione simbolica e scoperta interiore, conducendo il lettore dalle strade di Londra fino al cuore più enigmatico dell’India.

 Protagonista della vicenda è Eugene, un giovane drammaturgo irlandese che vive ad Hampstead insieme al suo inseparabile cane Axel. La sua vita sembra attraversare una fase di stallo. Non riesce a trovare il finale della propria opera teatrale e trascorre le giornate cercando un’ispirazione che continua a sfuggirgli. È il classico momento in cui la ricerca artistica si intreccia con una più profonda inquietudine esistenziale, trasformando il blocco creativo in una metafora della difficoltà di trovare la propria strada.

L’incontro con Rahul, un giornalista indiano, rompe improvvisamente questo equilibrio precario. Tra i due nasce un’amicizia immediata, fondata sulla curiosità reciproca e sulla condivisione di uno sguardo aperto verso il mondo. Quando i protagonisti entrano in possesso di un’antica mappa che sembra condurre verso una realtà sconosciuta e legata alle antiche tradizioni dell’India, la vicenda assume i contorni del romanzo d’avventura e della ricerca iniziatica.

 Il viaggio che segue rappresenta il vero cuore dell’opera. Costretto a rientrare in India per affrontare una difficile situazione familiare, Rahul viene accompagnato da Eugene, che decide di seguirlo quasi senza esitazione. Da questo momento il lettore viene immerso in una realtà lontana dagli stereotipi e dalle immagini turistiche. L’India descritta nel romanzo appare come una terra di contrasti, nella quale convivono modernità e tradizione, ricchezza e povertà, spiritualità e vita quotidiana, memoria antica e trasformazioni contemporanee.

La dimensione geografica del viaggio si intreccia continuamente con quella simbolica. Ogni luogo attraversato sembra infatti custodire un significato più profondo, mentre la misteriosa mappa diventa il simbolo di una ricerca che non riguarda soltanto un tesoro o un segreto nascosto, ma la possibilità di comprendere meglio sé stessi e il proprio posto nel mondo. In questo senso il romanzo si avvicina alla tradizione del racconto di formazione, nel quale il percorso esteriore coincide con una trasformazione interiore del protagonista.

 Particolarmente suggestiva è l’atmosfera che accompagna la scoperta della misteriosa haveli, antica dimora signorile che assume nel racconto una forte valenza simbolica. Questo luogo, avvolto dal mistero e dalla memoria, sembra collocarsi al confine tra storia e leggenda, diventando una sorta di soglia attraverso la quale il protagonista è chiamato a confrontarsi con verità inattese. Non è difficile intuire come proprio quella “porta tra i due mondi” evocata dal titolo possa rappresentare non soltanto un passaggio fisico, ma anche il confine tra realtà e mito, tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.

 Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è la capacità di coniugare il gusto dell’avventura con una riflessione più ampia sull’incontro tra culture. L’amicizia tra Eugene e Rahul diventa infatti il simbolo di un dialogo possibile tra mondi diversi, dimostrando come la conoscenza reciproca possa superare distanze geografiche, linguistiche e culturali. Attraverso i loro occhi il lettore scopre un universo ricco di tradizioni, credenze e storie che contribuiscono a rendere il romanzo particolarmente coinvolgente.

 L’opera si distingue inoltre per la presenza di una dimensione mitologica che accompagna l’intera narrazione. La mappa antica, il mistero custodito nel cuore dell’India, la ricerca di un luogo quasi leggendario e il continuo richiamo a simboli e tradizioni contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra realtà e immaginazione. Ne nasce un racconto che riesce a mantenere viva la tensione narrativa senza rinunciare alla riflessione sui grandi temi dell’identità, dell’amicizia, della memoria e della ricerca del senso della vita.


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